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Ischia-Polonia e ritorno: il grande cuore di Ischia diviso due preti e due parrocchie

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Maurizio Pinto | E’ mercoledì  20 aprile, quando nel pomeriggio mi viene inoltrato un messaggio di don Pasquale Trani, che a stento conosco di vista, nel quale chiede la mia presenza, per quella stessa sera, presso la sua Parrocchia di Fiaiano, per organizzare la partenza ai confini Ucraini. La mia disponibilità è stata fortemente sponsorizzata da Rossella, Luisa, Annalisa e Marianna ma mai avrei potuto immaginare che una piccola Parrocchia potesse concretizzare una simile follia… e invece mi sbagliavo. Quella sera eravamo in tanti all’incontro e, prospettate le difficoltà, in sole 24 ore siamo riusciti a organizzare un’impresa epica: coinvolgendo “il gran cuore di Ischia”, la comunità scolastica e qualche associazione di categoria. Sabato mattina era già pronto per la partenza un tir carico di generi di prima necessità, del considerevole peso di oltre 10.000 chili (10 tonnellate).

Le ore sono volate e si sono spalancate tutte le porte, anche le più ostiche:  sono arrivate tutte le autorizzazioni. Purtroppo, a causa del maledetto covid, sono venute meno due colonne della carovana, che avrebbero dovuto affrontare con noi la strada per l’Ucraina. Sabato  mattina,  don Pasquale mi contatta e mi chiede se avessi un’altra persona da coinvolgere: io appartengo alla famiglia della Polizia di Stato e, nemmeno il tempo di proporre la cosa, senza nemmeno spiegare i particolari, Emanuele chiede subito le ferie e si aggrega a noi.

Io non sono affatto un Cattolico praticante, sono spesso polemico e forse anche in contrasto con l’Istituzione canonica. Emanuele uguale, troppe volte ci siamo trovati difronte al marcio e la deformazione professionale danneggia la nostra apertura mentale.  Ma noi siamo quelli di #essercisempre e una simile chiamata non può ricevere risposta negativa! Partiamo lunedì mattina, 25 aprile, come due pesci fuor d’acqua, assieme a due Sacerdoti, Margherita (interprete di lingua polacca) e Rosario (il super autista del van che ha macinato chilometri): tutti loro profondamente religiosi e di un particolare carisma e credo. Dopo poche ore eravamo parte di loro e soprattutto don Pasquale (quello che io conoscevo come il “prete focolarino”, che idealizzavo quasi come il capo di una sorta di setta nella chiesa stessa) ha saputo essere un vero Padre e leader umile di una banda di folli, preceduta da Guido e Luigi: due fratelli, due giganti dal cuore immenso, che alla guida del tir hanno portato i beni raccolti a Ischia, a oltre 2000 kilometri.

4255 kilometri percorsi in 5 giorni per vivere mezza giornata al confine Ucraino e toccare con mano un dramma studiato a scuola: per cercare di capire quell’assurdità che ogni anno a fine gennaio viene commemorata e ripetuta in maniera agnostica “ pernondimenticaremai “ …

Siamo lì il mercoledì: un giorno di dolore, un dolore immenso, un senso di frustrazione assurdo, tanta rabbia e voglia di far provare a quella cricca di “potenti”, che consentono tale miseria umana, lo stesso disagio di questi uomini come me (che in verità sarebbero meglio descritti in “se questo è un uomo”): non sono e non sarò mai un buon cristiano, perché non potrò mai perdonare tale crimine.

Vedere quegli occhi persi di Roman, il sacerdote Ucraino, che ha avuto difficoltà a fornire sostegno e a dare conforto in quella circostanza. Gli occhi lucidi di Margherita, che cercava di interpretare le nostre parole e puntualmente si commuoveva ed abbracciava quelle povere donne. Rosario, nervoso e agitato, col telefono in mano che sembrava voler sfuggire a quel male  ed abbassava costantemente lo sguardo come volesse non vedere quel dolore, quella disperazione. Io ed Emanuele, arrabbiati, incazzati, con tanta voglia di capire come era organizzato quel centro, intenti a scrutare i luoghi per vedere se potessimo provare ad alleviare un po’ di sofferenza, storditi nel calciare un pallone con dei bambini che sembrava riuscissero a vivere la loro spensieratezza anche lì dentro:  nel nuovo ghetto, ove tutti sono “catalogati” con un braccialetto identificativo col codice a barre, dove la puzza di piscio e sudore viene sopraffatta dall’odore di grande dignità di quel Popolo, che potrebbe essere il mio, che sono come me. E infine lui, don Pasquale, che ha saputo lasciare qualcosa di mistico: il suo sguardo amorevole, il suo rapportarsi con una serenità che sicuramente nascondeva una devastazione interna, ma esprimeva una innaturale   forza, al punto di sorridere a quella gente. La sua determinazione  e convinzione, nell’andare via, di aver solo iniziato una nuova opera di misericordia.

“Maurì sai quando ha capito che dovevo farmi prete? Quando ho capito che non me ne fregava niente dei soldi”. Non è stato necessario parlare molto, in verità i due sacerdoti erano spesso dediti alla preghiera e non ce l’hanno mai imposta. Avrei potuto partecipare a questo viaggio con uomini di qualsiasi razza o religione: sono sempre stato convinto che la solidarietà non ha un colore, ma con don Pasquale è stata un’esperienza unica per il suo modo di riuscire sempre a non abbattersi ed a trasmettere serenità ance in momenti molti crudi.

Il mio stomaco è stato chiuso per ore e la rabbia interiore  non si attenua ancor oggi.

Le lacrime di Ursula, la sorella di Margherita – cittadina Polacca molto attiva per l’accoglienza e l’assistenza dei profughi Ucraini – avevano tutto il senso del terrore che stanno vivendo non solo gli Ucraini, ma anche il popolo Polacco, già martoriato e memore delle sopraffazioni dittatoriali subite fin pochi anni fa: nel terrore di un coinvolgimento imminente anche di quella nazione, già presidiata da imponente schieramento militare.

La guerra fa paura, la guerra è morte, ma prima ancora è disperazione, sofferenza: alimentata da gente alla quale “piacciono i soldi” e che per questo sarà sempre lontana da Dio.

Prima di partire, da un collega di Roma che aveva partecipato ad una precedente analoga missione, ero stato messo al corrente dei pericoli e soprattutto del rischio di far confluire i generi di prima necessità direttamente alle associazioni umanitarie preposte, in quanto era (ed è) molto facile intercettare gente senza scrupolo che raccoglie i carichi e poi li rivende al mercato nero. Ne abbiamo avuto prova diretta e abbiamo avuto la fortuna, grazie all’importante supporto di Ursula e delle sue risorse, di consegnare il carico che –in una situazione così emergenziale – è stato smaltito in tempi record, direttamente al centro HUB. La praticità organizzativa di don Pasquale ha permesso di raccogliere, sul posto, un canale e dei contatti sicuri affinché i futuri aiuti siano assicurati direttamente al Popolo Ucraino, senza pericoli di contrabbando e frodi, prendendo contatti diretti anche con politici locali ed attivisti della comunità Ucraina.

Un’esperienza unica, a tratti devastanti, ma che rappresenta il buono della Chiesa, la reale messa in opera della “Parola di Dio”, il vero essere “servi del Vangelo” e per noi, Poliziotti, è stato un onore essere d’aiuto per questa causa, pur se devastati nello spirito per aver incontrato tanta assurda sofferenza

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