Ischia, l’archistar Joao Nunes: “La lezione del Covid? Più importanza agli spazi aperti”

Il Premio PIDA Internazionale: “Il nostro habitat non è la casa ma il paesaggio. Bisogna investire nell’accessibilità delle metropoli dalle aree periferiche del Paese”

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Joao Nunes, Arquiteto 19 Setembro 2011 Foto: Jose Carlos Carvalho

Come cambieranno le nostre città dopo la pandemia? Attribuiremo più valore agli spazi aperti. Stiamo comprendendo quanto sia importante avere un terrazzo o un cortile e, negli spazi pubblici, un giardino o un parco, anche d’inverno. E magari ci sposteremo di più in bici o a piedi. Ma non credo in cambiamenti strutturali nelle nostre metropoli, né in riflessioni profonde sulla densità abitativa”.
Sono le parole dell’archistar portoghese Joao Nunes, portoghese, classe 1960, considerato uno dei migliori paesaggisti contemporanei al mondo, che ha ricevuto il Premio Internazionale Ischia di Architettura (PIDA) nel corso della rassegna biennale dedicata, nella sua nona edizione, alla terapia del paesaggio.
“La gente – ha aggiunto – lavorerà più a casa e frequenterà parchi e spazi pubblici non per paura, ma perche è una cosa buona che ci consente di stare più vicini alle persone che amiamo di più. Ma direi che, soprattutto, le persone stanno comprendendo in maniera chiara che l’habitat dell’uomo, il suo spazio di vita non è la casa, ma piuttosto il paesaggio, l’insieme costruito, artificiale e coerente  che ci permette di sopravvivere in una natura che, se lasciata selvatica e non addomesticata, ci ucciderebbe”.
Nel corso dell’evento, organizzato dall’associazione PIDA con il forte sostegno dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori, si è a lungo dibattuto sull’importanza del rapporto tra uomo e paesaggio. “Se assisteremo a un ripopolamento dei borghi nel post-Covid? Se ci sarà – spiega Joao Nunes – non sarà certo per paura: la paura non è molto produttiva, perché una volta che scompare la minaccia, viene meno immediatamente la motivazione al cambiamento. Bisognerà investire in infrastrutture che ci consentano di accedere comodamente ai servizi della città anche vivendo in campagna: treni veloci e frequenti, anche di notte; reti di dati solide e veloci; copertura sanitaria omogenea in tutto il territorio; efficaci sistemi di accesso in macchina alla città; aeroporti agili e confortevoli. Serve una precisa volontà politica di evitare che le città diventino ancora più densamente popolate. Ecco, io questa volontà non la vedo”.
Infine, Joao Nunes ha definito “un grande onore essere premiato con il PIDA internazionale. Mi sento italiano: sin da molto piccolo frequento spesso l’Italia ed è andata a finire che ho sposato una italiana e ho chiesto cittadinanza italiana. Il legame con questo Paese è fortissimo: è l’unico nel mondo in cui penso di poter vivere oltre al Portogallo, il mio studio ha una società in Italia e ci lavoriamo molto. A casa parliamo spesso italiano, leggiamo letteratura e poesia italiana, ascoltiamo musica italiana”.

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