Ischia Isolaverde: il sereno ancora non torna

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Dino Bitetto. Ph. SS Ischia isolaverde

Alessandro Mollo | Ischia Isolaverde – tifosi, il feeling non sboccia. L’inizio di campionato è stato, nei risultati e nelle prestazioni, decisamente positivo. Bitetto è riuscito a dare alla squadra un gioco gradevole, una mentalità ed una identità, stravolta soltanto dagli sfortunati incidenti capitati a Fall e Kanutè. Le convincenti uscite degli isolani hanno avuto però, in particolar modo nelle ultime gare, uno sfondo che definire desolante è poco: lo stadio semi deserto. Soltanto poco più di seicento le persone al campo nell’ultima vittoriosa uscita casalinga. L’indifferenza che sta accompagnando le giocate di capitan Armeno e compagni è la risposta scelta dagli appassionati indigeni ad un malessere avvertito già dalla passata stagione, esploso nel corso dei mesi estivi, e oggi espresso nelle cifre numeriche fornite dal botteghino dello stadio “Enzo Mazzella”.
L’antecedente. La tifoseria locale non ha digerito le scelte compiute nel corso dei mesi estivi. Il malcontento è scoppiato quando la nuova società, oggi presieduta da Luigi Rapullino, ha deciso di trasferire in terraferma gli allenamenti della prima squadra e le poche squadre del settore giovanile ancora sull’isola. Il nuovo presidente affrontò subito la tematica in un incontro con i tifosi gialloblu a fine luglio, nel quale confermò la presenza di accordi che non permettevano alternative. Poi, il colpo di scena: un comunicato dei Camaldoli sembrava non escludere la possibilità di un ritorno dell’Ischia sull’isola, Rapullino si attivava chiedendo il supporto della popolazione indigena, e speranze dei tifosi rialimentate in un batter d’occhio. Per giorni Ernesto Pilato, Maurizio Marena e tanti altri sostenitori hanno raccolto fondi per garantire il vitto e l’alloggio alla prima squadra. La prima doccia fredda, ci fu in un venerdì pomeriggio allo studio Senese, quando la società avanzò richieste insostenibili e ben lontane dai contenuti dei primi dialoghi. Il confronto definitivo al “New Crostolo”, in un incontro ad alta tensione. In quella sede, i tifosi, una volta preso atto che gli accordi con una scuola calcio della terraferma non avrebbero permesso all’Ischia di tornare sull’isola in questa stagione, chiesero un atto ufficiale, redatto da un notaio, nel quale la società si impegnava a non trasferire il titolo dell’Ischia in terraferma. Nel mezzo, l’ennesima incomprensione: l’Ischia inizia il campionato senza i colori sociali abituali, il giallo ed il blu, ma con un blu e bianco molto più vicino ad alcune realtà della terraferma.
L’atto. La scorsa settimana sul sito internet dell’Ischia è stato pubblicato il tanto atteso atto. Con un pizzico di ritardo, sottolineato da un comunicato dei tifosi organizzati. Il risultato, però, era ben distante da quanto si attendevano i supporters isclani. Del notaio neppure l’ombra, l’atto era stato redatto da alcuni professionisti, e recava al suo interno alcuni errori, come la datata carta intestata dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Ischia Isolaverde. “Si tratta di errori formali, che non incidono sulla sostanza dell’atto”, ha spiegato Vicky Di Bello in collegamento telefonico. Ma una fetta della tifoseria, già sfinita dalle precedenti polemiche, ha interpretato l’episodio come l’ennesima presa per i fondelli subita. La società è corsa ai ripari, correggendo le inesattezze del precedente atto (carta intestata). E Venerdì lo presenterà al Comune dove sarà prima protocollato e poi affisso. “Sarà un documento di fondamentale importanza per il Sindaco per attivare tutte quelle necessarie condizioni – sostiene Di Bello – che il titolo non lasci mai l’Isola. La società si impegna e ci mette la faccia”.
Pubblico. Sarà sufficiente per far tornare la gente al “Mazzella”? Il dato dei presenti è preoccupante. Se nei primi due impegni casalinghi, come comunicato dall’ufficio stampa isolano, si son raggiunte quasi le mille persone (ma vi era l’ingresso gratis), successivamente gli spalti della struttura di Fondobosso sono stati occupati da un numero sempre più basso di sostenitori. Gli isolani non sentono la squadra come propria, la avvertono distante e hanno scelto come risposta l’indifferenza. A pagare le conseguenze delle infinite tensioni e incomprensioni dei mesi scorsi sono Mancino e compagni, più precisamente gli unici che in questa vicenda nulla c’entrano. La squadra di Bitetto diverte e ha portato il nome di Ischia nelle zone alte della classifica. Non merita l’indifferenza –pur comprensibile- della gente. E’ ora di tornare allo stadio per incitare i calciatori,e per evitare che le assenze di oggi diventino l’alibi di domani.

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