Ischia, il terremoto preso in giro. 2 anni dopo

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Gaetano Di Meglio | Due anni fa Enzo Ferrandino aveva iniziato ad offendere il terremoto di Casamicciola, i suoi terremotati, i suoi danni, le sue vittime, il suo dolore, il suo dramma. Dopo 2 anni, ancora, il sindaco di Ischia continua a offendere il dramma rappresentato da 640 case completamente inagibili, 2.405 sfollati di cui 372 residenti ancora in albergo e 2033 assistiti con CAS, 7 strutture ricettive, ristoranti e attività, ancora chiusi.

E con lui, si accodano Rosario Caruso e Dionigi Gaudioso. E aggiungo, per altre ragioni, Francesco Del Deo, Giacomo Pascale e Giovan Battista Castagna. E tutti e sei fanno da corollario al codazzo superfluo del branco, inutile, di consiglieri comunali e assessori che rappresentano la nostra classe politica.

Arriviamo, ad oggi, nel giorno del secondo compleanno del terremoto allo stesso modo in cui siamo stati colpiti. Divisi e pronti, armati fino ai denti, a perseguire i singoli interessi.
Singoli, dei singoli terremotati. Singoli, dei singoli comuni. Singoli, dei singoli politici e traffichini che hanno scoperto la vena d’oro di appalti e appaltini.

In questi mesi, con coraggio e in solitudine, che è una delle principali caratteristiche dei coraggiosi, abbiamo gridato contro la vergogna perpetrata dal governo Conte ai danni di questo terremoto. Abbiamo gridato, da soli, contro la vergogna del decreto schifezza. Abbiamo gridato, da soli, contro l’assurda scelta di non rinnovare lo stato di Emergenza. E abbiamo gridato contro i politici romani che se ne fottono di noi ischitani e contro gli ischitani che hanno la lingua lunga adatta a umidire culi e altro a chi ha un po’ di potere.
Arriviamo ad oggi e ci troviamo a ragione su quello che è successo in questi due, lunghi, anni.
Facciamo parte di un paese, l’Italia, che non riesce a fare presto. Che non riesce a dare risposte nei tempi e che, a parte qualche sprazzo di efficienza nelle situazioni di emergenza, si trascina per anni e anni.

Lo abbiamo detto fin troppe volte, arriviamo a questo secondo anniversario del terremoto, in questo secondo 21 agosto dopo quello del 2017 e, ancora, non abbiamo una reazione tangibile della nostra isola al problema del terremoto.

Purtroppo, e lo scrivo a malincuore, neanche il terremoto ci ha saputo unire. Neanche una tragedia così grande ha saputo fare di Ischia un modello. Neanche il terremoto ci ha essere furbi. Alla pochezza istituzionale di Castagna e Pascale, mascherata dai buoni rapporti personali e dalla simpatia degli uomini non c’è stato nessun contraltare. Nessuna forma di reazione civica e sociale che abbia saputo interpretare il dramma di un’isola. Per fortuna chi ci ha provato è stato smagato e sputtanato prima di subito.
Ma oggi, quando il oltre 2000 chiuderanno gli occhi e proveranno a ricordare gli attimi tristi di quelle 20.57 di due anni fa, c’è chi ricorderà come e quanto si impegnava il sindaco di Ischia, il violento Enzo Ferrandino, a dire “solo Casamicciola”. Venite a fare i bagni a Ischia, non andate al Majo. E quando lo stesso, inadatto a indossare la fascia tricolore, postava su internet la foto dei Poseidon, del Castello Aragonese e di Sant’Angelo. Dopo due anni, ricordare la vergogna di questi gesti servono per descrivere lo spessore di certi politici e di certa isola.

I terremotati di Casamicciola, che vengono dileggiati, prima di tutto dai non terremotato di Casamicciola, sono lasciati a loro stessi. Fanno parte di un’altra categoria e l’isola intera, non ha saputo come reagire. Dopo due anni, per colpa delle incapacità dei politici che continuano ad amministrare male la nostra terra, la nostra economia, la nostra edilizia e la nostra vista di tutti i giorni, siamo allo stesso punto del 21 agosto di due anni fa. E le macerie in Via Serrato o i tubi che sorreggono case pericolanti non hanno nessun significato particolare perché, ad oggi, la verità è che Ischia non ha reagito al terremoto.
Ho visto anziani spegnersi. Amici a cui si sono spenti gli occhi. Ho visto speranze che, lentamente, si sono accasciate sotto il peso della quotidianità. Ho sentito lamenti assurdi. Piagnistei mirati alla soddisfazione del proprio problema. Il CAS quando ME lo pagano. Andava bene anche il bonifico singolo a dispetto di tutti gli altri.

Ma da questa, lunga, scena, indegna, durata due anni fino ad oggi, dobbiamo tirare fuori un insegnamento serio: non abbiamo saputo reagire. Non abbiamo saputo sfruttare il terremoto (tranne quelle che hanno investito in vacanze, auto, pellicce e gite in barca con gioia). Dobbiamo ringraziare che un 14 agosto è crollato il Ponte Morandi. Che Bucci e Toti hanno fatto “casino”. Che i sindaci del “Centro Italia” hanno protestato.

Siamo nelle condizioni di dover dire grazie ad altri soggetti perché non abbiamo combattuto su nulla e per nulla. Tutto quello che ci è arrivato, ovvero il minimo, è stata una “largizione” non una conquista. E oggi, quando sorge questo ennesimo 21 agosto, ci ritroviamo ad ammirare questo triste anniversario. E non importa quante macerie ci sono ancora da togliere, conta aver perso l’unica sfida che contava vincere: ritrovarci popolo, comunità. Ritrovarci uniti. Ma abbiamo affidato al guida di quest’isola a gente come Enzo Ferrandino. Uno che diceva il terremoto è solo a Casamicciola.

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