Ischia e lo smart working impossibile

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DONATELLA MIGLIACCIO

Gentile Direttore,
All’inizio di questo autunno, preludio di un inverno che per la nostra isola sarà molto duro, in particolare sotto il profilo della tenuta economico-sociale, a elezioni regionali chiuse, volevo lanciare uno spunto di riflessione che potrebbe diventare un progetto di lungo periodo fatto proprio da tutti i protagonisti (a vario titolo) di questa tornata elettorale affinché, effettivamente, la politica non sia solo campagna elettorale. Sappiamo tutti che la pandemia, per la conformazione della nostra economia legata principalmente al settore turistico è stata particolarmente incisiva e, soprattutto, lo sarà in futuro. Ma è altresì vero che questa industria mostrava già la corda da tempo e che il Covid-19 non ha fatto che portare al pettine il nodo irrisolto dell’economia dell’isola legata ai soli settori del turismo e dell’edilizia.

Ai più attenti però non sarà sfuggito che il lockdown che tanti danni ha determinato ha portato con sé una rilevante novità nel mondo del lavoro ovvero, lo smartworking. Mi si potrebbe obiettare che per quanto sopra esposto non è novità che coinvolga i lavoratori della nostra isola più di tanto. E questo è in parte vero, tenuto conto che in modalità smartworking, ovvero da remoto, sono entrati una parte minoritaria dei lavoratori isolani ma, spingendo lo sguardo più in là, essendo oramai evidente che soprattuto la P.A. e le grandi aziende adotteranno questa modalità di lavoro, l’isola tutta potrebbe risultare estremamente attrattiva per quei lavoratori, non solo originari dell’isola, che debbano trascorrere un paio di giorni nelle vecchie sedi di lavoro e che possano svolgere i restanti giorni lavorativi da casa o da un luogo diverso dall’ufficio. Difatti il lockdown ha portato a rivalutare in primo luogo lo spazio abitativo strettamente inteso e, secondariamente, ha rivalutato la qualità della vita dei centri minori e meno congestionati rispetto alle grandi città che, finora, anche con il loro hinterland, si erano rivelate fortemente attrattive sotto il profilo lavorativo ma alienanti sotto quello sociale per diverse ragioni che non intendo approfondire.

Cosa ha a che fare ciò con Ischia? Ischia sebbene sia un’isola vanta una posizione geografica invidiabile: a un’ora da quella che è la capitale del Meridione con un aeroporto che offre moltissime tratte e a poco più di due ore e mezza dalla capitale Roma, tutto ciò unito alle bellezze naturali che non ci stanchiamo mai di decantare, a una qualità della vita decisamente buona e a un patrimonio immobiliare capace di accogliere nuovi abitanti e che oggi rappresenta un fardello difficilmente gestibile potrebbe promuoversi non solo come luogo di villeggiatura, ma come luogo abituale di residenza. Cosa, invece, non rende Ischia interessante come luogo di residenza abituale? Gli atavici problemi che conosciamo: su tutti il trasporto ma, in ottica smartworking, la scarsa diffusione della fibra. Uno sforzo e una volontà congiunta, che trascendi le appartenenze comunali e di categoria, potrebbe cominciare a tracciare il percorso per bypassare questi handicap funzionali (per tutti) e potrebbe portare finalmente a riagganciare una locomotiva di sviluppo per l’isola. Ciò comporterebbe un ripopolamento effettivo dei nostri comuni con benefici effetti economici, concreti e tangibili per tutto il sistema Ischia, una forzata varietà della attività commerciali e professionali. Inutile nasconderci che interi settori non possono più sostenere le proprie attività solo nel periodo turistico che, come noto, si è andato sempre più riducendosi e che quindi occorre avere lo sguardo più lungo, differenziare le attività commerciali e professionali che, ciascuna con il proprio apporto, potrebbero contribuire a risollevare le sorti di un territorio con evidenti difficoltà di tenuta, anche sul piano sociale.

Certo, si tratta di costruire e delineare un percorso che richiede tempo, non ripaga subito e con grandi numeri l’impegno profuso, ma che nel lungo periodo potrebbe rilevarsi più sostenibile e resiliente a crisi come quella che ci avviamo ad attraversare, potrebbe consentire a tutti di crescere e quindi potrebbe livellare le forti disuguaglianze che oggi cominciano a palesarsi sempre più avendo perduto quell’effimera sensazione di benessere che regalavano i mesi estivi con quelli della disoccupazione. Credo che l’isola debba affrontare questo tema, inserirsi in questa discussione oramai all’ordine del giorno e, se non presentarsi pronta, avere quanto meno delle linee guida con le quali delineare una strategia. Il rischio, è di essere ulteriormente tagliati fuori da percorsi virtuosi di crescita e sviluppo che oggigiorno stanno segnando la direzione nazionale.

La mole di candidati alle ultime regionali, per tacere di quella che ritroviamo a ogni competizione elettorale, nonché le varie associazioni che operano sul territorio, lascerebbero pensare che vi sia un reale interesse a rendere servizio al luogo che abitiamo, che diciamo di amare, che però a noi stessi in primo luogo oramai offre poco e, allora, rendiamoci questo servizio: lavoriamo a un piano per l’isola non legato alle dinamiche del turismo, che sono variabili e volubili, ma legato alle famiglie che qui vivono e possono vivere tutto l’anno.

1 commento

  1. “Ischia Smart Working Impossibile” in particolare queste due parole inglese vanno in forte contrasto col municipio di ischia. smart=intelligente e working=lavorando Del sindaco non ne parliamo che e’ meglio!

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