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Ischia e clan. Vacanze pagate con il Racket al Cardarelli  

Il reggente intercettato svela l’affronto compiuto dal boss Luigi Cimmino e dal figlio Diego: «12mila euro sono stati presi ad agosto. Perciò allora se ne sono andati a Ischia, con i 12mila euro del signore di Vallefuoco. In tre anni… 36mila euro l’anno si sono presi. Più di 100mila euro divisi in cinquanta e cinquanta, hanno chiuso tutta la fatica a 400mila euro… e non hanno dato un euro a un compagno»

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Il racket al Cardarelli, la faida dei clan e la cresta sugli appalti. Cosi i boss infedeli trascorrevano le vacanze ad Ischia. L’isola verde si conferma meta prediletta dei boss della camorra adusi ad estorsioni ed illeciti sugli appalti ospedalieri.  

Un ammanco da 400mila euro dalle casse della cosca più potente del Vomero avrebbe determinato l’ultima, eclatante spaccatura tra i massimi esponenti del cartello Cimmino-Caiazzo. All’interno della cosca sono in atto da qualche tempo, come narrano le cronache giudiziarie,  forti fibrillazioni. In queste ore, attraverso l’inchiesta culminata nel blitz sugli spalti pilotati e le ingerenze dei clan nella gestione della cosa pubblica, l’isola verde torna a fare da sfondo ai movimenti de cartelli più potenti e coinvolti.

Secondo quanto si legge agli atti della procura il boss Luigi Cimmino e, poi, il figlio Diego si sarebbero impossessati di quasi mezzo milione di euro senza rendere conto del “prelievo” agli altri vertici dell’organizzazione. 400 mila euro fatti sparire e la cui ultima tranche veniva incassata da Franco Diego Cimmino prima del periodo estivo e utilizzata da quest’ultimo, senza dividerla con i sodali, per la vacanza estiva sull’isola di Ischia. 

Sullo sfondo, neanche a dirlo, lo spaventoso giro di tangenti estorsive imposte in ambito sanitario e, in particolare, sull’appalto per i lavori di manutenzione straordinaria e adeguamento funzionale-tecnologico dei padiglioni C, E, G, L, O e S, dell’ospedale Cardarelli di Napoli. Un affare da 47 milioni di euro aggiudicato nel 2012 dalla Ati Cosap-Cogepa.

È il 28 settembre del 2017 quando il capozona Giovanni Caruson, ignaro della cimice piazzata nella sua macchina, conversa con Alessandro Desio “bambulott” in merito all’incasso di un’estorsione “lavorata” da tutti (Andrea Basile, Alessandro Desio, Giovanni Caruson e Luigi Cimmino) da parte, sostengono gli inquirenti, del solo Luigi Cimmino per un importo complessivo di 400mila euro, l’ultima fetta incassata da Franco Diego Cimmino prima del periodo estivo e utilizzata da quest’ultimo per raggiungere Ischia per godere di un lungo e lussuoso riposo. Circostanza poi effettivamente riscontrata dagli investigatori che hanno condotto le indagini. 

Le intercettazioni agli atti

Giovanni Caruso, appreso dell’accaduto, non trattiene la rabbia, furente si sfoga con gli esperti del gruppo: «Bambulotto scese anche un po’ irruento… ora proprio se n’è andato il figlio di quel porco, uomo di merda. Gli chiesi il figlio di chi? Lui mi rispose il figlio di Cimmino. Io non lo sapevo il fatto delle rate.Gli ultimi 12mila euro, me l’ha detto Andrea ieri sera, anzi stamattina, anzi l’altra sera… e quando Andrea mi disse che gli ultimi 12mila euro sono stati presi ad agosto di ora. Perciò allora se ne sono andati a Ischia, con i 12mila euro del signore di Vallefuoco. In tre anni 36mila euro l’anno si sono presi, più di 100mila euro divisi in cinquanta e cinquanta, hanno chiuso tutta la fatica a 400mila euro e non hanno dato un euro a un compagno».

Il ras Caruson entra quindi nel dettaglio del colloquio avuto con Desio senza fare mistero della propria rabbia. Il capozona riferisce anzi un dettaglio che la dice lunga su quale fosse il clima che quell’episodio avesse scatenato all’interno dell’organizzazione: «E quindi questo Bambolotto io scesi e dissi: embè che cosa gli hai detto a questo scornacchiato? lui mi ha risposto: gli ho detto non non ti metto la pistola in bocca perché in casa qua, ma digli a tuo padre, quando vai da quel cornuto di tuo padre al colloquio, che io voglio i miei soldi. Io gli ho detto di dirgli di fare attenzione e lui mi ha chiesto: ma perché tu i soldi non li vuoi? Io gli ho risposto: eccome se li voglio, la prossima volta che lo minacci chiamami, così lo minaccio insieme a te. Poi andai sopra da Andrea e lui mi chiese cosa era successo, io gli dissi che mi aveva chiamato Sandro (Desio, alias Bambulotto)».

A questo punto Giovanni Caruson fornisce all’interlocutore anche la reazione stizzita che Andrea Basile, mente economica del clan Cimmino, avrebbe avuto davanti a lui: «Andrea mi rispose: Giovà, tutto è scoppiato quando abbiamo saputo, noi questa stagione abbiamo fatto i botti con i piedi, gli ultimi 12mila euro quello scemo se li è andati a prendere il 3 agosto, è andato a Ischia con i soldi nostri se avesse fatto seimila per ognuno chi gli avrebbe detto niente?Io per il momento ho detto ad Andrea di sospendere le settimane a tutti quanti, ho dato parere favorevole. Perché io devo avere rispetto per il giovane di uno che non ha avuto rispetto per me? Solo Cimmino sta avendo la mesata, io se fosse per me la sospenderei anche a lui».

1 commento

  1. Ogni tanto dall’acqua calda emerge a galla qualche pappice, che non avrà pagato qualche maestarnza molto in alto, negli uffici della legge.A volte sembrano notizie eclatanti, ma sono sempre prese dalla stessa minestra riscaldata. che vergogna.

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