venerdì, Marzo 5, 2021

Ischia, benvenuta normalità. Mazzate e spaccio. Confusione e blocco

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Ben tornata normalità. Quale? Quella dello spaccio della droga? Quello dei pestaggio in 7 contro 1? Non è una questione di singoli episodi bensì una questione che riguarda tutto.

Nell’ultimo mese, dal 18 gennaio ad oggi ne abbiamo viste, scritte e lette di tutti i colori. La nostra normalità è stata un uomo positivo beccato in strada ad offendere i limiti della decenza. I limiti della sicurezza personale e degli altri. Non è normale. La nostra normalità sono stati i gesti estremi di una 19enne di Procida alle prese con un’evasione dai domiciliari e in possesso di armi o oggetti atti ad offendere.

La nostra normalità è stata festeggiare un matrimonio a Forio in barba al DCPM. La nostra normalità è stata prendere atto che un 30enne è stato arrestato con accuse infamanti: adescamento di minorenni, tentata pornografia minorile e detenzione di materiale pornografico.

Pochi giorni fa, un altro arresto per droga. E’ la normalità di un 41enne casamicciolese che ha ingerito gli stupefacenti al momento dell’arresto.

E arriviamo alla cronaca di ieri tra droga e violenza, tra mazzate e spaccio. Bene, questa non può e non deve essere la normalità. Mentre la pandemia continua a pesare sul nostro presente e sul nostro futuro, non ci possiamo permettere di vivere ancora in questo modo.

La cronaca e il penale non sono prevedibili. Nessuno può pensare che un sorpasso si trasformi in una indegna aggressione. Nessuno ha la bacchetta magica per “abolire lo spaccio” neanche uno con i poteri di Di Maio.

Ma la normalità di questa nostra “ZONA VIOLENTA”, depurata dagli imbecilli, dai violenti, dai maiali e dagli spacciatori, lo stesso non è normale.

Mi piacerebbe che questa “normalità” parlasse di vaccinazione e di logistica. Sapere, già da oggi, che nei palazzetti dello sport di Ischia e di Forio, nel polifunzionale di Serrara Fontana e in altri spazi pubblici ci sia l’organizzazione per vaccinare la popolazione ischitana. Sarebbe normale una call dei comuni per infermieri e medici al fine di garantire supporto all’ASL.

O forse dobbiamo pensare che mentre noi scriviamo, già solo al lavoro? Beh, saremmo felicissimi!

Mi piacerebbe che questa “normalità”, parlasse di futuro, di lavoro e di turismo. Nonostante le grandi incognite e la grande preoccupazione per la prossima stagione turistica mi piacerebbe che i comuni (anche in maniera singola) potessero cogliere l’occasione di una seria campagna di ascolto al fine di programmare una “reazione” d’impatto per partire con la marcia giusta. Appena pronti.

Mi piacerebbe che questa “normalità” parlasse di promozione. Che parlasse di traffico. Che parlasse di soluzioni condivise e di iniziative con un largo orizzonte.

Ma la nostra normalità resta, invece, ferma alle guerre tra bande al Cisi-EVI. Ci siamo abituati alla normalità del disastro dei trasporti marittimi. Viviamo la normalità del caos dei lavori pubblici.

Quale normalità stiamo vivendo? Dovremmo fermarci a guardare, come spettatori, la normalità del pericolo idrogeologico e delle frane annunciate?

Faremo spallucce davanti alle foto scandalose dell’alveo tombato de La Rita occupato con cemento armato, tubi e quanto altro senza che nessuno abbia gridato allo scandalo e abbia invocato la Procura della Repubblica?

Ci vogliamo tenere stretti la normalità della ricostruzione che non decolla e che resta un miraggio o un’utopia per molti. O vogliamo credere che la normalità, quella che in parte abbiamo perso quasi un anno fa (era il 23 febbraio 2020 quando i sindaci firmarono la famosa ordinanza “scuorno”, poi bocciata dal Prefetto), sia restare in una modalità “busy” senza sapere quando tornare “on line”?

Vorrei che la normalità per la nostra isola, significasse altro. La vorrei frenetica, attiva, carica di tensione positiva, proiettata ad affrontare ogni sfida, che “carica” i muscoli sui blocchi di partenza per non perdere nella gara che tutti, a breve, dovremo affrontare.

Non c’è “indice” che tenga affinché la nostra “zona violenta” cambi in un’altra “zona”. E’ certo, però, che oggi è la nostra “normalità” non è troppo “normale”.

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