












Ischia arriva a Torino passando dal piatto, dai profumi di mare e da una cucina che non forza la mano, ma lavora sulla memoria e sulla materia prima. Il ristorante “La Costa”, celebrato da la Repubblica come uno dei migliori indirizzi cittadini per il pesce, è infatti gestito da due imprenditori isolani, Sanny Mattera e Marco Adinolfi, entrambi originari di Forio, che hanno portato nel capoluogo piemontese una visione precisa e riconoscibile di cucina mediterranea.
Non si tratta di folklore né di cartoline buone per convincere i nostalgici del Sud. La forza di “La Costa” sta proprio nell’equilibrio tra radici e contesto. Come racconta Repubblica, il locale si trova in corso Vittorio Emanuele II, sotto i portici torinesi, in uno spazio sobrio ed elegante, dove l’ambiente non ruba la scena al piatto. È qui che Mattera e Adinolfi hanno costruito un progetto gastronomico solido, capace di parlare sia a chi il mare lo conosce da sempre sia a chi lo incontra solo a tavola.
La cucina è dichiaratamente di pesce, con un’impostazione che guarda all’isola d’Ischia ma dialoga con la cultura gastronomica del Nord. Piatti semplici, non banali, fondati sulla qualità della materia prima e su lavorazioni rispettose. Repubblica cita, tra gli altri, l’insalata di polpo e patate, le tartare, il fritto asciutto e fragrante, le alici, le triglie, i sugarelli e le zanchette, raccontando una cucina che non rincorre effetti speciali ma costruisce fiducia, piatto dopo piatto.
C’è anche un dato non secondario, sottolineato dal quotidiano: la scelta di una formula pranzo accessibile, 22 euro per un percorso completo di pesce. Un dettaglio che dice molto dell’idea di ristorazione portata avanti dai due foriani, lontana da certe derive elitarie e più vicina a un’idea popolare e colta insieme, esattamente come accade nelle migliori tradizioni isolane.
Dietro il successo torinese di “La Costa” c’è quindi una storia che parte da Forio, passa per l’esperienza, il sacrificio e la capacità di adattarsi senza snaturarsi. Ischia non viene evocata come marchio, ma come metodo. È nel modo di trattare il pesce, nella misura delle porzioni, nella scelta di non strafare. E forse è proprio questo che ha convinto la critica nazionale.
Torino applaude, Repubblica certifica. Ma il cuore del progetto resta isolano. Ed è una notizia che, questa volta, vale la pena rivendicare senza abbassare la voce.



