Ischia 1959: la prima conferenza sulla preistoria dell’isola

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Elena Mazzella | L’importantissima conferenza che si tenne ad Ischia davanti ad un pubblico di studiosi selezionatissimo, vide il prof. Paolo Buchner e il figlio Giorgio relazionare insieme sul tema di Ischia ai tempi della preistoria. E’ grazie allo studio dei numerosi e preziosi reperti portati alla luce in seguito agli scavi sulla collina del Castiglione iniziati già dai primi anni ‘30 ma avviati ufficialmente nel 1949 e catalogati nel Museo dell’isola da essi fondato, che i due studiosi poterono affermare con certezza che le più antiche testimonianze della presenza dell’uomo nell’isola d’Ischia appartengono all’età neolitica ed eneolitica, ossia all’età di transizione tra questa e l’età del bronzo. L’isola d’Ischia era già densamente abitata almeno sin dal III millennio a.C.

Sul quotidiano Il Mattino datato 18 febbraio 1959, in un articolo molto approfondito sul tema della conferenza a firma di Franco Scala, leggiamo: “I rinvenimenti più cospicui appartenenti all’età del bronzo sono stati fatti sulla collina del Castiglione che, tra porto d’Ischia e Casamicciola, s’innalza vicino alla costa con pendici scoscese che ne fanno un forte baluardo naturale. Sulla sommità di questa rupe trachitica sorse un villaggio di capanne durante l’età del bronzo e la prima età del ferro. Il materiale trovato negli strati più antichi del Castiglione appartiene a una civiltà ben distinta per le caratteristiche sagome e le decorazioni incise della sua ceramica che, in una fase avanzata dell’età del bronzo, si estende per gran parte dell’Italia centro-meridionale. La copiosa suppellettile ceramica esposta nel Museo d’Ischia offre una grande varietà di forme e rivela una spiccata sensibilità artistica dei loro produttori. Degni di speciale rilievo sono i vasi di grandi dimensioni che raggiungono un diametro di oltre 60 cm e rispecchiano una abilità tecnica molto considerevole dei vasai del Castiglione. Il vasellame è modellato a mano libera senza l’aiuto della mola del vasaio, la cui conoscenza è stata introdotta in Italia appunto molto più tardi dai coloni greci. Insieme a questa ceramica indigena dell’età del bronzo, fabbricata sul posto, furono rinvenuti al Castiglione alcuni frammenti di ceramica dipinta micenea, importata dalla Grecia, databili nella prima metà del XIV sec. a.C. questi frammenti hanno un particolare interesse perché non soltanto rivelano che i rapporti commerciali tra l’Egeo e le nostre isole esistevano sin da così remota età, precedente più di 50 anni la colonizzazione greca, ma forniscono altresì un importante caposaldo per la cronologia di tutta la civiltà appenninica. Questa fioriva dunque nella seconda metà del II millennio a.C., mentre i suoi inizi, come recenti scoperte fatte altrove hanno rivelato, risalgono a un’età alquanto più antica”.

Figlio di uno zoologo tedesco da lungo tempo trapiantato ad Ischia, Giorgio Buchner lavorava da tantissimo tempo a disseppellire testimonianze dell’antichità dell’isola. Cominciò a scavare proprio sulle alture del Castiglione e di Monte Vico. Dalle profondità della terra cominciò a tirare fuori vasi, ciotole graziosamente decorate, fornelli rustici in terracotta, fuseruoli, il primo telaio verticale sul quale si tesseva la lana delle pecore, rocchetti per telai, mescitori, idoli, ninnoli, che andarono a costituire, con i cimeli dell’avventurosissimo passato geologico dell’isola vulcanica, il nascente museo ischitano. Ed è grazie a questi rinvenimenti che Giorgio riuscì a stabilire che la rupe del Castiglione fu abitata anche durante l’età del ferro. Le suppellettili si differenziavano di strato in strato: quelle che possono essere datate tra il X e l’VIII sec. a.C. si differenziano nettamente da quelle del sottoposto strato dell’età del bronzo. Col trascorrere dei secoli, si è potuto inoltre notare, i procedimenti tecnici usati nella fabbricazione della ceramica sono rimasti sostanzialmente gli stessi, a cambiare sono solo le sagome dei vasi e lo stile della decorazione incisa.

I professori Paolo e Giorgio Buchner fecero poi notare un particolare, assai interessante e degno di nota, riguardante il gioco più antico di Ischia, ‘a pastora, gioco con le piastrelle praticato dai nostri padri fino a pochi anni fa. Un anziano ischitano ce ne ha spiegate le regole: il gioco consiste nell’impilare sette piastrelle una sopra l’altra; i giocatori, muniti di piastrella propria, devono lanciarla da una certa distanza per distruggere interamente la piramide. Vince chi fa cadere a terra tutti i cocci.

 “Piastrelle (pastore) tonde ricavate da cocci sono state ritrovate a Ischia in strati greci dell’VIII sec. a.C., in altri del III-II sec. A.C. e ancora in altri di età romana. E oggi si possono osservare ragazzini isolani che giuocano sulle strade con piastrelle identiche ritagliate da un coccio. Con tanta tenacia si è conservata, attraverso più di tre millenni, la tradizione di questo giuoco elementare!”.

Dall’insieme degli avanzi appartenenti all’età del ferro trovati al Castiglione si ricostuì un quadro completo della stirpe di queste genti e la lingua da essi parlata: “Il nostro villaggio dell’età del ferro appartiene al popolo italico degli Opici o Oschi che i Greci incontrarono nella Campania. I relatori, alla luce di quanto emerso dagli scavi, poterono affermare che i coloni ellenici dell’VIII sec. a.C. non disturbarono gli isolani del villaggio sulla rupe del Castiglione, poichè individuarono un altro promontorio, a Monte Vico, che ospitò la fondazione della città greca: “Nulla farebbe sospettare che il villaggio osco sul Castiglione abbia vissuto per un certo periodo accanto alla città greca se non vi fossero trovati, negli strati più superficiali, alcuni rari frammenti di vasi greci dipinti di stile subgeometrico, già fabbricati con l’argilla locale che si trovano poi frequenti sul Monte Vico. Nessun influsso greco si scorge nelle sagome e nella tecnica della ceramica propria”. Il processo di ellenizzazione, al quale le popolazioni indigene viventi a contatto con le colonie greche non poterono sottrarsi a lungo, non ebbe il tempo di compiersi a Castiglione, secondo la tesi di Buchner illustrata dettagliatamente da Franco Scala: “Durante l’VIII sec. a.C. avvenne l’eruzione del dicco trachitico di Cafieri, in seguito alla quale il villaggio osco fu distrutto e abbandonato per sempre, sepolto sotto una coltre di cenere vulcanica cui si sovrapposero più tardi due altri, più spessi strati di ceneri, pomici e scorie lanciate dalle eruzioni del II e III periodo del complesso vulcano di Monte Rotaro.

Al termine, i prof. Paolo Buchner e il figlio Giorgio Buchner, che sono stati seguiti con vivo interesse nella passeggiata preistorica ischitana, hanno ricevuto calorosi complimenti dall’auditorio”.

Complimenti che continuano ad arrivare dal futuro, in quanto le nuove pagine di storia che si scrissero in quegli anni, risultano quanto mai veritiere ed attuali, degne di interesse e di studi per tutti gli archeologi e storici che si affacciano sulla complessa storia di Ischia.

Fonti emeroteca Premio Ischia Giuseppe Valentino

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