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Intervista. Angelo Scalzone, ad Ischia per tornare ad essere felice

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271 presenze, 61 gol in carriera, 33 anni dopo domani Angelo Scalzone è la punta centrale dell’Ischia Calcio che, forse, ha il palmares più ricco della rosa. Serie D, Lega Pro, Serie C e così via come sono cambiate nel tempo le definizioni dei nostri campionati, Angelo Giuseppe Scalzone rappresenta il colpo di mercato di questo campionato. La scelta importante di Pino Tagliatela, Mario Lubrano e mister Enrico Buonocore.

Un metro e 86, piede destro, capello effetto blonde e una produzione importante di tatoo sparsi sul corpo ha tutte le carte in regola per diventare icona di questa Ischia-bellezza. L’Ischia di Mister Enrico Buonocore che gioca, vince e convince. Che si vendica dopo un quarto di secolo del Savoia e che vive la sua scia positiva. Senza entusiasmo, pancia a terra, sapendo bene quanto è difficile tenere ritmo e concentrazione al massimo.
Dopo la fiducia ricevuta da Pino ed Enrico Buonocore, Angelo Scalzone è qui a Ischia, per una doppia missione: ritornare a giocare e, soprattutto, ritrovare sé stesso. Una missione importante che arriva con il terzo gol di questa storica Savoia-Ischia. Un gol dai tanti significati: il gol del ritorno in campo, il primo gol in gialloblu e il gol contro i fratelli “bianchi” del Savoia.

Angelo, non è mai facile ritornare dove si è stati e riprendere da dove si sono interrotti certi discorsi. Era il 2014 quando sei andato via da Ischia e di tempo ne è passato e di vita ne abbiamo vissuto.
“Ti dico la verità e ti dico la stessa cosa che ho detto a Pino Taglialatela quando mi ha chiamato: io cercavo un posto dove potessi, tra virgolette, ritornare ad avere quella voglia di giocare che avevo un po’ perso. Gli ultimi anni sono stati difficili, l’infortunio, la pandemia, la perdita di mio padre, mi sono trovato a fare i conti con diverse prove che, quando non sei felice, non riesci ad affrontarle. Quando ho ricevuto la telefonata di Pino ho pensato, davvero, che questa è la situazione ideale, dove ripartire. Ci avevo già giocato, conosco il posto, sto vicino casa perché non voglio allontanarmi e non ho pensato alla categoria ma ho puntato tutto su di me e sul progetto Ischia sapendo bene che dovevo recuperare dall’infortunio al ginocchio dell’anno scorso e che ci voleva impegno e tempo per tornare in forma”

E diciamo anche che la Pandemia non ha aiutato…
“La pandemia ha influito come per tutti, ma la fase più difficile è stata quella di elaborare il lutto e il dolore per la scomparsa di mio padre che è avvenuta nel 2019. Dopo la sua scomparsa sono stato sei o sette mesi senza la voglia di giocare a calcio. Poi ad ottobre del 19 ho firmato per il Savoia e da lì, le cose, piano piano sono tornate al loro posto. A febbraio 2020, abbiamo avuto lo stop per la pandemia Covid e da lì, in poi, è stato difficile, almeno fino ad agosto. L’ultimo anno e mezzo, dal punto di vista psico-fisico, per via del mio problema al ginocchio e dei vari fermi, è stato veramente duro. Però, come ti ho detto, a Ischia spero di tornare ad essere felice”

Passiamo a qualcosa di più allegro, perché ti hanno soprannominato Cobra?
“Un po’ di tempo fa, durante una partita, segnai una doppietta e da allora, sui giornali, uscì come titolo il morso del cobra, una cosa scherzosa che mi ha divertito molto.”

Il goal di ieri ha tre significati importanti: il tuo ritorno a segnare, il primo goal in maglia giallo-blu e il goal contro il Savoia, la tua ex squadra.
“Ti dico la verità, è stato un po’ strano. Dal punto di vista mentale è stata dura, perché non posso negare di essere molto legato al Savoia. La mia ex squadra mi ha dato tanto, mi ha accolto come un figlio dopo la perdita di mio padre, li sono stato davvero bene. Non ho esultato per l’enorme rispetto che porto verso di loro, verso i miei ex compagni. Ero contentissimo per il primo goal, ma non potevo fare uno sgarbo a coloro che mi hanno accolto quando ero in difficoltà.”

Allora al prossimo goal ci sarà una grande esultanza?
“Al prossimo goal sicuramente, non vedo l’ora di poter esprimere tutto il mio entusiasmo non appena si gonfierà la rete. Ieri, invece, ricevere l’applauso dei tifosi avversari non è stata una cosa che si vede tutti i giorni.”

Questo significa che hai seminato del bene nel cuore dei tifosi e ti hanno apprezzato come uomo, ti hanno voluto bene e continuano ad ammirarti con grande stima.
“Si, mi hanno accolto e mi hanno aiutato moltissimo. Si era creato un rapporto speciale, hanno apprezzato prima Angelo, visto come uomo, e poi Angelo, visto come calciatore. Per quello che sono riuscito a fare in due anni, penso che conservino un bel ricordo di me”

Mister Buonocore, più volte, in conferenza stampa, ha detto che ti dovevi preparare per arrivare al momento giusto, eppure, ti ha permesso anche di entrare in campo e di farti superare il problema infortunio.
“Si, col Mister c’è stato un rapporto chiaro sin dall’inizio, anche prima del mio arrivo a Ischia. Il problema era risolto, ma comunque sono stato inattivo per diversi mesi. Un conto era allenarsi da solo, come già facevo da due mesi a questa parte, un altro, invece, quello di lavorare in un contesto collettivo totalmente diverso. All’inizio è stata dura, però pian piano sono riuscito ad adattarmi. Il poter correre, passare e calciare, assieme ai miei compagni durante gli allenamenti, mi ha aiutato moltissimo nella mia ripresa. Durante le prime partite, il Mister, mi ha permesso di riprendere a giocare in maniera graduale, permettendomi di abituarmi di nuovo a quei ritmi ed evitando di buttarmi in mezzo alla mischia fin da subito.

Lo spogliatoio, la squadra, come ti hanno accolto?
“È uno spogliatoio accogliente, sono tutti bravi ragazzi, si impegnano al massimo. Anche i più piccoli dimostrano una determinazione e una serietà fuori dal comune. Si è creato un bel mix, l’allenatore ci fa giocare un bel calcio. Il lavoro settimanale si concretizza, poi, nella partita domenicale. Nessuno di noi si muove a caso, lavoriamo come squadra.

Ultima domanda, il rapporto con Pino e con la società, immagino ci sia grande armonia.
“Sono sincero, quando mi ha chiamato ero un po’ restio, perché non mi convinceva lo scendere di categoria, però l’ho voluto fare perché avevo bisogno di sentirmi di nuovo bene ed importante. Quando mi sono sentito con Pino, non appena mi ha spiegato i progetti e cose varie, non ci ho pensato molto perché lui, già di per sé, è una garanzia. Inoltre, c’è una bella amicizia, Pino è un’ottima persona, lo conoscono tutti e nessuno può dire il contrario.”

p.s. Angelo Scalzone è nato il 28 settembre 1989 a San Giorgio di Napoli

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