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Insicuro, ignorante, infame, illegale: quattro “I” per il piano di ricostruzione

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Gaetano Di Meglio | Avremo tempo, nel corso dei giorni, di raccontarvi tutta la schifezza del piano di ricostruzione che è al vaglio della Conferenza Speciale convocata dalla Regione Campania. Una schifezza molto peggiore della Legge Genova, una schifezza molto peggiore di tutto quello che abbiamo visto, subito e sopportato fino ad oggi. Un obbrobrio pensato male, scritto male, disegnato male.
Un piano che nei mesi scorsi ci è stato narrato in una fiumana di cazzate di cui la metà poteva essere già pensata come una overdose micidiale.
In questo primo approfondimento, ancora superficiale e senza scendere nel dettaglio (lo faremo e arriveremo a vedere casa per casa!) vorrei soffermarmi su quattro aspetti. Quattro I, un modo per iniziare a mettere “i puntini sulle i”.

Insicuro

Il Piano di Ricostruzione di Ischia parte da un concetto di insicurezza al 100%. Non ho detto non scientifico, quella è un’altra caratteristica. Il piano è insicuro, come tra l’altro siamo tutti, perché ancora oggi viviamo in un’isola che non ha compreso che la sua sicurezza – almeno sismica – parte da una revisione della sua mappa del rischio. Nel 2019 vi abbiamo spiegato, scienziati alla mano, che la mappa del rischio sismico dell’isola è sbagliato. E siamo insicuri. E’ grave che 2022 viviamo ancora in questo dubbio e in questa legge sbagliata che ci relega alla insicurezza. Un errore storico che avremmo dovuto correggere ma siamo amministrati da asini, presuntuosi, impreparati e scappati di casa in cerca di un ruolo nel mondo. Il sisma del 2017 ci ha mostrato, chiaramente, cosa avremmo dovuto corregge, cambiare, sistemare, affrontare con urgenza e con tempestività. Purtroppo, come per la Legge Genova, siamo il male endemico del quale non possiamo piangere. Perché chi causa del suo male, pianga sé stesso.
Replicando lo stesso errore del 2017, cinque anni dopo, continuiamo a creare discriminazioni, terremotati di serie a e di serie b, interventi senza una logica e affrontiamo il problema senza una visione complessiva. Ci muoviamo a tentoni, su regole sbagliate e con obiettivi sbagliati.
Mi sembra di buttare le perle ai porci e di perdere il tempo, eppure, forse, vale la pena.
Il sisma ci ha mostrato, con una certa evidenza – anche scientifica – che il territorio ammalorato dal sisma avrebbe dovuto essere trattato con una diversa catalogazione: saremmo dovuti partire dall’epicentro e allargarci con grandi cerchi. Quelli disegnati dalla mappa immaginaria disegnata dal terremoto. E, invece, abbiamo fatto finta di niente e siamo andati avanti con la catalogazione del rischio a fasce verticali. Restando nell’insicurezza, almeno sismica.
La colpa? Beh, assolti per non aver commesso il fatto la Regione Campania, tutti i Commissari che si sono avvicendati. Un solo colpevole: la classe politica di Casamicciola e di Lacco Ameno e i loro elettori. Non dimentichiamoci mai che Pascale e Castagna, nonostante il terremoto, sono stati ANCHE rieletti!
Se avessimo preso sul serio la battaglia del rischio sismico, oggi ci troveremmo con una gradualità di pericolo basato su un rischio evidente e certo, ci avrebbe permesso di procedere con maggior equità, maggiore accortezza e, soprattutto, maggiore efficacia. Invece andiamo avanti a cazzo di cane (si noti l’omaggio a Boris 4 e a tutta le serie).
Questo grave errore produce l’obbrobrio del piano in studio. Piccolo spoiler: Via D’Aloisio resterà stretta, insicura anche dopo. Il piano prevede la salvaguardia degli immobili fronte strada e la delocalizzazione di quelli che non affacciano sulla strada. In poche parole, stretta e inaccessibile era e stretta inaccessibile resterà per il futuro! Fine spoiler. Avremmo dovuto essere un modello di sicurezza, siamo un modello inapplicabile, non replicabile e deprecabile!

Ignorante

Il Piano è ignorante. Sia nel senso di ignorare, sia nel senso di non avere sufficiente padronanza di una materia. Ci vuole poco a capire che chi ha colorato le abitazioni non poteva che essere ignorante e senza la sufficiente padronanza in materia. La prima prova è il rinvio di 10 giorni richiesto da Bonavitacola, la seconda è il risultato sulla carta che fa emergere solo la malafede, la corruzione e l’interesse privato che si avvita con il DNA di alcuni personaggi chiamati al capezzale della Ricostruzione di Ischia. Ignorante perché, appunto, ignora la lezione del terremoto (ne abbiamo già parlato) e ignorante perché non ha idea delle conseguenze che produce e che produrrà. Di solito si dice “chi ben comincia è a metà dell’opera”. Bene, abbiamo iniziato nel peggiore dei modi.

Infame

Il piano è totalmente infame. Solo un sistema infame come quello che si è sviluppato in Regione Campania attorno a questo atto, poteva pensare di scrivere cose del genere. Solo con una grande infamità di fondo si poteva arrivare a tanto. Un’infamità che emerge, edificio dopo edificio, curva dopo curva, zona dopo zona. Leggere la mappa degli edifici potenzialmente è come leggere la guerra di tizio contro caio con il vessillo della Regione Campania piegata agli interessi privati di dipendenti, funzionari ed esperti esterni. Avremo modo di dirlo, ma credo che le parole usate da Ida Trofa nel primo articolo di questa seria siano perfette: c’è un strada (larga poco più di 2 metri) dove a destra di ricostruisce e sinistra di delocalizza. La speranza è che nel frattempo l’edificio di sinistra crolli su quello di Destra così da bloccare tutto e rendere tutto uguale.
È assurdo pensare che due immobili confinanti, uno sia delocalizzabile e uno, invece, no. Parliamo di piccoli immobili, porta a porta, finestra a finestra. È infame pensare che le aziende collegate ad alcuni politici e alcuni dirigenti regionali continuino ad essere tra quelle che non corrono rischi e quelle dei nemici di politici e funzionari regionali siano delocalizzabili. Questo coda significa? Ve lo spiego facile: le partite iva degli amici continuano a fatturare e ad essere vive, le partite iva dei nemici, invece, continuano ad essere ferme, impossibilitate al tornare operativi e restare preda delle erbacce e delle rampicanti. Come con la famosa zona rossa, ricordate? Le aziende vicino a tizio erano fuori e potevano far morire i loro ospiti nelle piscine e gli altri, invece, erano rinchiusi nella zona rossa. Infami per sempre!

Illegale

Questo è l’unica “I” che non ha che fare con le schifezze di Casamicciola. E’ una “I” molto importante perché spiega alcune scelte del piano in studio e ci racconta come e quanto possa essere ancora lontana la sua definizione completa. Provo a spiegarlo in maniera semplice. Dalla mappa ufficiale emergono come potenzialmente delocalizzabili alcuni immobili che non fanno parte di quelli ammalorati dal sisma. Abitazioni che abbiamo sempre ritenute estranee (come tante altre, per carità) al terremoto e che, in qualche modo, dovrebbero essere estranee a tutto questo ragionamento. Non è così. Il Piano allo studio, prevede che la Regione Campania tenga in considerazione i quattro rischi presenti sul territorio. Questa sovrapposizione, ovviamente, interseca anche le linee dove sorgono immobili che non hanno scheda Aedes e che non hanno nulla a che fare con il terremoto. Ora viene il bello, manca la LEGGE (in questo senso illegale) che faccia rientrare quell’immobile tra quelli delocalizzabili e indennizzabili da parte del Commissario per la Ricostruzione (chiunque esso sia). Ora, senza andare troppo nel tecnico e nello specifico, quanto tempo ci vuole per fare una legge ordinaria e implementare questi casi? Siamo in Italia e a Casamicciola non si tengono rave, fatevi voi i conti.

I.I.I.I.

Avendo lasciato tutto a “cazzo di cane” (secondo omaggio a Boris4) e avendo permesso ai pessimi di Casamicciola di potersi inserire in tavoli da cui dovevano essere, invece, cacciati oggi ci troviamo con una bomba sociale tra le mani. Una bomba di discriminazione e di ingiustizia che viaggia sulla via del terremoto. Non avendo gestito il cratere con saggezza, oggi ci troviamo con il cittadino “A” costretto ad attendere – senza evidenze scientifiche – le calende greche dell’approvazione del piano e il cittadino “B”, confinante o dirimpettaio che grazie alla manaccia regionale, invece potrà vedersi sanati gli abusi e riconosciuti i danari per provvedere alla ricostruzione. Oltre alla discriminazione tra terremotati, è lampante che in questo modo si blocca l’intero paese. Si blocca l’intera ricostruzione e si manda affanculo ogni buona pratica ipotizzabile.

L’unica nota positiva, in tutto questo, è che siamo ancora lontani dall’approvazione. La conferenza si è insediata e possiamo iniziare a controllare il suo lavoro. Ora dobbiamo sperare che cambi il vento, che si comprendano gli errori commessi e si corregga il tiro, si corregga il modo operativo, si applichi un nuovo criterio di valutazione e che non sia quello dei simpatici e degli antipatici, degli amici e dei nemici, di quelli che portano soldi a qualcuno e quelli che, invece, non portano soldi, di chi merita e di chi non merita.
Serve visione, conoscenza, impegno e lavoro. Quello che non c’è stato. Evidentemente.

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