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Insediamenti foriani tra punizioni ed “esaltazione” per Monte e Scotti tra Panza e Forio Centro

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Gaetano Di Meglio | Sarà un uno-due di chiesa a Forio. Sarà un mercoledì e un giovedì da leoni e da vendette quelli che animeranno il decanato di Forio.
Mercoledì 14 settembre, L’Esaltazione della Croce e Solennità della Dedicazione della Chiesa Parrocchiale, ci sarà l’insediamento del parroco (non voluto) a Panza. Don Emanuel Monte, accompagnato dal Vescovo Pascarella ma non dai parrocchiani del centro di Forio, farà ingresso nella Parrocchia di San Leonardo che sembra non essere felice di averlo.
Solo qualche giorno fa, infatti, avevamo pubblicato un lungo articolo dal quale emerge il sentiment dei panzesi: “L’altro elemento che – pur apparendo ridicolo di fronte alla vertigine provocata dall’impossibilità di organizzare i festeggiamenti patronali – non può non destare fastidio e amaro sgomento, è il lasciar trapelare dall’Episcopio, con quel dire leggero, con quel parlar tacendo tipico dell’apparato, che l’arrivo a Panza del reverendo Monte, è stato un atto di ridimensionamento, di pulizia, di punizione.

E’ ciò che di questa venerabile Comunità parrocchiale si pensa in Curia: una comunità di miserabili in cui confinare gli sgraditi al Potere? Ciò non di meno, con i suoi circa 5000 fedeli, è questa la più grande Parrocchia della Diocesi, la seconda ed essere elevata a tale titolo nel Decanato di Forio, con ogni probablità tra le cinque più antiche dell’intera Diocesi che all’epoca della sua elezione comprendeva anche le isole pontine. La presa di canonico possesso del reverendo Monte dev’essere, dunque, vista come l’atto di una Chiesa che predica il perdono, ma non esita ad esercitare la vendetta, che dice di voler servire, ma si fa tiranna, che si vanta di preferire gli ultimi, ma predilige sedere a tavola con i primi?

Sarebbe interessante conoscere i criteri che determinano l’importanza di una Parrocchia agli occhi della Curia. E’ il numero delle anime? Parrebbe di no, altrimenti il Vescovo sarebbe spesso a queste latitudini: E’ “l’anzianità di servizio” o più prosaicamente è la capacità di fare cassa? E se sì, in che cosa la Chiesa che è in Ischia è, dunque, diversa dal signore del mondo, dalla società dei consumi, dall’imperante capitalismo che giudica un uomo dalla capacità del suo portafoglio, che idolatra il denaro tanto da renderlo l’unico generatore di valori?
In questo scenario, mercoledì arriverà Don Emanuel Monte che non è felice e che in una riunione, giorni fa, sembra abbia esternato tutta la sua delusione e rabbia per l’esito del giro di preti. Qualcuno è convinto che anche Lagnese abbia provato a perorare la causa di Emanuel Monte ma Pascarella tira dritto in questo giro che non è piaciuto a nessuno (Solmonese voleva il “centro” ed Emanuel, invece, San Vito).
Giovedì 15, invece, Pascarella sarà impegnato a Forio Centro per l’insediamento di Don Beato Scotti nella parrocchia di San Sebastiano. L’unico che dimostra allegria e gioia e fa ingresso nella “SUA” nuova parrocchia dopo il bagno di fede semplice a Santa Maria al Monte. Regalando un’immagine di fede semplice e sincera. Nessuna foto a torso nudo abbracciato al cagnolino come Don Solmonese e nessuna polemica che arriva sia dal passato sia dal futuro come per Don Emanuel Monte.

Qualcuno dovrebbe dire “Benedetto colui che viene nel nome del Signore” e, se questo vale per il Centro, a Panza, invece, si racconta che: “E’ stato deciso per la Chiesa che è in Panza, un’opera di progressiva demolizione, di svuotamento, di emarginalizzazione, di annichilimento della sua identità. Le parole che il Vescovo verrà a pronunciare per la presa di possesso da parte del reverendo Monte saranno parole di circostanza, un esercizio di pura retorica, lo spettacolo del gattopardismo. E’ così che il Potere salvaguarda se stesso. La coscienza, tuttavia, ha imposto il dovere di non tacere. E’ il debito di riconoscenza che abbiamo nei confronti dei Padri, l’obbligo del monito ai contemporanei, l’imperativo della testimonianza ai posteri.”

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