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In nome di Procida ci hanno cancellato dalla storia…

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Gaetano Di Meglio | Questo argomento è centrale e, dopo qualche anno, finalmente, arriva una prova visibile di quanto Procida e Bacoli siano nostri nemici e facciano parte di un sistema che ha la missione di tagliarci fuori. Un modo per limitare l’azione della Regione Campania fino alla punta di Vivara. Una sorte di confine da ridisegnare che, con Procida Capitale, è ogni giorno più visibile con una linea rosa.

Devo lo spunto di questa notizia a Riccardo Sepe Visconti. Una notizia che non avevo considerato perché, fin dall’inizio, ho valutato per quello che è la proposta di Procida Capitale: una macchina mangia soldi, alimenta clientele e che si chiude a riccio e “sparte ricchezza”.

Riccardo Sepe Visconti mi ha scritto: “È questo il tema etico, scientifico e politico che ti sottopongo, caro Gaetano, segnalando che la Sovrintendenza Archeologica, insieme a Paolo Giulierini, direttore del Mann, ed a Fabio Pagano, direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, ha appena inaugurato un percorso (finanziato con i fondi disposti per Procida Capitale della Cultura) tra i (soli!) musei di Baia, Procida e Napoli per celebrare gli antichi insediamenti Greci in quest’area. Come se ad Ischia Pithecusa non fosse mai esistita, come se la coppa di Nestore fosse solo una ceneriera… “
Riccardo mi scrive nel merito della mostra “I Greci prima dei Greci. Alle origini della presenza ellenica nel Golfo di Napoli” articolata in tre sedi: museo civico di Procida, museo Archeologico nazionale di Napoli e parco archeologico dei Campi Flegrei”

Si, avete capito bene: le origini della presenza ellenica senza Ischia. Senza Lacco Ameno, senza la Coppa di Nestore.

E, cosa ancora più folle, con Procida! Un’isola che non ha nulla a che fare con i greci tanto che i reperti esposti a Procida provengono dal Museo di Cuma!
Una figuraccia storica. Una mostra pezzotta che dovrebbe farci indignare non solo come ischitani, ma come persone che studiano. E non serve essere fini archeologici, basta essere semplici studenti di storia semplice. Di storia terra terra per sapere che a Lacco Ameno c’è la prima e la più importante testimonianza della storia ellenica dalle nostre parti.
Pensate che “questi” hanno avuto il coraggio di scrivere: “La prima tappa della mostra, al museo civico di Procida, si svilupperà nella sezione “Storia antica dell’isola di Procida” e, in particolare, nella sala III, dedicata al porto-approdo di Vivara, alla vita quotidiana, agli incontri e agli scambi. Nel corso della media età del Bronzo Vivara, grazie alla sua posizione strategica e alla sua particolare conformazione morfologica, divenne uno dei centri più importanti nell’ambito dei traffici marittimi che collegavano la Grecia micenea con il Mediterraneo occidentale. Le imbarcazioni provenienti dall’Egeo approdavano presso l’antico porto-approdo vivarese (oggi sommerso) portando grandi giare adatte all’uso quotidiano ma anche vasi finemente decorati con pittura brillante, caratterizzati da motivi floreali, cerchi concentrici, spirali e bande, oggi testimoniati dal ritrovamento di numerosi frammenti ceramici.

A raccontare la presenza greco-micenea sull’isolotto sono anche preziosi oggetti ornamentali, manufatti in bronzo e numerose tracce riconducibili alla lavorazione dei metalli. L’area flegrea ha visto un’intensa frequentazione dei primi naviganti egei fin dalla prima metà del II millennio a.C., frequentazione che sembra interrompersi per poi riprendere con quella che viene definita la prima colonizzazione greca in Occidente, avvenuta nel corso dell’VIII secolo a.C., prima con l’impianto di Pithekoussai e poi nel secondo quarto dell’VIII sec. a.C. con la fondazione di Cuma. Il museo civico di Procida ospiterà alcuni reperti provenienti da una delle tombe più antiche indagate proprio presso l’antica colonia greca di Cuma, i cui approfondimenti saranno affrontati presso le sedi espositive del parco archeologico dei Campi Flegrei.

Sia chiaro, non c’è nessuna traccia dei greci a Procida! NESSUNA.
Hanno preso le “crastole” di Cuma e le hanno portato a Procida. E, cosa davvero grave, lo ripetiamo hanno escluso il Museo di Pithecusa di Lacco Ameno dove, davvero, c’è l’antica GRECIA!
Però, offesa delle offese, l’Isola d’Ischia non sarà ricordata 4 miglia più avanti di Procida, bensì nelle sala del MANN. Se non è assurdo questo, cosa è assurdo?

“Il racconto al Mann si articolerà nelle sezioni permanenti “Preistoria e Protostoria” e “L’isola d’Ischia”, mediante il dialogo tra una selezione di reperti e apparati didattici già in allestimento e oggetti custoditi nei depositi, svelati al pubblico per l’occasione. Il percorso prenderà avvio nella sala CXXIX con un’introduzione dedicata alla civiltà micenea, supportata da un piccolo saggio della sua arte: tre vasi di fattura egea appartenenti al ricchissimo patrimonio “sommerso” del Mann, accompagnati da brevi cenni sulla storia della loro acquisizione. Addentrandosi nella sezione “Preistoria e Protostoria”, la narrazione proseguirà nella sala CXLVII: qui si presenteranno i dati a disposizione sulle interazioni tra i Micenei e l’area del Golfo di Napoli durante l’età del Bronzo, partendo dalle testimonianze di Vivara (Bronzo medio) – in esposizione permanente – e, per l’entroterra, dai materiali archeologici provenienti dal sito di Afragola (Bronzo recente e finale), messi a disposizione dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli. Alcuni manufatti di provenienza egea, appartenenti a corredi funerari dalle necropoli di Capua e Cuma (sala CXXVII), offriranno lo spunto per illustrare la fase dei contatti tra Egeo e Campania nella prima età del Ferro. Nella sala CXXV della sezione “Isola d’Ischia”, infine, si descriverà la nascita di Pithekoussai, primo episodio della colonizzazione greca in Occidente”.
Capito? Nella sala CXXV della sezione “Isola d’Ischia”, infine, si descriverà la nascita di Pithekoussai, primo episodio della colonizzazione greca in Occidente e non sull’isola d’Ischia.
Faccio mie le parole di Riccardo Sepe Visconti: “Rubare ad Ischia la sua storia è un delitto. Culturale, scientifico, politico ed etico”.

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2 Commenti

  1. Forse, e sottolineo “forse”, bisognerebbe dare un po’ di colpa anche ai nostri sei sindaci che nn mi pare abbiano fatto qualcosa per l’isola d’Ischia? Che ne dite? O dare sempre la colpa agli altri “a posteriori” è lo sport preferito? Mi pare che il sindaco di Bacoli stia facendo tantissimo (lui dice solo il suo dovere), ma i nostri dove sono? Mi pare che latitano……

  2. Il forse, egregia Lucia 65, te lo sei imposto tu stessa. E il dubbio è legittimo, ma ti smentisce in partenza. Non sono i sindaci dell’isola che devono rivendicare qualcosa che appartiene di diritto alla nostra storia. Sono gli enti superiori che si occupano delle antichità e delle testimonianze reali del nostro passato, che non devono fare gli gnorri! Sono antistorici per convenienza? O per che cosa ? per farsi belli da qualche parte e farsi scornare da altri ? E se quando venissero ad Ischia li pigliassimo a calci nel sedere ? Ma senza far loro troppo male, ovviamente !

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