venerdì, Giugno 18, 2021

Imprenditore ischitano arrestato per legami con un boss calabrese

In primo piano

Paolo Mosè | I carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Lamezia Terme hanno bussato alla porta alle cinque del mattino per eseguire una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Destinatario del provvedimento emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia della procura della Repubblica è Vittorio Palermo, 63 anni, che era nella sua abitazione di Ischia Ponte insieme ai suoi familiari. Un ischitano che negli anni passati aveva deciso di trasferire le proprie capacità imprenditoriali in Calabria e secondo l’accusa avrebbe avuto un rapporto molto stretto in affari con un presunto boss locale, Carmelo Bagalà, di Gioia Tauro. Il gip ha firmato diciannove provvedimenti cautelari, di cui sei in carcere, undici agli arresti domiciliari e due misure interdittive. Il numero degli indagati è molto più sostanzioso, vi sono diversi personaggi coinvolti che restano a piede libero. Per alcuni di essi il gip non ha accolto la richiesta cautelare avanzata dal procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri. L’operazione è denominata “Alibante”, che ha coinvolto numerosi gruppi specializzati nella lotta alla malavita organizzata dell’Arma con il supporto dello “Squadrone eliportato” e dei “Cacciatori” di Vibo Valentia. Un’operazione che ha interessato da Nord a Sud d’Italia, da Aosta fino ad arrivare a Lamezia Terme.
Le accuse sono abbastanza gravi e vengono contestate ai singoli indagati per associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso, corruzione, estorsione consumata e tentata, intestazione fittizia di beni, rivelazione di segreti d’ufficio e turbativa d’asta. Tra i nomi che sono stati raggiunti da provvedimento coercitivo vi è anche qualche appartenente alle forze dell’ordine.

LE ATTESTAZIONI DI STIMA
Quando i carabinieri hanno bussato all’abitazione di Ischia Ponte il Palermo era in compagnia della madre, una ischitana doc, ed è rimasto stupefatto del provvedimento cautelare e per le contestazioni di tipo mafioso si è reso necessario il trasferimento presso la struttura carceraria di Secondigliano. Ove vengono alloggiati quei detenuti che hanno reati inerenti alla criminalità organizzata, che fanno parte di associazioni dedite al traffico di sostanze stupefacenti. Tutto si è svolto nella massima riservatezza, nessuno si è accorto dell’arrivo dei carabinieri che erano giunti il giorno prima dalla Calabria sull’isola d’Ischia. Giunti dopo aver verificato che il Palermo non era più in Calabria, ma aveva fatto ritorno ad Ischia. Il giorno prima del blitz gli investigatori si sono accertati che sarebbe rimasto per la notte nella casa materna. Per andare a colpo sicuro alle prime luci dell’alba.

E’ un arresto che ha creato stupore nell’ambiente calabrese, dato che il Palermo è un imprenditore turistico alberghiero molto apprezzato e conosciuto sul territorio. Ricoprendo incarichi importanti, per essere finanche docente dell’Università Unical di Rende. In suo sostegno sono state raccolte 300 firme tra colleghi, imprenditori, chi lo conosce a fondo da rendersi necessario un attestato di stima per far emergere una personalità diversa da come viene descritta nell’ordinanza di custodia cautelare che di qui a qualche riga ne riporteremo i brani più significativi. E’ stato un docente di questa università a voler esternare con questa iniziativa un appello, un riconoscimento a Palermo, per «la convinzione maturata, anzi radicata nella lunghissima conoscenza personale e nella collaborazione di lavoro e ricerca, della sua assoluta distanza culturale e di vita da situazioni, fatti e persone per come leggiamo nei gravissimi capi d’imputazione a suo carico».
Sottolineando però comunque un rispetto per l’attività svolta dagli inquirenti ed in particolare per la procura della Repubblica di Catanzaro, osservando che «il nostro rispetto per le istituzioni, e per la magistratura, supporta questa convinzione e confidiamo nel più solerte accertamento dei fatti, che non potrà non riconoscere l’onestà e la professionalità di Vittorio Palermo».

C’è una parte di professionisti, docenti, uomini di cultura che non credono che l’ischitano Palermo possa essere quello descritto nel provvedimento cautelare. Nel documento firmato dai 300 sostenitori del Palermo vi è la volontà di «contribuire, per quello che è possibile, a ricostruire ed evidenziare la storia di vita di questa persona: padre ammirevole, ora anche nonno delicatissimo, insegnante universitario integerrimo, costruttore di forti e lunghe relazioni con associazioni cattoliche e laiche impegnate nel mondo del volontariato, persona leale, trasparente che svolge le sue attività alla luce del sole, sempre ispirata da ideali di solidarietà e da fini conseguenti».

I RAPPORTI CON IL BOSS
Un lungo elenco di persone che stimano Vittorio Palermo. I magistrati evidenziano una situazione un po’ diversa, si parla dell’imprenditore turistico Palermo che sarebbe in combutta con un boss potente quale viene considerato il Bagalà, che sarebbe il capocosca di questa organizzazione. Le attività economiche che farebbero capo a Palermo in qualche modo avrebbero una cointeressenza con questa organizzazione che si è radicata in un particolare territorio della Calabria. Di fatto Vittorio Palermo è nato ad Ischia, ma negli ultimi tempi ha preferito acquisire la residenza a Cosenza, anche per motivi legati al suo impegno universitario e alla gestione di alcune attività turistiche. Tanto da essere ritenuto un eminente ricercatore universitario dell’Unical. Questa attività, come di quelle altre legate ad associazioni sociali, sono state passate al setaccio dagli inquirenti. Per il gip di Catanzaro già da diversi anni il Palermo avrebbe allacciato rapporti stretti con il boss della ‘ndrangheta Carmelo Bagalà. Secondo le accuse l’ischitano avrebbe gestito alcune società a lui riconducibili, ma che avevano amministratori diversi, si parla di due fratelli. Ed in particolare la gestione di un hotel, “Eurolido”, che di fatto sarebbe intestato al Palermo. E di aver avuto la capacità di fondare un’altra società, la “Turismo & Sviluppo”. Secondo sempre gli inquirenti, il boss Bagalà era di fatto un ospite quasi fisso dell’hotel “Eurolido”, che sarebbe diventato nel tempo una sorta di “cassaforte” dei proventi illeciti racimolati negli anni proprio dal boss Bagalà. Il quale sarebbe stato intercettato a lungo e avrebbe riferito all’interlocutore: «100.000 euro… un altro poco… me li sono fatti dare dall’Eurolido».

Altre frasi un po’ criptate e ambigue che sono state interpretate dai carabinieri. Si parla di ulteriori 100.000 euro che sarebbero stati riversati nella “Calabria Turismo”, anch’essa fondata dal Palermo, e ciò emergerebbe da altre intercettazioni telefoniche in cui il boss affermava: «E’ arrivato poi quel bonifico? Quello doveva arrivare dalla Jugoslavia… dalla Dalmazia… non so da dove doveva arrivare! Ma doveva arrivare la settimana scorsa».
Per gli inquirenti questa sarebbe la dimostrazione del coinvolgimento dell’ischitano Palermo negli affari illeciti della cosca. La riprova sarebbe legata ad una circostanza che dal luglio del 1999 al 2004 il Bagalà aveva fissato il proprio domicilio presso l’hotel “Eurolido” nel periodo in cui era sottoposto alla sorveglianza speciale. Risultando in quel periodo dipendente della società “Sviluppo & Turismo” insieme alla figlia. E a quanto pare senza percepire redditi reali.

L’AFFARE IMMIGRATI
L’altro affare su cui si sarebbero lanciati è nella gestione degli immigrati. Proventi molto remunerativi nel periodo che va dal 2011 al 2013. Gestendo un altro bene, il “Residence degli Ulivi”, anche questo riconducibile al Palermo ed adibito per l’occasione ad accoglienza dei migranti. Una struttura che ha ottenuto negli anni precedenti due concessioni edilizie per realizzare questo centro turistico alberghiero. In queste concessioni veniva finanche realizzata l’abitazione del boss Carmelo Bagalà, che distava pochi metri dalla struttura turistica.

La svolta sarebbe avvenuta nell’aprile del 2011, quando la società “Eurolido” stipulava un accordo per la locazione della struttura per un canone di 13.500 euro al mese con la società consortile “Calabria accoglie”, che a sua volta aveva sottoscritto un accordo con la Protezione Civile della Regione Calabria per dare un tetto ai tanti migranti provenienti da diversi Paesi in modo irregolare, per raggiungere l’Europa. Non sempre le cose sono andate per il verso giusto, allorquando la “Eurolido” rescinde il contratto di locazione e si procede allo sgombero degli ospiti dalla struttura. Una intercettazione in particolare dimostrerebbe che proprio questa struttura e i terreni circostanti fossero di fatto di proprietà del Bagalà, quando afferma: «Quell’altro… dove erano, dove erano i neri, ha preso 3 miliardi e 200mila euro e l’ho fatto io!». Tale circostanza sarebbe stata altresì confermata durante i dialoghi intercorsi tra Bagalà e il Palermo durante i contatti telefonici. La riprova sarebbe legata a ciò che riferiva il Palermo, che chiedeva al Bagalà determinate situazioni. Il Palermo avrebbe riferito «se presso l’immobile ci fosse ancora il guardiano e non si fossero verificate ulteriori problematiche…». Ricevendo dal boss una risposta tranquillizzante. Spiegando che vi erano due persone che erano lì a guardiania e che queste stesse persone avrebbero «impedito a qualche zingaro di razziare all’interno del sito». E si parla finanche di possibili risarcimenti da richiedere al Consiglio dei ministri nella misura di 75.000 euro da poter poi trasferire al boss Carmelo Bagalà.

PASSAGGI SOCIETARI
Una vicenda molto intrecciata che fa emergere che altri imprenditori denunciarono questa situazione un po’ anomala, tanto da indicare la presenza di soggetti legati al mondo malavitoso. Per la procura della Repubblica l’imprenditore Palermo versava una somma di denaro incassati per l’accoglienza al boss, che a sua volta garantiva che nessuno si lamentasse della presenza nel paese degli stranieri. Fino a scrivere nell’ordinanza che le «società di Vittorio Palermo fossero i più importanti punti di raccolta e reimpiego dei profitti illeciti accumulati negli anni dal sodalizio criminale».

Inoltre vi sarebbero delle intestazioni fittizie di attività e beni per ottenere il totale controllo del litorale turistico. E circa dieci anni fa lo stesso Palermo, in qualità di legale rappresentante della “Turismo & Sviluppo spa”, presentava due domande di concessione edilizia per realizzare il complesso turistico “Hotel Temesa Village”. L’anno successivo lo stesso Palermo avrebbe realizzato una ennesima società e tutto per favorire il boss Bagalà: la “Temesa Residence srl”. Avendo un accordo con il sindaco di Nocera, che risulta anch’egli indagato. Tutti questi passaggi societari e lo sviluppo imprenditoriale turistico avrebbero consentito di aumentare a dismisura il profitto economico e tutto questo grazie, secondo la Procura di Catanzaro, all’imprenditore turistico Vittorio Palermo. L’indagato ischitano è in attesa di far valere le proprie ragioni nelle sedi giudiziarie ed in particolare al tribunale del riesame per dimostrare la sua estraneità alle terribili accuse.

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1 commento

  1. I non credenti sorprendono. Non credere, non poter immaginare è comunque poca cosa. Alla fine della giornata sono i fatti che contano e quando un cospicuo numero di investigatori si muove dalla Calabria ad Ischia non lo fa per il fascino dell’isola.

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