Impagliazzo: “Mennella l’uomo in più. Posso restare a Forio, ne ho già parlato”

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Franco Impaglaizzo. Foto Francesco Di Noto Morgera
foto Francesco Di Noto Morgera

Al termine di una stagione davvero difficile, il Real Forio ha ottenuto la salvezza senza passare attraverso i play out. Un risultato quasi impensabile sia appena dopo l’esonero di Flavio Leo (il tecnico con cui i biancoverdi avevano iniziato la stagione), sia alla fine di febbraio, quando la squadra foriana – guidata da Franco Impagliazzo – era in piena balia di se stessa, degli eventi e delle avversarie. Poi, la svolta: un finale di campionato in discesa sia per quanto riguarda l’assenza di problemi di sorta, sia per la forza delle avversarie incontrate. Di tutto questo ne abbiamo parlato a lungo con l’artefice del successo finale, proprio mister Impagliazzo, che non ha nascosto anche qualche interessante particolare in vista della prossima stagione.

Mister Impagliazzo, a distanza di oltre 20 giorni dal raggiungimento della salvezza diretta col Real Forio, credo prevalga in lei un sentimento si grande soddisfazione…

“Sicuramente ho ereditato una situazione difficile. Era sotto gli occhi di tutti. Non voglio colpevolizzare chi c’era prima di me, è un dato oggettivo. Anche perché, nel girone di ritorno contro le stesse squadre, non abbiamo comunque racimolato punti. Quindi vuol dire che le stesse avevano qualcosa più del Real Forio. La realtà è questa. Resta il fatto che prendere una squadra con 1 solo punto dopo 8 partite e ritrovarsi subito lo scontro con la capolista Savoia e poi il derby a Barano, rendeva non facile il tutto. Fortunatamente, o per bravura e capacità, in quelle 2 gare abbiamo fatto 4 punti e siamo riusciti a ripartite pian piano. Avevo detto al mio arrivo che se avessimo chiuso l’andata sui 12-15 punti, avremmo potuto salvarci. Li abbiamo fatti, poi nei girone di ritorno per una serie di infortuni, squalifiche, ruoli inventati con centravanti messi come difensori centrali, esterni alti che diventano bassi o centrocampisti come Mazzella adattati a terzino, non è stato facile. Spesso si è dovuto ricorrere a calciatori della Juniores di cui manco si conoscevano i ruoli, non perché non li conoscevamo, ma perché li stessi non si allenavano con la Juniores. Erano li per fare numero, per non arrivare a compilare una distinta in cui non vi fossero stati 18 calciatori, per non sfigurare con arbitri ed avversarie. Non volevamo dare segni di rinuncia ed abbiamo provato a tirare avanti. Poi, già dalla gara di ritorno col Savoia, dove perdemmo sonoramente ma facemmo una bella partita, e dal derby col Barano, vinto, le cose cominciarono a cambiare. Tutti ritornarono ad allenarsi e si sono potute provare ancora certe cose. Avere la possibilità di operare delle scelte, fa si che tutti stiano sulla corda. Quando questo non può essere fatto, i calciatori si allenano con meno voglia – perché questo sono queste categorie – perché sanno che la domenica giocheranno sicuramente…”.

E i sentimenti…

“C’è stata tanta soddisfazione. Se dopo l’11° di ritorno, dopo la gara con la Mariglianese, avevamo solo 2 punti sulla stessa, vuol dire che nelle successive 4 partite siamo riusciti a darne altri 8 alla penultima. Quindi, al di la dei demeriti della Mariglianese, vuol dire che abbiamo fatto qualcosa di buono”.

C’è in lei un piccolo sentimento di rivalsa? Visto che dopo il 7° posto dello scorso campionato era stato salutato dalla dirigenza foriana, che ha preferito ripartire con un progetto ed un tecnico nuovo, che poi l’ha richiamata dopo pochi mesi a furor di popolo…

“Non provo nessun sentimento di rivalsa. Con la dirigenza del Forio mi ero lasciato in buonissimi rapporti. Ho sempre fatto calcio, quindi so come possono andare determinate situazioni. Se Allegri, dopo aver vinto 4 scudetti di fila viene messo in discussione, figuriamoci se non può esserlo un allenatore come me, anche se avevo raggiunto un 7° posto, restando dietro solo a squadre che avevano un budget superiore. Avevamo fatto benissimo, ma la società ha optato per un programma diverso che inizialmente non stava dando frutti. Alla fin fine, ho avuto a disposizione calciatori che già avevo avuto l’anno prima, visto i vari Vitagliano, Piccirillo, Filosa scartato dal Barano e Sirabella che tornava dal prestito. Fra questi, solo Piccirillo ha giocato quasi stabilmente titolare, quindi non ci siamo rinforzati per nulla. Anzi, ci siamo indeboliti perché abbiamo avuto la squalifica e l’infortunio di Di Dato, l’infortunio di Savio che è durato un mese. Questo ci ha tolto la possibilità di fare punti anche contro squadre più forti di noi. Comunque, sottolineo che non ho sentimenti di rivalsa, a Forio sono amici”.

La squadra che hai preso in mano ad inizio novembre ce l’avrebbe fatta a salvarsi, in un modo o in un altro?

“Quando sono subentrato, dissi che la squadra, con 1 punto, al massimo avrebbe potuto fare un play out. Poi non potevamo sapere che il Pimonte avrebbe abbandonato totalmente dopo 10 partite. Ad un certo punto, abbiamo temuto di non farlo il play out perché la quint’ultima si poteva allontanare di oltre 10 punti, cosa che poi abbiamo invertito. La squadra era quella dell’anno precedente. Al mio arrivo mi sono confrontato con i vecchi, perché non me la sentivo di responsabilizzare i ragazzi di 17, 18 e 19 anni. Ho avuto la disponibilità dei più grandi per quanto riguarda gli allenamenti e l’attaccamento, che avrebbero dovuto dimostrare stando sul campo anche da infortunati, e ne abbiamo tratto giovamento”.

Quindi ha incontrato fin da subito la voglia di riscatto del gruppo storico del Real Forio. E’ questo gruppo l’artefice in campo della salvezza, oppure c’è qualcuno, anche fra i giovani, che l’ha particolarmente meravigliata in questo percorso vincente?

“Tutti hanno cercato di essere utili alla causa, però Mennella, insieme a Trofa, Chiaiese e Rubino, ha cercato di trascinare il gruppo affinchè questo si verificasse. Luigi Mennella è stato un martello, senza la sua intensità il Forio forse avrebbe raggiunto i play out ma non la salvezza diretta. Luigi ha spronato tutti dall’inizio alla fine, cercando di far capire come ci si deve comportare in campo per essere determinati”.

C’è stato un periodo molto buio, fra infortuni e squalifiche. Soprattutto Di Dato dopo le 5 giornate di squalifica e l’infortunio appena dopo il rientro, ha rischiato magari di essere messo da parte. In quelle settimane ha pensato di svincolare il calciatore per usare le risorse prendendone un altro magari nello stesso ruolo?

“Era difficile prevedere che, dopo averlo atteso al termine della squalifica, Di Dato si potesse infortunare così gravemente. Comunque, avevamo provato a prendere un difensore. Avevo contattato amici in terra ferma, ma per portare un difensore a Ischia ci sarebbero voluti 1400-1500 euro al mese, ed il Forio non se li poteva permettere. Quindi, si è cercato di tirare avanti con Savio in quel ruolo, poi anche Pasquale si è fatto male ed altri hanno beccato squalifiche. Abbiamo patito, anche nell’adattamento di calciatori al ruolo”.

Possiamo dire che il vero punto di svolta della vostra stagione è stata la vittoria nel derby di inizio marzo col Barano?

“Sicuramente lo è stato. Avevamo vinto anche all’andata, ma entrambe sono state gare molto equilibrate nelle quali nessuna ha prevalso sull’altra. Episodi favorevoli hanno fatto si che venissimo a capo delle sfide, che rispetto alle altre si giocano sulla tensione, quindi è facile che non siano belle. Fortunatamente abbiamo vinto ed abbiamo potuto affrontare meglio le gare finali più abbordabili contro Mariglianese, Pimonte, ecc, ecc”.

Ovviamente è presto per parlar di futuro in casa Real Forio. Fra l’altro, le elezioni comunali di Giugno potrebbero avere un peso determinante sulle sorti societarie. Ma, se tutto dovesse andare bene e se i dirigenti biancoverdi dovessero chiamare Impagliazzo per dirgli ‘resta con noi’, lei risponderebbe ‘resto, se…’. Cosa?

“La società ha sempre mantenuto gli impegni con tutti, a volte con un po’ di ritardo ma lo ha sempre fatto. E lo farà anche quest’anno perché alla cena dell’altra sera ha garantito tutto. Io ho parlato già con l’avvocato Di Maio ed ho detto che, se si vorrà fare un determinato discorso, si dovranno prendere determinati calciatori non costosissimi. Si dovrà eliminare qualcuno che fra vitto e alloggio costa qualcosa e prendere elementi isolani che fanno al caso nostro, che possa quotidianamente allenarsi”.

Quindi, avete già gettato delle prime basi per un futuro ancora insieme…

“Dico chiaramente che ho già parlato con calciatori che giocano ad Ischia, ho ricevuto una determinata disponibilità e se sono rose fioriranno. Vediamo prima le elezioni come andranno. L’avvocato Di Maio, che è uno che si impegna in prima persona per il Forio e bisogna vedere che tipo di suffragio avrà alle elezioni per capire se potrà proseguire o lasciare a qualcun altro, che a sua volta potrebbe volere altre situazioni tecniche ed organizzative. La società sa dove trovarmi. Io vorrei anche allenare calciatori che non mi trovo li senza averli presi…”.

Vorrebbe avere un certo “potere” decisionale…

“Non è un potere. Vorrei poter scegliere quei 2-3 calciatori in determinati ruoli che mi aiutino a mettere bene la squadra in campo. Nelle ultime stagioni mi sono un po’ adattato anche nel modulo agli uomini. Vorrei costruirmi la squadra, darle una parvenza secondo le mie idee”.

Se tutto dovesse andare bene, alle elezioni dico, e quindi con Taratà ancora sulla panchina del Real Forio, non crede che la possibile crescita della Rinascita Ischia possa spezzare le gambe sia alla società foriana che al Barano in sede di formazione delle rose? Attirerebbe i calciatori importanti a se lasciando poco alle altre isolane…

“Sicuramente potrebbe essere così. Ischia è Ischia, si va al campo e si trova l’abbigliamento, l’organizzazione. Però, devo dire, nei miei 2 anni a Forio qualcosa c’è stato. Inoltre, se dovesse essere, ho già contattato dei calciatori, che ho cresciuto negli anni scorsi, che è probabile che mi seguano al Forio non ascoltando l’eventuale richiamo dell’Ischia. Lo dico apertamente. Poi, volevo chiudere con dei ringraziamenti”.

Prego…

“Volevo ringraziare un gruppo di tifosi che hanno seguito gli allenamenti quotidianamente. Era sempre presente al campo, ha creduto forse anche più di me che la squadra potesse salvarsi. Parlo del Messicano, Kaka, Antonio Zibac. Ci sono stati ed hanno visto con quale intensità la squadra ha preparato le ultime partite. Anche a loro va il mio grazie”.

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