Il Vescovo Lagnese per i familiari di Villa Mercede: “Fermate la mancanza d’affetto”

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Dopo l’intervento della Pastorale Sociale e del Lavoro, anche il Vescovo della Diocesi di Ischia interviene su quella è che una delle pagine più tristi e nere della sanità sull’isola d’Ischia. Otto morti e oltre 70 lavoratori alla deriva per un servizio gestito dall’ASL che, neanche con la pandemia, riesce a trovare un barlume di normalità.

Da un disastro all’altro, da una figuraccia all’altra, continua l’assurda chiusura ai familiari della RSA di Serrara Fontana. Questa volta, dopo Marianna Sasso e Pina Trani è la volta del Vescovo Pietro Lagnese che sollecita una diversa gestione.

LA LETTERA

Martedì 4 agosto u.s. – scrive Lagnese – ho ricevuto da un gruppo di familiari degli ospiti della RSA Villa Mercede sita in Serrara Fontana un’accorata lettera nella quale esprimono al Vescovo e alla Chiesa di Ischia il loro dolore e il loro rammarico nel vedersi ancora impossibilitati nel visitare i loro parenti ospiti a Villa Mercede dopo un periodo di circa 5 mesi in cui, a causa della pandemia da Covid-19, è mancato qualsiasi contatto tra i familiari e i degenti della RSA, un provvedimento certamente necessario per tutelare la salute dei nostri anziani e dei propri cari.

In piena pandemia, purtroppo, anche questa RSA è diventata un vero e proprio focolaio di contagio da Covid-19, che ha visto molti degenti, operatori e familiari ammalarsi di coronavirus: molti di loro sono guariti, mentre coloro che già soffrivano di patologie più gravi, ahimè non sono riusciti a sopravvivere.

La Chiesa di Ischia si stringe intorno ai familiari delle vittime a cui abbiamo assicurato la nostra preghiera, e, in questo momento in cui l’emergenza si è attenuata, sente tutta l’importanza di sostenere la richiesta delle famiglie degli ospiti dell’RSA Villa Mercede che chiedono il ripristino di incontri periodici regolari con i propri congiunti, proprio per mantenere vivo il legame con i propri cari, unendo in tal modo all’impegno e alle cure dei medici e paramedici, l’affetto e la prossimità delle persone care, azione quanto mai necessaria per la salute degli ospiti di tale struttura.

Siamo certi che la vicinanza dei familiari alle persone affette da patologie degenerative rivesta un ruolo riabilitativo fondamentale; la mancanza quotidiana di affetto da parte dei parenti è un disagio che certamente non fa bene alla salute dei degenti. I familiari degli ospiti dell’RSA Villa Mercede hanno sempre dato fiducia al lavoro dei sanitari che si occupano dei propri congiunti e ne hanno compreso l’impegno anche durante i giorni difficili dei contagi da Covid-19, consapevoli che ciascun congiunto è stato trattato con tutta la cura e il rispetto possibili.

Pertanto, ora che la situazione sembra andare verso una normalità, mi unisco alla voce dei familiari dei pazienti di Villa Mercede, che chiede di ricongiungersi ai propri cari: nessuno più dei familiari ha a cuore la salute dei loro congiunti. Evidentemente tali visite si dovranno effettuare con tutte le precauzioni necessarie per il contenimento del contagio da Covid-19, che gli organi preposti indicheranno opportunamente per garantirne la sicurezza, le turnazioni, i tempi e i luoghi di incontro.

Rivolgo tale richiesta in modo particolare alla Direzione Generale dell’ASL Napoli 2 Nord a cui va il nostro ringraziamento e, in modo particolare, a tutti i medici e gli operatori sanitari dell’isola d’Ischia, a incominciare da quelli del P.O. “A. Rizzoli”, per il difficile lavoro svolto durante questi mesi di emergenza sanitaria, insieme alla piena riconoscenza per i sacrifici a cui si sono sottoposti per assicurare a tutti i cittadini un’efficiente assistenza sanitaria.

Un grazie lo rivolgo anche ai Sigg. Sindaci dell’Isola e alle Forze dell’Ordine che con grande impegno sono riusciti a contenere il contagio sulla nostra meravigliosa Isola; a tutti loro chiedo un ulteriore sforzo da condividere insieme: avere maggiore cura rispetto alle fasce più deboli e alle persone che versano in condizioni di bisogno, affinché l’emergenza sanitaria non diventi anche una grave crisi sociale.

Solo unendo i talenti e facendo rete tra tutti gli organi preposti riusciremo, anche a partire dai più deboli, a dare nuovo slancio alla nostra Isola.

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