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Il racconto di Dell’Omo «Sono stato vittima di un’inaudita aggressione e di una coltellata senza un giusto motivo»

L'aggressione col coltello in discoteca. I momenti più drammatici raccontati dal vocalist de il “Blanco”

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Paolo Mosè | La vanità di sentire il suo nome e cognome rimbombare nella discoteca con tanto di saluto, è una “pratica” che è diventata molto comune negli ultimi anni. A confermarlo è lo stesso dipendente del “Blanco” ferito con una coltellata dall’attuale indagato Giuseppe Pirro, che si trova ancora ristretto nel carcere di Poggioreale. Dopo che il tribunale del riesame ha confermato la misura disposta dal giudice per le indagini preliminari all’udienza di convalida. Il giovane Pirro chiedeva al vocalist che urlasse nel microfono nome e cognome del papà con tanto di saluto. Il ritardo, l’incomprensione, la volontà forte di non acconsentire ad una richiesta anomala ha scatenato la reazione di padre e figlio. Da una parte il padre è indagato a piede libero per minaccia e lesioni, dall’altra invece il figlio è accusato anche di tentato omicidio. Per aver estratto dalla tasca il coltello che portava con sé. Di certo da casa, ma per fare cosa?

“PADRONI” DI ISCHIA
Il racconto che ne fa il dell’Omo è particolareggiato e riferisce inoltre altri episodi accaduti precedentemente. E guarda caso che avevano visto protagonisti gli stessi Pirro. Degli habitué dei locali notturni con la frenesia di voler a tutti i costi apparire. Forse per diventare noti al grande pubblico della notte. E il non aver soddisfatto la richiesta ha prodotto anche una reazione verbale, fregiandosi del titolo di essere i più importanti, i più forti e di comandare loro a Ischia. Dove, non si sa. In quale zona del territorio. Ma è quella classica frase buttata lì per ottenere un po’ più di “rispetto” per intimorire il prossimo. Resta il fatto che l’autorità giudiziaria in questo caso specifico si è dimostrata severa, come è giusto che fosse, di fronte ad una reazione spropositata, ingiustificata e che avrebbe potuto arrecare guai più seri. Per aver utilizzato il coltello e ferito il dell’Omo. Il quale, come vedremo nel suo racconto, si accorge di essere stato ferito solo quando decide di entrare all’interno della cucina del locale e si trova bagnato, ma quello è sangue. E solo allora decide di ricorrere alle cure dei sanitari.
I locali notturni sono stati sempre luoghi di aggregazione nella maggior parte dei casi, ma anche di momenti drammatici che fanno riflettere sulla variegata popolazione che non può fare a meno di quattro salti in pista. La storia ce lo insegna. Tornando al racconto che proponiamo del vocalist de il “Blanco”, è riportato a verbale di seguito senza che fossero state poste delle domande.

LE FASI DELL’AGGRESSIONE
E’ un racconto lineare, che rispetta la cronologia dei fatti e diventerà prossimamente altrettanto importante allorquando si passerà alla verifica dibattimentale: «Mi chiedete, dopo aver visto le immagini estratte dall’impianto di videosorveglianza del Blanco, in quale momento mi sono reso conto di aver ricevuto una pugnalata stilettata al fianco sinistro dopo l’accesa discussione con Pirro Giuseppe. Al riguardo ribadisco quanto già riferito nella denuncia sporta alle ore odierne 4.47, ovvero dopo che il Pirro Salvatore ed il Pirro Giuseppe erano stati allontanati dalla consolle e dal banco bar mi sono recato sul retro della cucina per trovare un attimo di tranquillità perché ero estremamente scosso per quanto accaduto ed è in quel momento che ho sentito di avere la maglietta bagnata al fianco sinistro e alzando la maglietta ho visto che sanguinavo da una ferita sul mio fianco sinistro. Sono stato accompagnato all’ospedale senza ricorrere al servizio sanitario del 118 con un passaggio che mi è stato offerto da un mio amico e per tutto il tempo sono stato in grado di deambulare, tant’è che prima di recarmi al pronto soccorso ho parlato con i carabinieri per spiegargli l’accaduto sebbene accusassi dolore al fianco… Mi chiedete in quale momento mi sono esattamente reso conto che il Pirro Giuseppe brandiva un’arma. All’inizio, quando il Pirro Giuseppe si è avvicinato non mi sono assolutamente reso conto che brandisse un coltello di cui non sono in grado di precisare le dimensioni. Prima di proseguire vorrei però precisare che quando il Pirro Giuseppe si è avvicinato alla mia persona provenendo dalla mia sinistra, incominciava a tirarmi per il collo con la sua mano destra ed avvicinandomi a lui mi riferiva le testuali frasi ripetutamente in gergo napoletano: “Tu non ti devi permettere di riprendermi perché a Ischia comando io, la tengo in mano…”.

Nel momento in cui il Pirro Giuseppe pronunciava queste frasi io gli rispondevo che non era mia intenzione non rivolgere il saluto a “Spek” ovvero a suo padre Pirro Salvatore, ma volevo che mi fosse chiesto in modo educato, cosa che gli avevo già riferito qualche minuto prima nel momento in cui si era avvicinato alla cassa del bar posta alla mia destra. In questo contesto il Pirro, in modo repentino e violento, mi colpiva alla testa con uno schiaffo e cingendomi il collo con la mano sinistra mi avvicinava e proferiva le testuali parole in gergo napoletano: “E ora il coltello lo tieni alla gola. Ora cosa vuoi fare, vuoi continuare ancora a ribellarti?”. Ed è in quel momento che ho abbassato lo sguardo e ho visto che Pirro Giuseppe brandiva un coltello di cui ribadisco non sono in grado di precisarvi le esatte dimensioni. Dopo aver visto il coltello, il Pirro mi colpiva ancora due volte con la mano sinistra e contemporaneamente continuava a proferire in gergo napoletano le testuali parole: “Ora ti uccido, qua comando io”. Da qui interveniva Gianluca che lo allontanava dalla consolle… Omissis. Durante l’aggressione appena descritta, Pirro Salvatore si trovava ad una distanza di circa 4-5 metri e tra di noi c’era anche Piro Marco addetto alla cassa del bar… Dopo qualche secondo arrivava Pirro Salvatore che dapprima mi cingeva il collo con violenza e poi mi colpiva ripetutamente al volto, sempre con estrema violenza e rabbia.

In questo frangente il Pirro Salvatore proferiva in gergo napoletano le testuali parole: “Ora te lo dico qua, ti aspetto fuori, ti devo uccidere”… Ad integrazione di quanto già denunciato ed a quanto riferitovi c’è da evidenziare che ci sono stati dei precedenti sia con Pirro Salvatore che con Pirro Giuseppe, sempre inerente alla pretesa di ottenere presso i locali notturni isolani il cosiddetto “saluto” da parte dei vocalist. Il primo episodio risale a circa 3-4 anni addietro quando lavoravo presso il locale notturno il “Valentino”. Lì, in prima battuta Pirro Giuseppe, in seconda un amico di Pirro Giuseppe, di cui non ricordo il nome, e in ultimo Pirro Salvatore, mi chiesero di salutare “la famiglia AP”, precisando che qualora non avessi obbedito alla richiesta all’indomani avrei avuto dei problemi, nel particolare il Pirro Salvatore pronunciò le testuali parole in gergo napoletano: “Ragazzo se non fai questo saluto domani mattina avrai il problema”.

RICHIESTE ARROGANTI
«Solo dopo l’intimidazione ho aderito subito alla richiesta. Una seconda volta, sempre 3-4 anni addietro, ovvero nell’estate del 2019, mentre mi trovavo come vocalist al Valentino fu ricontattato con WhatsApp da Pirro Giuseppe che mi chiedeva di intercedere per il suo ingresso all’interno del locale in quanto era stato scartato, precisando che qualora non fosse entrato ci sarebbero state delle spiacevoli conseguenze con le seguenti parole in gergo napoletano: “Se questi non mi fanno scendere qua succede un casino”.

Un terzo episodio si è verificato nell’estate del 2020 quando mi trovavo come vocalist all’interno del locale notturno all’insegna “Riva” ubicato ad Ischia sulla Riva Destra del Porto. In quel frangente Pirro Giuseppe e Pirro Salvatore si trovavano in un ristorante adiacente al locale dove stavo lavorando, quando entrambi ad un certo punto della serata, entrarono all’interno del Riva per chiedere ripetutamente di “salutare Spek” che ricordo essere il soprannome di Pirro Salvatore. Nonostante le ripetute insistenze ho aderito alla richiesta dei Pirro solo quando il gestore del locale mi ordinò di farlo “pro bono pacis”.

Dopo l’aggressione di stanotte tengo a precisare che vivo in uno stato d’ansia e di paura per i fatti subiti. Solo ora, che mi avete chiamato sono riuscito a specificare meglio i fatti perché durante la stesura della denuncia ero sotto shock come sopra riferito. Non so chi si indichi con l’indicazione “Famiglia AP”. Il saluto dei vocalist non mi viene richiesto solo dai Pirro ma anche da altre persone per diverse finalità ed a volte sono io che di iniziativa porgo il saluto a conoscenti e amici. Ad esempio in occasione di feste, in occasione di apertura di nuovi locali, tra fidanzati, amici, per i motivi più svariati. La differenza tra gli altri e i Pirro è che gli altri me lo chiedono in modo educato, e sinceramente ho anche il piacere di farlo. I Pirro lo pretendono e lo chiedono in modo arrogante, al che non ho piacere a porgere il saluto…». Le indagini continuano e non è da escludere che dopo la decisione del tribunale del riesame di confermare la detenzione in carcere, il pubblico ministero possa chiedere il giudizio immediato al giudice per le indagini preliminari, affinché il processo venga celebrato in tempi rapidi con l’imputato detenuto.

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