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“Il racconto del marinaro di Procida”: storie di vita di mare

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Leo Pugliese | Un’antologia di racconti e di storie di mare, dai cui capricci, i marinai procidani, per secoli hanno tratto di che vivere e di che perseguire i propri sogni. Racconti di vita di bordo, di naufragi, di sequestri, di salvataggi, di interscambi culturali con altri popoli; aneddoti di bonacce e burrasche, e perché no di amori fugaci.
È l’idea dell’ex sindaco Aniello Scotto di Santolo, Coordinatore dell’Assemblea Territoriale di Procida di Cittadinanzattiva, che giorni fa, nel circolo capitani e macchinisti ha illustrato il progetto ai Presidenti delle tre Associazioni Marittime di Procida (Circolo Capitani e Macchinisti, Associazione Capitan Procida, Circolo Marittimo “La saletta del Marinaio”, che hanno condiviso con entusiasmo l’iniziativa assicurando la partecipazione attiva.

“La cultura di Procida – dice Aniello Scotto di Santolo – affonda le sue radici – per così dire – in tre capoversi significativi e prevalenti: la cultura marinara, la cultura contadina e la cultura religiosa.
La prima, quella marinara ha come momento pregnante l’interscambio culturale con tutti i popoli del mondo. L’aspetto professionale, legato proprio alla vita di mare, è stato ed è un continuo arricchimento che si trasferisce nella vita quotidiana locale e che non è paragonabile ad altre culture.

La seconda, quella contadina, che in passato ha avuto un suo forte significato. è ancora presente nella vita isolana in un tramando alle nuove generazioni di antichi saperi e saggezza di un’epoca passata.
La terza, quella religiosa, oltre a quella più strettamente clericale, ha come elementi trainanti le Arciconfraternite di culto e di assistenza. Il sottile “file rouge” che le lega ha come tratto predominante il marinaro, la sua vita e più in generale l’essere umano nella sua interezza.
Non a caso dalla cultura marinara di Procida, nasce il primo codice marittimo della storia. Michele De Jorio, nato a Procida nel 1738, vissuto nella realtà sociale e marittima dell’isola, ne fu l’autore. Tale codice fu poi riconosciuto e adottato anche a livello internazionale».

«Dalla cultura religiosa e da quella marinara – continua Scotto Di Santolo – scaturì ad esempio, la costituzione, nel 1617 del famoso “Pio Monte dei Marinari di Procida”, costituito con l’autotassazione del 25% del proprio reddito da parte degli armatori, degli ufficiali e dei marinari di Procida.
Ricordiamo che questa istituzione in passato servì a riscattare tanti marinari di Procida sequestrati dal Barbarossa e dal Dragut e che fu modello di un vero e proprio istituto di mutuo soccorso per tutti i marittimi procidani. Senza dimenticare che fu il primo, in tutto il mondo, a costituire un patrimonio immobiliare che consentisse il sostentamento alle famiglie dei marittimi in difficoltà economiche, e che costruì, tra l’altro, la Chiesa di Santa Maria della Pietà e di San Giovanni Battista a Marina Grande.

A ulteriore riprova della forte connotazione religiosa e marinara dei procidani, nel 1871, Marcello Scotti scrisse il “Catechismo Nautico”, che era ed è ancora una pietra miliare nella cultura marittima-religiosa.»
«Questo progetto – e conclude – con una raccolta di racconti sul significato della vita di mare, va a colmare un vuoto in “Procida Capitale della Cultura per il 2022”, riannodando i fili di ricordi ed esperienze della tradizione procidana.
È questa la cultura che ha ispirato Elsa Morante e che ha attratto Cesare Brandi nell’espressione dell’architettura spontanea della nostra isola. Ogni marittimo, del resto, è depositario di momenti, di attimi da poter raccontare per trasmettere la propria esperienza ai posteri.
Pertanto, chiunque può recarsi al circolo capitani e macchinisti e raccontare la propria avventura o disavventura, che sarà trascritta in un racconto da parte di Giuseppe Ambrosino di Bruttopilo che è stato individuato come narratore de: “Il racconto del Marinaro di Procida”.

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