martedì, Aprile 13, 2021

Il pretenipote e gli autogol di zione

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del mullah Akhtar OnaiculIdlatsac
forio

U sang se mazzeca, ma nun se sputa”. Il sangue (inteso come legame famigliare) si mastica, ma non si sputa. È questo un proverbio molto sentito nella cultura napoletana (ma anche in voga anche tra le tribù talebane) che considera come qualcosa di “sacro” (ohibò, non vorrei scandalizzare nessuno) il legame di sangue che unisce i componenti di una famiglia.

Anche i torti più crudeli vengono perdonati, anche gli errori e le cialtronerie vengono giustificati ed è difficile rinnegare i propri parenti… Così, nella foga di difendere il pretenipote Emanuel Monte, (che non ne ha affatto bisogno) un certo zietto, si lascia andare ai soliti pensieri in libertà conditi dalla consueta tiritera anticattolica e arricchiti da un davvero imbarazzante livore senile. Però, specie a una certa età, può capitare di prendere “sputazze per lire d’argento”.Anche se, nella sua antica militanza, il livoroso zione ci ha, purtroppo, abituato a queste e altre sviste… Egli è infine sceso in campo per difendere l’indifendibile e, come da copione, fa più danni che altro. È proprio come un’attaccante che segna nella sua porta. E più volte nella stessa partita… Per esempio, difende il pretenipote e accusa i preti di innamorarsi della “zuppa”?Bah! Ma perché – ci si chiede- il pretenipote ha mai rinunciato all’ottopermille o alle offerte che riceve per la messa, i funerali, i battesimi, i matrimoni eccetera? Rispolverando poi le sue antiche ed epiche battaglie anticlericali, il nostro cita l’indimenticato ex vescovo d’Ischia Filippo Strofaldi e le rivoluzionarie, anzi strabilianti proposte che egli (zietto) avanzava. A proposito: Strofaldi– a differenza di altri venuti dopo- non solo leggeva, ma rispondeva. L’età passa per tutti e perciò è doveroso aiutare a ricordare meglio, perché lo zelante zio, in quel tempo, si elevava in ben altre indignatissime crociate. Come quella di aprire, finalmente, il sontuoso palazzo vescovile ai senza tetto (sentito mai parlare del Centro di accoglienza fondato proprio da Strofaldi a Forio e dedicato a San Giovanni Paolo Secondo?). Ebbene, ultimamente, zione deve aver bagnato le micce. Non si è accorto delle faraoniche spese che in quel palazzo sono state realizzare dal successore di Strofaldi?E nessuno lo ha informato? Neppure il segretario del successore di Strofaldi?Nessuno ha visto niente? Ha idea il premuroso e affettuoso zio di cosa vogliano dire quasi 2 milioni di euro?

Nulla da dire sui marmi, le trovate ultratecnologiche, il lusso, lo spreco realizzato in quel Palazzo dai “rinnovatori”, dai fautori della nuova “chiesa povera tra i poveri”?
L’autogollazzo di zione è però un altro. Egli si strappa tutti i capelli dalla testa, s’indigna, invade l’intero specchio acqueo del porto d’Ischia della sua democratica e laicissima bile per farci sapere quanto fa schifo la Chiesa d’Ischia che avrebbe sottratto i soldi destinati ai poveri terremotati per dirottarli verso le chiese bisognose d’interventi di messa in sicurezza, restauri, manutenzione. Ebbene, zietto,detto “a Suglia” (sarà un’altra tribuù talebana?),ha mai dato uno sguardo all’elenco delle chiese beneficiarie dei fondi proricostruzione post terremoto di Casamicciola? Sa che in quell’elenco ci sono anche edifici sacri che non hanno avuto alcun danno dal sisma perché stavano (e restano!!!!) rovinate già da molto tempo prima? E sa chi è il rettore di quelle chiese? Indovinato.
Circa le “fatiche” del nipote sulle “cinque chiese da gestire”, si tranquillizzi, non si disperi, non si faccia prendere dall’ansia. Vogliamo rassicurarlo. Il pretenipote può contare su una selezionatissima ed efficientissima squadra di validissimi collaboratori.

E poi, “le cinque chiese da gestire”: una è quella del Soccorso, restaurata dal compianto don Michele Romano e che, non appena si sbloccheranno i matrimoni, tornerà a “fruttare” alla grande. Altre due vanno avanti (seppure zoppicanti) grazie alle Arciconfraternite. Un’altra, quella di San Gaetano da poco restaurata, già inizia a dare segni di nuova decrepitezza. Infine l’ultima, quella di San Sebastiano (sede parrocchiale) è stata completamente abbandonata al suo destino e c’è voluta una mezza sommossa popolare per vederla di nuovo riaperta al culto. Ecco: nella cura del gregge e degli edifici sacri che gli sono stati affidati, il pretenipotespicca – come dire? – per una certa apparente “pigrizia”. O forse il suo problema è di altra natura? Potrebbe essere come quel tizio costretto, per ubbidienza, a contrarre un matrimonio non d’amore? Forse qualcuno lo ha messo lì, in quel posto, ultima enclave di talebani veterocattolici, ed egli ha obbedito all’ordine, manon aspetta altro che riprendersi le valigie (che al suo arrivo, neppure ha disfatto)per scappare in altri ameni luoghi e tornare ad esprimere il suo commovente impegno in favore dell’edificazione del regno della tenerezza e della dolcezza?

Ecco, può capitare a tutti di aprire bocca senza riflettere, ma non anche di scrivere. Si dovrebbe, quanto meno, cercare le parole giuste, selezionarle, adattarle. Ma, evidentemente, zione campione di euroautogol, non ama perdere neppure un nanosecondo. Non dico “pensieri”, ma certo… parole in libertà. Libertà incondizionata.

Lasciamo, infine, perdere le gratuite offese che il nostro rivolge al “talebano” Luciano Castaldi, uno che difende– e sempre difenderà – il patrimonio artistico, culturale e religioso del suo paese. Egli difende – perché ama- le belle tradizioni dellasua comunità,compreso anche il Carnevale che a Forio ha radici remotissime e che, però, a differenza delle pagliacciate, dura un solo giorno. In politica, come in altre situazioni della vita ha provato, come meglio ha saputo e potuto, a testimoniare il suo amore per i luoghi concreti in cui è nato e vissuto e mai ha pensato di difendere un suo interesse personale o familiare. Ha cercato, e cerca sempre, di rispettare (quasi)tutte le posizioni etiche, ideologiche, culturali e di fede. Il Dalai Lama tibetano è cittadino onorario di Forio, su sua proposta, tanto per capirci. È un talebano al contrario, se vogliamo. Un talebano che difende le statue e le immagini e che prova – donchigliottescamente, fin che si vuole, ma ci prova- a reagire dinanzi all’avanzare dell’ignoranza, dell’egoismo, dell’utilitarismo, dell’omologazione globalista e indifferentista.

Perché, sì, anche le nostre chiese, le nostre processioni, il suono delle nostre campane sono un segno di identità e di libertà, non solo di fede e di religiosità. Tutto ciò nella consapevolezza che per rispettare gli altri, non è necessario (anzi) rinnegare ciò che si è, o si è stati. Non posso, infine, far finta di nulla circa lo sciocchezzaio proposto in merito al “giusto” utilizzo dei luoghi sacri, dei balletti, del ruolo di papa Francesco e delle altre metafisiche considerazioni di zietto. Ma, anche qui, il discorso sarebbe troppo lungo e rischierei di buttare evangelicamente “perle ai porci”. Mi limito però ad un disinteressato consiglio: zietto torni presto ai suoi accorati appelli circa l’orto condiviso. Rende di più.“As-salaam ‘alaykum”.

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