Il presidente del tribunale Garzo a Ischia, soddisfatti gli avvocati. I processi penali non verranno celebrati.

Incontro proficuo e trovate tutte le soluzioni con la riapertura del 12 maggio. Si procederà solo nel caso in cui vi è un imputato detenuto e che intende presenziare al processo. Trovata anche la soluzione per le udienze civili su proposta del giudice coordinatore Eugenio Polcari. Il presidente dell’Assoforense Gianpaolo Buono e il presidente del consiglio dell’Ordine Tafuri hanno sottolineato la grande disponibilità e la preparazione organizzativa del massimo responsabile del tribunale partenopeo

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Paolo Mosè | E’ stata una lunga e proficua riunione che ha soddisfatto tutte le parti presenti. Grazie anche alla visione complessiva della situazione del presidente del tribunale Elisabetta Garzo, che si è confrontata sulle complesse problematiche con il giudice coordinatore della sezione distaccata Eugenio Polcari, con il presidente del consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli Tafuri, con il presidente dell’Assoforense ischitana Gianpaolo Buono e l’intero direttivo, con il rappresentante locale della Camera penale, l’avv. Cristiano Rossetti e una schiera di avvocati giunti per capire quali saranno le soluzioni da adottarsi dopo il 12 maggio, quando è prevista una parziale riapertura delle attività giudiziarie.

Il dato che è emerso è che per quanto riguarda il settore penale, non vi sarà un’attività che impegnerà l’avvocatura e gli stessi giudici che operano, il tutto dovrebbe riprendere “normalmente” (salvo situazioni diverse legate alla pandemia che tuttora è presente, anche se ha perso quella forza che ha messo in ginocchio l’intero Paese) con la riapertura a settembre. Per il civile è consentito svolgere alcune udienze legate perlopiù ad evitare, però, il contatto tra il giudice e le altre parti in causa. In quanto è possibile in questo caso dichiarare le rispettive posizioni telematicamente depositando memorie, osservazioni scritte.

Una decisione che è stata presa in considerazione anche della struttura, che non può dirsi tra quelle che possono dare delle garanzie sotto l’aspetto delle distanze cosiddette sociali per garantire che non vi sia trasmissione del virus da parte degli asintomatici. Lo stesso presidente, nel confrontarsi con gli avvocati, ha sottolineato che la situazione è complessa, difficile e che bisogna affrontarla con massimo rigore, con trasparenza. Ricordando anche che il settore giustizia non ha avuto grossi contraccolpi nella fase acuta dell’emergenza rispetto agli altri settori vitali del Paese, che ha colpito principalmente gli operatori sanitari che hanno visto accrescere il numero dei deceduti e di coloro che sono stati infettati. Spiegando, inoltre, che questa situazione può essere affrontata con il lavoro, con il confronto tra le parti, perché solo così facendo si può ridare impulso ad un servizio primario quale è la giustizia per l’intera nazione.

CONTROLLI PREVENTIVI

La delegazione della presidenza del tribunale si è arricchita anche con tecnici che hanno di fatto valutato l’intera struttura, degli spazi disponibili e soprattutto delle uscite, che sono determinanti per un controllo su tutti coloro che accedono, o accederanno in futuro, nella sezione di via Michele Mazzella. In previsione di quei controlli necessari che dovranno essere svolti per impedire che vi siano troppe persone che, per un motivo o per un altro, dovranno entrare nei vari uffici. Da qui la necessità di procedere a dei controlli preventivi in modo da rendere più fluido il lavoro di tutti coloro che sono all’interno. Non si è parlato, ma al tempo stesso non è da escludere, che si possa anche disporre l’obbligatorietà della misurazione della temperatura con gli scanner appositi, da demandare ad una persona che dovrà essere identificata ed autorizzata. Come sta accadendo già presso la sede centrale del tribunale al centro direzionale. Lo stesso presidente ha voluto anche ribadire che il protocollo che si seguirà a Ischia dovrà essere identico a Napoli. Ed è per questo che ha voluto essere presente nella giornata di ieri a Ischia prima di approntare il provvedimento che sarà reso pubblico nella prossima settimana e dovrà essere la linea guida sulla quale tutti dovranno uniformarsi. Anche se, dobbiamo dirlo, c’è una parte dell’avvocatura che spinge verso una più “libera” attività dibattimentale sia nel civile che nel penale. Restando comunque fermo che in questa fase non è possibile procedere con i processi penali con un dibattimento identico a quello che avveniva pre epidemia. Non sono affatto previste escussioni di testimoni, di consulenti, ma la sola possibilità di procedere all’apertura di quei processi che giungono per la prima volta dinanzi al tribunale. Le cosiddette ammissioni delle prove, per intenderci, per poi rinviare ad una data successiva in previsione della verifica dello stato di salute della sanità napoletana.

Gli avvocati sono soddisfatti di questo incontro e dinanzi ad un presidente che ha ribadito che c’è la sua ferma volontà di occuparsi con molta attenzione della sezione distaccata di Ischia per farla funzionare meglio di come era prima. Dando quel rapporto di forza lavoro nelle cancellerie da tanto auspicato per snellire le varie incombenze che debbono essere fatte nel rispetto del codice di procedura penale. E in quest’ottica di collaborazione, tra il giudice coordinatore Polcari e l’Assoforense, proprio per non appesantire la cancelleria soprattutto civile, che alcune “incombenze obbligatorie” verranno tacitamente eliminate proprio per snellire il lavoro e prepararsi con la riapertura dopo la sospensione feriale per riprendere da dove si era interrotto il confronto e il rapporto cordiale che c’è sempre stato tra giudici e difensori che operano in questo ufficio isolano.

I DIPENDENTI DI CANCELLERIA

Quest’incontro ha dimostrato che comunque il confronto visivo e fatto nelle sedi giuste ha prodotto il risultato sperato. Qualche incomprensione e frizione si era mostrata tra le pieghe allorquando sono stati inviati quei freddi protocolli scritti che comunque hanno sempre bisogno di una ulteriore limatura per essere più chiari. Alla fine il dibattito-confronto, avvenuto nell’aula ove si svolgono le udienze del Giudice di Pace, ha consentito di eliminare quelle possibili letture che potevano essere interpretate come in contrapposizione.

L’altro aspetto su cui la presidenza del tribunale si è impegnata ad affrontare è la funzionalità del lavoro dei dipendenti di cancelleria, in quanto allo stato su pochissime persone ricade la gestione di migliaia di fascicoli, i quali hanno bisogno di essere curati per evitare errori o mancanza di notifiche, che sono alla base poi dei numerosi rinvii delle cause. Non è facile in questo attuale quadro complessivo che avvolge l’intero pianeta del tribunale di Napoli trovare dipendenti di una certa esperienza che non hanno bisogno di essere guidati, insegnati ad eseguire determinate procedure. Quelli che vi sono a Napoli non hanno una particolare predilezione a trasferirsi sull’isola. L’altro aspetto che ha inciso non poco è sulla ristrettezza dei collegamenti, che sono basilari per muovere sia per i processi che si svolgono a Ischia, sia per quelli che si svolgono a Napoli, tutti gli addetti ai lavori. In particolare anche gli stessi giudici e pubblici ministeri che debbono essere presenti nelle udienze, che nel penale coprono quattro giorni alla settimana. Così come per il civile, che sono altrettante.

I PROCESSI CON DETENUTI

Discorso a parte per quanto riguarda i processi con detenuti. Quelli dovranno essere celebrati, comunque. Per quanto riguarda Ischia imputati detenuti per processi che sono all’attenzione della sezione distaccata si contano sulle dita di una mano. Sono pochissimi, a quanto si è saputo sono tre coloro che sono attualmente rinchiusi presso la casa circondariale di Napoli Poggioreale o agli arresti domiciliari. In questo caso vige anche il buonsenso, la volontà soprattutto del detenuto di volere o meno celebrare il suo processo. In caso di diniego, ovviamente, si interrompono i termini di custodia cautelare. Come peraltro è già avvenuto in questi due mesi, allorquando in un caso specifico il detenuto ha rinunciato a presenziare in aula e l’udienza non si è affatto celebrata e il rinvio è avvenuto tramite decreto.

Come avevamo presentato nell’edizione del 1 maggio, Elisabetta Garzo è un presidente del fare, che ha una capacità organizzativa come pochi, dimostrandolo allorquando venne nominata dal Consiglio superiore della magistratura massimo responsabile del tribunale di Napoli Nord, nato in una situazione molto complessa e difficile. Il presidente Garzo ha dovuto fondare di fatto l’intero ufficio, governando centinaia di giudici che sono stati dislocati presso le sezioni civili e penali e dare un indirizzo all’ufficio del giudice per le indagini preliminari con una struttura tutta da inventare per reperire gli spazi idonei e necessari per adibirli ad aule di udienza. Il tribunale di Napoli Nord ha una competenza territoriale in comuni ad alta densità abitativa, ove tra l’altro vi è un tasso molto alto di reati penali e di contenzioso civile. E’ stato il fiore all’occhiello che le ha consentito di ottenere l’apprezzamento unanime dai componenti del Consiglio superiore della magistratura che l’hanno scelta per andare a ricoprire il prestigioso incarico di presidente del tribunale di Napoli, il terzo per importanza nel nostro Paese. Con un voto unanime, senza astenuti o contrari. A dimostrare che oltre ad essere un ottimo giudice, è un altrettanto ottimo organizzatore di un ufficio giudiziario complesso e che si trova giornalmente di fronte a continue emergenze per mancanza di risorse, di forza lavoro e di strutture a volte che non sono all’altezza.

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