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Il nonno-sognatore | #4WD

Daily 4ward di Davide Conte del 3 luglio 2022

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Ieri mattina, alla messa esequiale per Sandro Petti in quel dello Spirito Santo a Ischia Ponte, la famiglia non ha voluto elogi funebri istituzionali (era presente il vicesindaco d’Ischia in prorogatio con tanto di fascia tricolore ma non ha potuto prendere la parola), ma ha consentito solo un ricordo da parte del cugino Giuseppe Colucci e del giovane amico Boris Molinaro.
Confrontando il contenuto dei due interventi, a mio giudizio, è emersa palese la differenza del modo in cui Sandro, alla sua veneranda età, riuscisse a rapportarsi con generazioni molto diverse e, cosa ancor più importante, ne ottenesse un feedback altrettanto differente.

L’intervento di Colucci, sicuramente sentito e commosso dall’alto di una vicinanza non solo parentale, mi è parso perlopiù un insieme di ringraziamenti, alcuni dei quali tutt’altro che dovuti. Come quelli al Comune di Ischia, che avrebbe avuto il merito di riconoscergli la cittadinanza onoraria, ma anche di avergli affidato la redazione del Piano Paesistico (mai successo, in verità, se non per il piano colore dei fabbricati alla Riva Destra all’epoca dell’Amministrazione Brandi) e di avergli concesso sempre le autorizzazioni richieste per i suoi lavori (ma non è un diritto, questo?). Mi astengo sui ringraziamenti agli altri Comuni dell’Isola, che come e più di Ischia hanno sempre totalmente ignorato Sandro e i suoi progetti. Sempre.

Boris, invece, si è limitato (si fa per dire) a riproporre il suo splendido post su Facebook, in cui -con non poca emozione- ha tracciato con parole da veterano della comunicazione moderna quella linea di demarcazione tra la “dittatura della volontà” di Sandro e l’occasione perduta da parte di chi, pur avendone facoltà, ha preferito passare alla storia come tappabuchi delle strade e non come autore della realizzazione di sogni da lasciare ai posteri, sottolineando quanto “con Sandro se ne va definitivamente un’epoca, un’epoca che non aveva nulla a che vedere con degrado urbano, morti in strada, influencers” e che “quella di Sandro era l’epoca del BELLO, che abbiamo deliberatamente messo da parte, prima nei nostri cuori e poi nella realtà e nell’estetica di ciò che ci circonda.”

Ecco la differenza sostanziale: mentre il triste disincanto di quelli come me tarpava -pur involontariamente- le ali ai voli pindarici di grande bellezza che costituiscono il vero lascito di Sandro ad Ischia, il cuore di giovani come Boris si lasciava permeare dal fascino di quella specie di nonno-sognatore che già oggi, dopo neppure una settimana dalla sua morte, manca alla loro esistenza e al loro futuro.

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