martedì, Aprile 13, 2021

Il lupo, l’immaginario collettivo e i falsi problemi

In primo piano

Il nostro lessico, al pari del nostro modo di affrontare il vivere quotidiano, sta subendo notevoli, progressivi mutamenti che non sempre coincidono con reali esigenze di miglioramento e di civiltà; anzi, la maggior parte di essi sono dettati esclusivamente dalle mode del momento, dalle correnti sociali dominanti, o semplicemente dall’esigenza spasmodica di avere qualcosa da condannare o criticare.

Intendiamoci, non voglio dire che in ognuno di noi c’è un hater ben nascosto che viene fuori quando mai te lo aspetti, ma certamente è diventato molto più semplice ergersi a giudice o tribuno contro chiunque attraverso la propria tastiera, prendendo spunto dall’ormai diffusissima possibilità di tenersi informati a tutto tondo.

Il quattordicesimo rapporto del Censis in materia di comunicazione, non a caso, riferisce a chiare lettere che “mentre si superano soglie sempre più nuove nei processi di disintermediazione digitale, e l’informazione appare avvitata tra fake news e post-truth in una transizione ancora incompiuta, i social network si affermano sempre più come piattaforme di distribuzione dei contenuti in rete” evidenziando che “il nuovo immaginario collettivo, in grado di condizionare priorità sociali e aspettative esistenziali, riflette così l’integrazione avvenuta nei nostri anni tra media generalisti e media personali, nonché le tante culture e i tanti linguaggi che si trasfondono nei media digitali. Non è polvere di immaginario, ma il segno di una transizione epocale rimasta ancora incompiuta.”

Ecco, ad esempio, che evidenziare le innegabili innovazioni e migliorie che Mussolini ha apportato all’Italia nel “ventennio” senza per questo dimenticarne gli errori e l’orribile complicità con il Reich diventa inopinatamente una forma di apologia del fascismo; oppure, che una qualsiasi accelerazione lessicale, anche puramente goliardica, rivolta alle donne o agli omosessuali viene considerata alla stregua di sessismo od omofobia; persino espressioni storicamente diffuse nel nostro parlare comune vengono ormai condizionate e modificate all’occorrenza secondo le tendenze maggiormente in essere, come nel caso dell’animalismo esasperato che pretende di convertire in VIVA IL LUPO l’antico CREPI IL LUPO utilizzato per rispondere al beneaugurante IN BOCCA AL LUPO, o come alcune cariche forzatamente e cacofonicamente coniugate al femminile pur di soddisfare ingiustificate esigenze di una parità ormai fuori dal tempo e che, di per sé stessa, crea disparità (assessora, consigliera, sindaca etc.).
La continua ricerca di novità, riconoscimenti, giustizia sociale sta riducendo il nostro paese ad un agglomerato di opinionisti e persone di (pseudo)cultura che non sempre sono malcelate tra i “leoni da tastiera”, ma spesso si incarnano finanche in uomini d’istituzione, gente che ricopre ruoli particolarmente importanti ma che, molto spesso, si riduce ad utilizzarli per ostentare le proprie passioni, i propri istinti repressi o, peggio ancora, la frustrazione di distruggere a tutti i costi il proprio nemico.
Con tutta probabilità, il ruolo della rete in questo genere di fenomeno è fondamentale. “Tramite la rete –scrivono ancora quelli del Censis nel quattordicesimo rapporto- si può evitare di entrare in contatto con tutti quei soggetti che un tempo svolgevano una funzione di intermediazione tra l’utente e la soddisfazione dei suoi bisogni… l’emblema di un mondo in cui ognuno è personalmente l’artefice di tale soddisfazione”.

Ma, fondamentalmente, è stato facile ampliare questo concetto anche alla rappresentanza degli interessi collettivi, dove “la crescente sfiducia verso i corpi sociali intermedi (non solo partiti politici e sindacati, ma ogni genere di istituzione e associazione della rappresentanza di categoria o territorio) ha di certo origini più complesse, ma non si può negare che la disintermediazione digitale abbia impresso un’accelerazione a questo processo… incidendo non poco su quell’insieme di valori, simboli, miti d’oggi che informano le aspettative, orientano le priorità, guidano le scelte, insomma definiscono l’agenda condivisa della società.”

In altre parole, il mondo va avanti alla velocità della luce anche grazie a internet e alla cosiddetta “era biomediatica”; ma è altrettanto vero che la cultura autoreferenziale che ne scaturisce, oltre a varie altre forme di condizionamento in cui ci imbattiamo e che tendono a catturare impietosamente l’attenzione e il consenso di chi è un tantino più “debole” di altri, stanno progressivamente facendo perdere di vista un po’ a tutti le reali priorità che ci riguardano. E questo non vale soltanto per gli uomini cosiddetti “pubblici”, ma anche per molti cittadini qualunque, figli di un’Italia che continua irreparabilmente a viaggiare a più velocità e, come se non bastasse, smarrisce ogni giorno di più quel senso di innata operosità che ne ha caratterizzato storicamente la gente comune, lasciando sempre più spazio al qualunquismo e ai falsi problemi.

Chissà se, in un giorno spero non troppo lontano, potremmo cominciare ad intravedere una vera inversione di tendenza. E questo lo dico senza dimenticare che proprio la “mia” Ischia, forse più di una grande città in considerazione della realtà insulare che la riguarda e specialmente dopo le conseguenze dello scorso 21 agosto, avrebbe ben più di un motivo per dare il buon esempio.
In bocca al lupo a tutti: che crepi o che viva, non fa differenza!
www.ildispari.it

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