Il disprezzo parla al futuro e l’amara lezione lacco-americana

Ma davvero dovevamo attendere il Covid per sapere che non abbiamo medici al Rizzoli? Davvero dovevamo attendere la seconda ondata del Covid per sapere che siamo nella condizione che, da sempre, gridiamo?

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Gaetano Di Meglio | Partiamo dal titolo. “Il disprezzo parla al futuro” e “l’amara lezione lacco-americana”.
Iniziamo con la prima parte: “Il disprezzo parla al futuro”. Questa è una piccola porzione, spero tradotta bene, del pensiero di RBG, Ruth Bader Ginsburg, un giudice americano che ha segnato il nostro tempo.
In questi giorni, forse perché sto considerando altro, credo non sia più giusto lasciar passare certe azioni, certe dichiarazioni, certe decisioni.
Il mio è un convincimento progressivo che non so dove mi porterà, ma una cosa mi è ben chiara, ora che ho messo insieme le parole “disprezzo” e “futuro”, molte cose sono molto più nitide.

Da giorni, come un coro di catechisti, sull’isola i mezzi di informazione hanno ribattuto la notizia dell’arrivo dell’Esercito per eseguire i tamponi. Una notizia che detta in questo modo sembra stravolgente. Chiedi un po’ e scopri che è l’ennesima presa in giro di un’ASL che non funziona. Di un’ASL regionale, di un sistema locale e di una classe politica locale che non riesce ad incidere in nessun modo.
Non mi venite a parlare di emergenza Covid, di angeli e di eroi perché non ne conosco. E non credo che sulla nostra isola ce ne siano. Non mi venite a parlare di emergenza. Non mi venite a parlare di tsunami e di tutto quello che sentiamo a livello nazionale perché non ha nulla a che fare con la nostra situazione / condizione.

Da febbraio, per le scelte politiche di accentrare tutto (perché non c’è un briciolo di buona gestione né dei processi né delle risorse umane) al Rizzoli non si chiudono le Cartelle Cliniche. Assurdo! Così come è assurdo far passare come una notizia l’arrivo di 3 medici per eseguire i tamponi. Ma davvero dovevamo attendere il Covid per sapere che non abbiamo medici al Rizzoli? Davvero dovevamo attendere la seconda ondata del Covid per sapere che siamo nella condizione che, da sempre, gridiamo?
Guardando ad un futuro diverso, dove i sindaci non fanno gli scendiletto del D’Amore di turno e le popolazioni non fanno finta di vivere serene, aumenta il mio disprezzo verso chi dovrebbe dire e fare. Sindaci, consiglieri comunali (che non riescono a curare neanche i propri parenti), movimenti e comitati: siamo una comunità destinata a perdere il proprio rispetto.
Abbiamo perso il controllo della situazione, ma ci piace consolarci nell’aumentare il luogo comune, nel vivere senza capire e senza approfondire. Distratti dai fatti nostri e interessati solo a quelli.

Perdiamo le unità operative, assistiamo al caos organizzato per il tracciamento da Covid, taciamo su tutte le assurdità che vediamo però twittiamo e commentiamo su Biden. Ci rendiamo conto di essere “padroni di niente” per dirla con Fiorella Mannoia, ma facciamo finta di niente.
Ci piace fare il tifo, ci piace trovarci nella massa anche se giriamo a vuoto. Ho letto mille commenti sul futuro incerto del Calise di Ischia e nessuno che abbia compreso o si sia chiesto quale sia la vera dimensione del problema. Quali siano le ripercussioni sociali, che impatto avrebbe tutto questo con le casse del Comune e se un evento del genere debba essere liquidato come una semplice questione privatistica.
Perché? Perché del Calise ci interessa il ricordo del cornetto e del Rizzoli, invece, solo quando il nostro problema diventa poco gestibile. Il resto? Beh, va tutto liscio.
La verità, forse, è che abbiamo perso (o dimenticato) cosa sia il disprezzo e cosa sia la rabbia sociale. Abbiamo perso l’orientamento e ci piace farci sbattere qua e la dall’argomento del momento.

Dovremmo iniziare ad avere maggior disprezzo e maggior rispetto. Perché il futuro che dobbiamo andare a vivere merita qualcosa di diverso.
E passiamo alla seconda parte del titolo: “l’amara lezione lacco-americana”.
Lacco Ameno ci ha mostrato che la nostra società civile è morta sotto i colpi della classe politica che esiste e resiste. Solite facce, solite idee, solite polemiche, soliti schemi, soliti leader, soliti e inutili giri. L’elezione americana oltre ad averci mostrato lo stesso sistema (vecchi contro vecchi) ci regala un piccolo spiraglio per iniziare a sperare diversamente: la partecipazione popolare. Il mondo si è preoccupato di quello che capitava in questa elezione sia per il nemico e odioso Trump (personaggio perfettamente costruito!) sia perché l’America ha mostrato l’outfit della partecipazione. Nessuno si è risparmiato, nessuno se ne è stato a casa sua. Nessuno ha finta di nulla.
Ecco, sperando di poter vivere un futuro migliore spero che molti vogliano iniziare a nutrire sincero e vero disprezzo per quello che non va e per questo sistema. Il disprezzo parla al futuro.

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