Il Cristo Morto di Procida: a scuola dal dott. Retaggio

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Leo Pugliese | La scultura lignea del Cristo Morto di Carmine Lantriceni che il Venerdì santo di ogni anno viene portato in processione, da qualche settimana è esposta alla venerazione dei fedeli presso la chiesa della pietà al porto di Marina Grande.


Ieri l’altro lo scrittore e attento studioso Giacomo Retaggio, ha tenuto un incontro con i fedeli per ripercorrere la storia dell’opera d’arte coinvolgendo tutti in un’anima discussione.


«La scultura del Cristo morto di Carmine Lantriceni – ha detto il dott. Retaggio – che si porta in processione il venerdì Santo è, al di là del valore emozionale ed affettivo che ha per ciascuno, una vera e propria opera d’arte. E questo senza se e senza ma. Noi siamo abituati da sempre a considerare questa icona come una cosa del tutto nostra a cui siamo legatissimi e ne siamo quasi morbosamente gelosi.
Ma il valore intrinseco della statua va molto al di là di quelle che possono essere le nostre sensazioni di Procidani per assumere un valore universale: la statua del nostro Cristo morto è un capolavoro assoluto ed esorbita di conseguenza dai confini di Procida».
«Una antica leggenda metropolitana lo vuole scolpito da un carcerato della locale Casa Penale, ma non è vero. Infatti sulla base della statua è incisa una scritta:” A. D. 1728 Neapoli Carminus Lantriceni sculptor”.
Il carcere è stato istituito a Procida “solo nel 1830 da Ferdinando II di Borbone “, quindi più di cento anni separano le due date. Eppure la credenza è dura a morire e pare che quasi dispiaccia ai Procidani di conoscere la verità. Certo che l’immagine del carcerato , che nella penombra di una cella, sudando e bestemmiando, scolpisce il Cristo. è molto più romantica ed accattivante.
Io stesso nella mia permanenza venticinquennale sul carcere, aggirandomi quotidianamente per le celle del palazzo D’Avalos, pur sapendo che non era vero, mi chiedevo quale potesse essere stata quella che aveva ospitato il carcerato scultore. Forse nell’immaginario collettivo popolare la sofferenza dell’uomo crocefisso e del detenuto si sovrappongono e diventano tutt’uno. Ma chi era Carmine Lantriceni? Non si sa molto di lui, tranne che era un “pastoraio”, vale a dire un costruttore di pastori e scenografie presepiali.
Attività questa non disdicevole nella Napoli settecentesca tanto è vero che veniva praticata anche da scultori del calibro di Bottiglieri e Sammartino. Il nostro Cristo rientra nel filone del barocco napoletano che fa capo allo scultore e pittore spagnolo, trapiantato a Napoli, Josef De Ribbera».
Ricordiamo che la statua del Cristo Morto è il centro della processione del Venerdì Santo. La statua si può visitare nella Congrega dell’Immacolata Concezione di Procida, detta dei Turchini in Via Marcello Scotti.
Da qui, all’alba del Venerdì santo viene portata dai confratelli a Terra Murata da dove poi scenderà in processione. La scultura di legno, intagliato e dipinto, è oggetto di un intenso culto devozionale da parte dei procidani.

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