Il comune “vende”.Rosario Caruso vuole “fare cassa” sbarazzandosi di proprietà inutili

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Da diversi anni gli Enti pubblici, tra i quali i Comuni, ricorrono alla vendita di propri beni immobili e mobili per “fare cassa” e rimpinguare così le sempre disastrate casse. Il Consiglio comunale di Serrara Fontana ha dunque approvato il prescritto regolamento per l’alienazione del patrimonio immobiliare e mobiliare.
Come relazionato dal sindaco Rosario Caruso, l’Utc ha predisposto il regolamento «al fine di dotare l’ Ente di un valido strumento per la dismissione del proprio patrimonio mobiliare ed immobiliare. La normativa vigente prevede infatti che gli immobili da alienare siano inseriti in un piano delle alienazioni da approvare in sede di bilancio previsionale e che la dismissione avvenga nel rispetto di regole procedurali interne». Una disciplina necessaria per poter procedere realmente alle successive vendite.
Il regolamento approvato prevede «che i beni immobili da dismettere vengano inseriti nel piano delle alienazioni sulla base di una stima effettuata dall’Utc».

Innanzitutto, vengono riportate le finalità che l’Amministrazione comunale intende perseguire: «Semplificare i procedimenti di alienazione del patrimonio immobiliare disponibile e del patrimonio mobiliare dell’ente, nel rispetto dei principi di efficienza, economicità, imparzialità, ragionevolezza, trasparenza e pubblicità e di valorizzazione del patrimonio comunale; rafforzare l’attività di programmazione delle alienazioni».
Quali beni immobili possono essere alienati? Nel dettaglio il regolamento specifica che «I beni che possono essere posti in vendita sono individuati tra quelli non riconosciuti essenziali ai fini del conseguimento delle finalità dell’Ente sulla base principalmente delle seguenti valutazioni: immobili a bassa redditività; immobili richiedenti interventi di recupero particolarmente onerosi; immobili non ubicati nel territorio comunale; aree e fabbricati per i quali non sussiste l’interesse del Comune al mantenimento in proprietà in quanto non destinate a fini istituzionali». Sono in ogni caso esclusi gli alloggi di edilizia residenziale pubblica e le aree destinate alla realizzazione dei Piani di edilizia economica e popolare.
Ogni anno il Consiglio comunale dovrà approvare il piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari e le eventuali modifiche e integrazioni.

Il valore di massima dei beni viene determinato dall’Ufficio tecnico comunale, ma la individuazione del prezzo dovrà fare riferimento alla perizia di stima.
Tre le procedure di vendita previste: asta pubblica, trattativa privata diretta, permuta. Queste ultime due sono riferite a casi eccezionali. In particolare, la trattativa diretta è consentita quando l’asta sia andata deserta per almeno due volte. La permuta, in casi di convenienza o di pubblica utilità. Previsto anche un diritto di prelazione per i titolari di un contratto di locazione, i concessionari, conduttori, ecc.

Come detto tra i beni da alienare rientrano anche quelli mobili, per i quali la competenza spetta alla Giunta (sugli immobili al Consiglio comunale). Possono essere venduti beni di diversa natura, come ad esempio automezzi, arredi, attrezzature, apparecchiature informatiche non più idonei alla funzione cui erano destinati, compresi beni ormai obsoleti. Se il valore è inferiore a 3.000 euro si può procedere mediante trattativa privata, in caso contrario con procedimento di evidenza pubblica. Espressamente prevista la permuta in caso di acquisto di nuovi automezzi.

I beni di cui il Comune intende disfarsi possono anche essere ceduti a titolo gratuito ad enti pubblici, scuole, associazioni o altri soggetti non aventi scopo di lucro presenti sul territorio comunale. Ovviamente i beni invenduti e che nessuno richiede verranno rottamati e distrutti.

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