Il Commissario Antonio Stanziola: l’eroe ischitano che salvò 5mila istriani

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Ha il volto del commissario di Polizia Antonio Stanziola, di servizio a Idrjia, il nostro tributo a “Il Giorno del Ricordo” dedicato a tenere sempre viva la memoria circa il terribile episodio delle foibe.

Il commissario Stanziola,originario dell’isola di Ischia, Testaccio per la precisione, è stato un vero e proprio eroe che riuscì a salvare, nel vero senso della parola, 5mila persone (tra militari e civili) che poterono lasciare Idria grazie a un salvacondotto ottenuto all’indomani dell’8 settembre dal commissario di polizia Antonio Stanziola.

Quella salvezza che Perlasca riuscire a garantire a tanti ebrei commissario di polizia Antonio stanziola la offri a 5000 italiani tra militari e civili all’indomani dell’8 settembre ottenuto il lasciapassare da un partigiano sloveno organizzò il loro rinfaccio d’ Itria un lungo esodo terminato senza sparare un colpo nonostante i numerosi posti di blocco.

All’indomani dell’8 settembre, la situazione era questa, come annota lo stesso Stanziola: “L’8 settembre 1943 mi trovavo a Idrija, Gorizia ove reggevo questo ufficio di pubblica sicurezza dall’aprile 1936. La dichiarazione dell’armistizio provoca un senso di disorientamento negli ambienti civili e militari molti dei quali disertarono.

Al Generale di Brigata Pietro Sisini, 33mo comando scrisse: “Il giorno 9 vi fu in piazza un comizio di circa 600 minatori e di molta popolazione. Invitati all’ordine e alla calma aderirono senza incidenti. Intanto la situazione militare si aggravava di ora in ora per le diserzioni.”

Una situazione molto tesa per gli italiani che dovevano lasciare quelle terre e il lasciapassare garantito da Stanziola ha permesso a tutti di passare “indenni” ai tantissimi posti di blocco e di vedersi salva la vita. Erano tanti, infatti,i posti di blocco fino a Gorizia, almeno tre, e tutti con una massiccia presenza di partigiani armati pronti a far fuoco e eliminare gli italiani sprovvisti di adeguati documenti. Lo stesso Stanziola con la famiglia riuscì a raggiungere Gorizia e mettere in salvo se stesso,la moglie e i figli, grazie al lasciapassare e all’intervento degli alpini proprio alle porte di Gorizia.

Un vero e proprio eroe dal dna ischitano, una figura d’altri tempi il cui ricordo e il cui esempio devono essere sempre vivi nelle nostre menti.

MATTARELLA: “FOIBE ED ESODO “SCIAGURA NAZIONALE”

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rilasciato la seguente dichiarazione:“Il “giorno del Ricordo”, istituito con larghissima maggioranza dal Parlamento nel 2004, contribuisce a farci rivivere una pagina tragica della nostra storia recente, per molti anni ignorata, rimossa o addirittura negata: le terribili sofferenze che gli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia furono costretti a subire sotto l’occupazione dei comunisti jugoslavi. Queste terre, con i loro abitanti, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, conobbero la triste e dura sorte di passare, senza interruzioni, dalla dittatura del nazifascismo a quella del comunismo.

Quest’ultima scatenò, in quelle regioni di confine, una persecuzione contro gli italiani, mascherata talvolta da rappresaglia per le angherie fasciste, ma che si risolse in vera e propria pulizia etnica, che colpì in modo feroce e generalizzato una popolazione inerme e incolpevole.

La persecuzione, gli eccidi efferati di massa – culminati, ma non esauriti, nella cupa tragedia delle Foibe – l’esodo forzato degli italiani dell’Istria della Venezia Giulia e della Dalmazia fanno parte a pieno titolo della storia del nostro Paese e dell’Europa.

Si trattò di una sciagura nazionale alla quale i contemporanei non attribuirono – per superficialità o per calcolo – il dovuto rilievo. Questa penosa circostanza pesò ancor più sulle spalle dei profughi che conobbero nella loro Madrepatria, accanto a grandi solidarietà, anche comportamenti non isolati di incomprensione, indifferenza e persino di odiosa ostilità.

Si deve soprattutto alla lotta strenua degli esuli e dei loro discendenti se oggi, sia pure con lentezza e fatica, il triste capitolo delle Foibe e dell’esodo è uscito dal cono d’ombra ed è entrato a far parte della storia nazionale, accettata e condivisa. Conquistando, doverosamente, la dignità della memoria.

Esistono ancora piccole sacche di deprecabile negazionismo militante. Ma oggi il vero avversario da battere, più forte e più insidioso, è quello dell’indifferenza, del disinteresse, della noncuranza, che si nutrono spesso della mancata conoscenza della storia e dei suoi eventi. Questi ci insegnano che l’odio la vendetta, la discriminazione, a qualunque titolo esercitati, germinano solo altro odio e violenza.

Alle vittime di quella persecuzione, ai profughi, ai loro discendenti, rivolgo un pensiero commosso e partecipe. La loro angoscia e le loro sofferenze non dovranno essere mai dimenticate. Esse restano un monito perenne contro le ideologie e i regimi totalitari che, in nome della superiorità dello Stato, del partito o di un presunto e malinteso ideale, opprimono i cittadini, schiacciano le minoranze e negano i diritti fondamentali della persona. E ci rafforzano nei nostri propositi di difendere e rafforzare gli istituti della democrazia e di promuovere la pace e la collaborazione internazionale, che si fondano sul dialogo tra gli Stati e l’amicizia tra i popoli.

In quelle stesse zone che furono, nella prima metà del Novecento, teatro di guerre e di fosche tragedie, oggi condividiamo, con i nostri vicini di Slovenia e Croazia, pace, amicizia e collaborazione, con il futuro in comune in Europa e nella comunità internazionale».

LA DATA

Il Giorno del ricordo è una solennità civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno. Istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92[1], vuole «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale».

Al Giorno del ricordo è associato il rilascio di una medaglia commemorativa destinata ai parenti delle persone soppresse e infoibate in Istria, a Fiume, in Dalmazia o nelle province dell’attuale confine orientale dall’8 settembre 1943, data dell’annuncio dell’entrata in vigore dell’armistizio di Cassibile, al 10 febbraio 1947, giorno della firma dei trattati di pace di Parigi. Sono esclusi dal riconoscimento coloro che sono stati uccisi mentre facevano volontariamente parte di formazioni non a servizio dell’Italia.

La data prescelta è il giorno in cui, nel 1947, furono firmati i trattati di pace di Parigi, che assegnavano alla Jugoslavia l’Istria, il Quarnaro, la città di Zara con la sua provincia e la maggior parte della Venezia Giulia, in precedenza facenti parte dell’Italia.

1 commento

  1. Fu terribile: i fascisti avevano deportato vecchi, donne e bambini sloveni nei campi di concentramento. La vendetta dei titini fu terribile.

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