Il caso del “Nido del Falco”: la lunga battaglia di Vincenzo Vacca

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La difesa denuncia la disparità di trattamento: “ad altri esercenti con identiche condizioni il Comune ha consentito di lavorare, al Nido del Falco no”

Dopo la pronuncia del Consiglio di Stato, Sezione Quinta, che ha accolto l’appello presentato da Vincenzo Vacca, assistito dall’avvocato Lorenzo Molinaro, contro l’ordinanza del Tar Campania – Napoli (Sezione Terza) che aveva respinto la domanda cautelare, il caso di Vincenzo Vacca merita un’attenta riflessione.

È una storia che racconta molto più di una vicenda amministrativa. Dentro c’è il destino di un ristorante simbolo della baia della “Scarrupata”, il Nido del Falco, e insieme le contraddizioni di un Comune che nel tempo ha oscillato fra autorizzazioni, inibizioni e ammissioni di legittimità, salvo poi cambiare rotta. A condurre questa battaglia legale è Vincenzo Vacca, assistito dall’avvocato Bruno Molinaro, che negli ultimi mesi ha riversato nelle aule di giustizia un imponente lavoro difensivo, arrivato fino al Consiglio di Stato.

Al cuore della controversia c’è la sorte di un immobile oggetto di condono edilizio, adibito a bar-ristorante da oltre vent’anni. Già nel 2001, i rapporti dei tecnici comunali attestavano l’uso a ristorazione. Nel 2004 Vacca presenta domanda di condono ai sensi della legge 326/03, tuttora pendente. Nel 2017 il Comune gli rilascia perfino una concessione demaniale per il pontile e le aree di servizio, valida fino al 2027. Poi, l’altalena: una SCIA presentata nel luglio 2017 viene inibita per un vizio formale – la mancata firma digitale del fratello preposto – e per la presunta mancanza di prova dell’uso consolidato.

Ma la svolta arriva l’anno dopo. Nel giugno 2018, l’Ufficio Tecnico Comunale certifica la “continuità d’uso” del locale. Forte di quel documento, Vacca deposita una nuova SCIA il 23 luglio 2018. Questa volta il SUAP non la inibisce. Lo ammetterà lo stesso responsabile in una nota del 10 giugno 2019 indirizzata al Commissariato di Ischia: «superati i rilievi del sottoscritto nelle precedenti inibizioni, non si è proceduto all’inibizione delle suddette SCIA, che oggi consentono alla struttura di operare come locale di somministrazione all’insegna “Il Nido del Falco”».

Una presa d’atto cristallina, che per anni ha sorretto l’attività. Eppure, nel luglio 2025, lo stesso SUAP adotta un nuovo provvedimento di chiusura, come se nulla fosse accaduto. Qui la difesa di Molinaro parla senza mezzi termini di «illogicità manifesta» e di «contraddittorietà con precedenti manifestazioni». Scrive l’avvocato nei motivi aggiunti: «Con il provvedimento prot. n. 7359 del 4 luglio 2025, il medesimo funzionario comunale ha completamente obliterato ogni riferimento a quanto precedentemente affermato, di fatto contraddicendo se stesso. Non vi è alcuna coerenza logica tra le due manifestazioni di volontà, di contenuto diametralmente opposto».

La questione non è solo tecnica, ma di principio. Perché nel Comune di Barano, ricorda Molinaro, «sono numerose le attività commerciali svolte all’interno di immobili oggetto di domande di condono edilizio tuttora pendenti, sulla base, peraltro, di SCIA e certificazioni di uso consolidato analoghe a quelle del Vacca». E aggiunge: «Illegittimo è piuttosto […] il provvedimento impugnato anche per palese disparità di trattamento, stante l’assoluta identità di situazioni di fatto e l’irragionevole diversità del trattamento alle stesse riservato».

Per dare concretezza a questa accusa, Vacca ha presentato al Comune un’istanza di accesso volta a ottenere copia di tutte le certificazioni di uso consolidato rilasciate in casi analoghi. La richiesta mirava a dimostrare che altri hanno potuto lavorare in situazioni identiche. Ma il 12 agosto scorso il Comune ha opposto un secco diniego, sostenendo che mancava un interesse concreto. Anche qui la replica dell’avvocato è puntuale: «dalla comparazione della certificazione di uso consolidato rilasciata al ricorrente con quelle rilasciate in casi analoghi, il ricorrente è posto nella condizione di dimostrare […] la contraddittorietà dell’azione amministrativa e la disparità di trattamento subita, stante l’assoluta identità delle situazioni di fatto».

Il rifiuto di ostensione, sottolinea Molinaro nella nota di deposito al Consiglio di Stato, «rappresenta un ulteriore indice sintomatico della denunciata disparità di trattamento». In altri termini, la trasparenza negata è essa stessa una prova del differente metro usato nei confronti del Nido del Falco.
C’è poi un tassello non secondario: il profilo penale. Nel 2018 il GIP di Napoli aveva certificato l’assenza di abusi residui, prendendo atto che Vacca aveva eliminato ogni opera non conforme. «Dall’annotazione della polizia giudiziaria – scriveva il giudice – emerge che l’interessato ha provveduto al pieno ed integrale ripristino dello stato dei luoghi». Un passaggio che spazza via il sospetto di abusivismo e rafforza la legittimità sostanziale dell’attività.

Infine, il danno economico. Qui la difesa insiste sulla stagionalità: chiudere il ristorante in estate equivale a spegnere quasi del tutto le entrate dell’anno. E il Consiglio di Stato ha fatto propria questa considerazione, scrivendo che oltre al danno grave e irreparabile «sussiste altresì il fumus boni iuris, data la non implausibilità delle tesi propugnate dalla difesa della originaria ricorrente». Una formula che, in linguaggio giudiziario, equivale a un riconoscimento forte: le ragioni del Nido del Falco non sono affatto peregrine.

Così, dopo anni di incertezze, contraddizioni e ordinanze contrapposte, la battaglia di Vacca segna un punto a favore. Il Consiglio di Stato ha ordinato al Tar Campania di fissare con urgenza l’udienza di merito. Sarà lì che si deciderà il futuro del ristorante sospeso fra norme, interpretazioni e – secondo la difesa – una giustizia amministrativa che dovrebbe valere per tutti, senza disparità.

  • Articolo realizzato dalla Redazione Web de Il Dispari Quotidiano. La redazione si occupa dell'analisi e della pubblicazione fedele degli atti e dei documenti ufficiali, garantendo un'informazione precisa, imparziale e trasparente. Ogni contenuto viene riportato senza interpretazioni o valutazioni personali, nel rispetto dell’integrità delle fonti e della veridicità dei fatti.

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