Il caso Caritas. Un altro aspetto delle offese, delle ingiurie e di quelli che sanno ma stanno zitti

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Gaetano Di Meglio | Uno degli aspetti che più mi piace di questa parentesi della mia vita è il continuo mettersi in discussione. Una pratica, costante, alla quale dedico molto tempo. E più passano i giorni, più mi rendo conto di quanto sia facile agitare l’odio, produrlo, diffonderlo, alimentarlo. Basta poco. In verità, basta solo la verità. Ecco: quando arriva la verità, cadono tutte le difese e inizia lo show.

Sabato mattina, incuriosito da un post social, mi sono imbattuto in un’aggressione ai danni di un ausiliario del traffico del comune di Ischia. Un lavoratore (non sto qui a commentare come abbia assunto quel ruolo, l’ho già fatto ampiamente in passato) che ha un compito ben preciso. Bene, questo “Fabio da Forio” secondo il collaboratore part time della Caritas Diocesana (uno stipendiato, in breve) si sarebbe dovuto vergognare perché aveva elevato la multa al furgoncino della Caritas fermo per “5 minuti” ad Ischia Ponte.
Non mi andava di avallare questo concetto e l’ho scritto. Da questo è nata una fiumana di fango e odio contro me che ha toccato punte altissime. Le più alte, ovviamente, me le ha toccate il collaboratore della Caritas che mi ha dedicato queste dolci parole: “Invece di sparare cazzate e di postare il mio post, stupido e ignorante preoccupati piuttosto di tante persone che vivono un vita difficile e precaria e sii portavoce di quelle persone invece di vivere la tua vita da castrato…” e ancora “Sei davvero una persona squallida credimi squallidissima!!! mi rendo conto che per vendere una copia del tuo giornale sei costretto a fare questo”.

Il tutto sul profilo facebook del giornale e non in edicola. Non essendo come altri che amano l’adulazione, bensì certo la verità come insegna Terenzio, va tutto bene.
Però vorrei sfruttare questa occasione per rispondere all’operatore Caritas con un passo noto di 2 Samuele.
Al capitolo 16, infatti si legge: “Allora Abisai, figlio di Seruia, disse al re: «Perché questo cane morto osa maledire il re mio signore? Ti prego, lasciami andare a mozzargli la testa!» Ma il re rispose: «Che ho da fare con voi, figli di Seruia? Se egli maledice, è perché il Signore gli ha detto: “Maledici Davide!” Chi oserà dire: “Perché fai così?”» Poi Davide disse ad Abisai e a tutti i suoi servitori: «Ecco, mio figlio, uscito dalle mie viscere, cerca di togliermi la vita! Quanto più lo può fare ora questo Beniaminita! Lasciate che egli maledica, perché gliel’ha ordinato il Signore. Forse il Signore avrà riguardo alla mia afflizione e mi farà del bene in cambio delle maledizioni di oggi».

C’è poco altro da aggiungere se non quello di confermare la rotta sulla quale stiamo navigando. Continuerò a percorrere la seconda strada nel bosco, quella vuota. Continuerò a raccontare la verità e, soprattutto, continuerò a fregarmene delle adulazioni e delle convenienze. Mi spiace per persone come Luisa Pilato (nella foto) e come alcuni altri della Caritas, perché hanno perso l’occasione di dimostrarmi la loro amicizia e la loro vicinanza, bensì hanno condiviso il fatto che io vivessi da “castrato”. O che sia una persona “squallidissima” eppure sono testimoni diretti del contrario. Però che importa, inneggiare al “vita da castrato” diretto a Gaetano fa bene all’algoritmo ma, soprattutto, fa bene a loro stessi perché siamo alla ricerca di uno stato dove si chiudono gli occhi e si va avanti facendo due pesi e due misure. Si va avanti con la raccomandazione e con il chiudere gli occhi quando conviene.

Last but not least, c’è da fare un’altra considerazione. Quelli che con la tastiera scrivevano odio e fango contro chi aveva chiesto che non si offendesse un normale lavoratore e che si rispettassero le regole, sono gli stessi che invocano una sorte di salva condotta all’operatore della Caritas perché “si facevano in quattro per aiutare gli altri”. Beh, sono felice che sull’isola ci sono tante altre realtà che fanno bene agli altri ma non offendono nessuno e non lo dicono. Beh, sono felice che sull’isola ci sono tante altre realtà che non chiedono di non pagare la multa per “aver lasciato la macchina 5 minuti ad Ischia Ponte”. Beh, in verità, ci sono tanti altri che fanno solo del bene e non cercano la lode, la gloria e l’immunità.

Da quello che ho letto, in verità, però, credo che Don Gioacchino Castaldi si dovrebbe un po’ interrogare dove stia portando la Caritas Diocesana. Perché se questi sono i frutti, caro Don, qualche domanda te la devi fare. Fatti un giro tra i commenti dei tuoi volontari. Ti meraviglierai di quanto odio diffondete.
E tutto questo perché avete lasciato l’auto 5 minuti a Ischia Ponte in nome di una solidarietà, forse, non dimostrabile.
Per quanto a me, beh, faccio mie le parole del Re Davide: “Forse il Signore avrà riguardo alla mia afflizione e mi farà del bene in cambio delle maledizioni di oggi”.

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