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Il calcio italiano manda via i migliori | #4WD

Daily 4ward di Davide Conte del 27 luglio 2022

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L’esodo di Gianluca Scamacca verso la Premier League, a mio modestissimo giudizio, conferma il trend affaristico negativo in cui versa il calcio mondiale e la deriva di cui quello italiano è vittima consapevole. Con una specie di sindrome di Stoccolma, le squadre tricolori di serie A lasciano scappare tutti i talenti più o meno giovani di casa nostra verso campionati più ricchi e in vista, preferendo concentrarsi su acquisti oltre confine di profili spesso discutibili anziché valorizzare quel che di buono hanno in casa. In questo modo, a differenza degli altri, il livello del nostro campionato scende sempre di più e, di pari passo, i nostri settori giovanili sembrano lavorare inutilmente, visti anche i risultati che, alla fine, le nostre Nazionali stanno riscuotendo dopo la fortunosa vittoria degli Europei.

E si tenga anche in debito conto che esiste una regola in Italia che impedisce alle società professionistiche di cedere fino alla maggiore età elementi del proprio settore giovanile ad altre società italiane. Un divieto, questo, che non riguarda invece la cessione degli stessi elementi a squadre estere. In questo modo, se ci fosse un team italiano che riesce a guardare lontano sulla prospettiva di un calciatore magari un po’ ignorato laddove milita e, quindi, limitato nella sua crescita, non ci sarebbe alcuna possibilità di farlo trasferire se non in un altro paese.

Oggi i quarantacinque milioni di euro incassati dal Sassuolo per Scamacca rappresentano di certo un ottimo affare per gli emiliani e un’importante opportunità di carriera per il giovane ’99, ma è il calcio italiano ad esser stato ancora una volta buggerato in casa propria, pur restando inerme rispetto ad un sistema che ormai non tiene più conto del fattore sport + passione + esempio, ma fonda ogni considerazione su introiti, bilanci, diritti ed equilibri di mercato. E allorquando l’edilizia sportiva riuscirà a sfondare il muro della miopia e dello scettiscismo di molti presidenti, vedrete che anche i nostri stadi diventeranno autentici centri commerciali del pallone.

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