

Una pioggia leggera, quasi timida. Gocce sottili sul tufo, sul ferro arrugginito dei macchinari per tessere la tela, sulle vecchie ferrate che tremano stremate da ruggine e vento. Così si è aperta, nella sera di domenica, l’inaugurazione della “Cittadella dei Misteri”, all’interno dell’ex opificio del penitenziario di Terra Murata.
Un luogo che, da solo, racconta tanto. Forse tutto.
Non è un luogo qualsiasi. È un corpo vivo, ferito, sopravvissuto. Un edificio che fu carcere, che vide generazioni cristallizzarsi nel silenzio e nella pena. Oggi, ricondotto ad una sembianza di vita. Ma basta attraversarne le soglie per sentire che non si tratta solo di architettura o muratura: quelle pareti sono custodi di dolore, ma ora anche di speranza. Il contrasto è tagliente e struggente. Proprio lì, in quegli spazi ruvidi, nasceranno di nuovo i misteri.
In quel ventre di storia, tra corridoi penetrati dall’umidità e stanze che odorano insieme di legno vecchio e di futuro, hanno cominciato a muoversi mani giovani. La “Cittadella dei Misteri” non è soltanto il luogo dove si costruiranno le “tavole cosiddette allegoriche”, ma è soprattutto il luogo dove una generazione impara a costruire una memoria collettiva.
Già all’ingresso la serata è apparsa diversa, densa. Attorno a una tavola, giovani e adulti insieme, senza schermi tra loro. Nessuna luce fredda dei cellulari negli occhi, ma luce calda di ascolto, stupore, spirito di appartenenza.
Dopo l’accoglienza discreta ma intensa dell’Associazione “Ragazzi dei Misteri”, che da anni lavora con instancabile passione alla trasmissione delle tradizioni del Venerdì Santo, la prima esplosione emotiva: un lungo, sentito applauso dedicato al Dott. Giacomo Retaggio. Non solo un medico, ma una delle ultime voci autentiche della memoria procidana. Figura carismatica, ironica e profonda allo stesso tempo.
Poco dopo, l’intervento del presidente Antonio Brecciano , simbolo di continuità tra passato e presente, ha illustrato i numeri, gli spazi, le tappe costruttive dell’edizione 2026. Ma più che i dati è stata la voce a raccontare. Una voce che tremava a tratti, non per debolezza, ma per il peso emotivo di ciò che si stava inaugurando.
Nel pubblico, accanto ai ragazzi e al direttivo, autorità civili e religiose: il sindaco Raimondo Ambrosino, accompagnato dall’assessore Costagliola, il delegato a Terra Murata Antonio Gadaleta. Poco in la dalle prime file Matteo Germinario, Superiore della Congrega dei Turchini ente che organizza la processione del Venerdi Santo. Le due anime della tradizione, liturgica e artigianale, camminano insieme.
I Misteri, a Procida, non sono figure di cartapesta. Non sono solo tavole o rappresentazioni. Sono eco di fede e carne di popolo, sono Sacra Scrittura e cronaca familiare, sono gioiello sacro e strumento di resistenza culturale. Ogni forma che nascerà in quella Cittadella sarà frutto di visioni condivise, sudore, discussioni, decisioni collettive. Un’opera che è di tutti e che nasce ogni anno come fosse la prima volta.
Ed è proprio qui che lo spazio, l’ex penitenziario, prende senso. Nonostante il freddo, le imperfezioni, le infiltrazioni, quella struttura scolpita nella pietra ha accolto una nuova umanità. I ragazzi, tanti. Silenziosi, concentrati, vivi di una vitalità che spesso si crede perduta. Le madri con i bimbi, i nonni con i sorrisi, gli amici. Uno accanto all’altro, come i misteri processione. Diversi ma uniti, fragili ma forti insieme.
E dopo gli applausi, le emozioni, le parole… la semplicità. Una pizza divisa in spicchi, una Coca-Cola sorseggiata mentre ci si racconta. Qualcuno si allontana per una sigaretta, qualcuno si ferma ad ammirare un cristo morto di cartapesta degli ultimi anni.
Un altro momento toccante ha visto la consegna delle tessere di socio onorario alla preside Maria Salette Longobardo, che come scuola forma generazioni di giovani con rigore e cura , e a Leo Pugliese, ( io ndr ) punto di riferimento dell’informazione locale con TG Procida, sempre presente, mai invadente, ma profondamente dentro il tessuto emotivo dell’isola. È iniziata così la costruzione dei Misteri, quest’anno. Non nel frastuono sterile delle dirette social. Ma nel respiro lungo di un luogo che ha sofferto e attendeva di essere libero, nella compostezza di una comunità, come quella procidana, che ha deciso di tramandare non una leggenda, ma un’identità viva.
La Cittadella dei Misteri non è solo un’officina. È una scenografia permanente dell’anima procidana. E in questo vecchio ex penitenziario, in questa pietra stanca, ha cominciato a battere il cuore di un’intera isola.






