Ieri giornata mondiale del marittimo. Ma non c’e’ molto da festeggiare

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Leo Pugliese | Ieri è stato il “day of the seafarer”, giornata mondiale del lavoro marittimo. E per converso si può dire che è stata anche un po la festa dei procidani. Da sempre il mondo marittimo e l’isola di arturo sono una cosa sola.

Per storia e tradizione, il lavoro del mare e più in generale la marineria isolana, rappresenta una delle eccellenze  – se non l’eccellenza per antonomasia –  del lavoro dei procidani

Capitani di macchina e di coperta e comandanti. Negli ultimi anni anche qualificati altri professionisti si sono aggiunti alla lista di quelli che solcano il mare. Grandi piloti che si fanno onore nei porti italiani e marittimi che si fanno largo nello shipping mondiale anche manageriale.

“Come ogni anno ieri abbiamo celebrato  questa ricorrenza per accendere i riflettori sulle lavoratrici e sui lavoratori del mare, richiamando l’attenzione sulle problematiche che vivono ogni giorno, ulteriormente aggravate dalla pandemia tuttora in atto”, così ha dichiarato Monica Mascia, Segretaria nazionale della Fit-Cisl, in merito alla ricorrenza del 25 giugno, Giornata mondiale del marittimo – Day of the Seafarer.

“Quest’anno – prosegue Mascia – l’annuale Day of the Seafarer ha celebrato il suo decimo anniversario. La giornata ha voluto  rendere omaggio ai marittimi rappresentando il loro ruolo chiave, impegnati in prima linea nell’emergenza pandemica Covid-19, svolgendo un ruolo essenziale. Solo grazie alla loro dedizione, professionalità, resilienza e perseveranza, siamo riusciti a livello mondiale a garantire il flusso dei beni vitali quali: cibo, medicine e forniture mediche. Il loro lavoro è proseguito senza interrompersi, nonostante abbiano dovuto affrontare gravissimi problemi legati agli avvicendamenti, al rimpatrio e alle difficoltà per ottenere i visti per raggiungere le navi. Mai come quest’anno ci sentiamo di ringraziare il loro lavoro, evidenziando quale ruolo abbiano avuto durante l’emergenza”.

Conclude la segretaria nazionale: “Quest’anno l’Imo, l’agenzia Onu per il settore marittimo, ha dedicato questa giornata alla campagna #SeafarersAreKeyWorkers (i marittimi sono lavoratori chiave). Come Fit- Cisl, aderiamo a questa campagna per tributare, attraverso questo appello globale, la nostra riconoscenza alla categoria e al lavoro svolto”.

Di contro,però,  a partire dai primi lockdown di marzo, è stato molto complicato per loro tornare a casa o raggiungere la nave su cui imbarcarsi per via delle forti limitazioni agli spostamenti delle persone.

I problemi principali sono tre, riassunti dall’International European Transport Workers’ Federation (ETF): il rilascio dei visti per entrare nello spazio Shenghen; il cambio di equipaggio e l’assistenza medica. Oltre a non poter tornare a casa al termine del contratto, ai marittimi viene spesso negata anche la franchigia.

L’European Community Shipowners’ Association – a cui si aggiunge naturalmente anche Confitarma – e l’ETF hanno lanciato un appello alla politica – in particolare alle istituzioni sovranazionali come l’Unione europea – affinché si risolva questa situazione. Nonostante l’alta copertura mediatica del fenomeno, sono stati fatti pochi passi avanti da ormai diversi mesi. Estelle Brentnall, responsabile per il mare dell’ETF, ha detto che «in questo momento vi sono centinaia di migliaia di marittimi per i quali si sarebbero dovuti effetuare i necessari cambi di equipaggio, il che significa che centinaia di migliaia di vite sono direttamente colpite dall’inazione e dalla mancanza di coordinamento degli Stati in tutto il mondo. Centinaia di migliaia di lavoratori marittimi che non sono in grado di trascorrere del tempo con i loro cari e altri che non possono lavorare».

Secondo gli ultimi calcoli, effettuati dall’associazione degli armatori tedeschi, su 1,2 milioni di marittimi impiegati in 55 mila navi, sono circa 200 mila quelli coinvolti in situazioni disagevoli o peggio bloccati senza possibilità di tornare a casa. 200 mila è infatti la media del numero di cambi di equipaggio mensile mondiale. Il sistema è quasi bloccato, non funziona più come prima. Nel pieno della pandemia era praticamente impossibile per un marittimo prendere un volo per tornare a casa o raggiungere la nave su cui imbarcarsi. In molti porti, anche importanti come Hong Kong e Singapore, ma anche in molti porti europei, questi spostamenti sono fortemente limitati, rendendo sempre più difficile la gestione della nave, che si sovraccarica di straordinari e lavoratori stressati.

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