I soldi e la felicità | #4WD

Daily 4ward di Davide Conte del 13 febbraio 2020

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Vi siete mai chiesti che cos’è l’indipendenza economica? In tanti, ne sono certo, sareste pronti a rispondermi che si tratta di un privilegio di chi gode di molte entrate e, di conseguenza, vive da ricco. Se vogliamo, è la risposta più logica. Ma se ci pensate per un attimo, non è così! Essere economicamente indipendenti vuol dire, innanzitutto, possedere un perfetto equilibrio tra tempo e denaro.

Rifletteteci! A cosa serve essere ricchissimi se poi non si è padroni del proprio tempo per trarre gioia dalle proprie facoltà economiche? Viceversa, quale utilità può avere un’infinita disponibilità di tempo libero, senza una quantità sufficiente di denaro per potersi permettere qualcosa di piacevole per trascorrerlo?

Mi rifaccio spesso a questa regola aurea del marketing individuale. E stasera mi è tornata in mente, ispirandomi il tema di questo 4WARD, nel guardare la mia chitarra acustica Yamaha che giace a mo’ di complemento d’arredo, sul suo piedistallo, in un angolo del mio studio.

Ho sempre avuto grande affinità con la musica. Ricordo che una volta, oltre venticinque anni fa, feci carte false per procurarmi un appuntamento con una ragazza. Quando finalmente riuscii a portarla fuori con me, mentre ci dirigevamo in auto verso un noto ristorante, le chiesi che genere di musica le avrebbe fatto piacere ascoltare. Quando mi rispose con un sorprendente “a me la musica non piace proprio” non vidi l’ora che quella serata finisse, perché si creò tra me e lei come un diaframma indissolubile, condito da un’insolita sensazione di fastidio.

Comprai quella chitarra qualche anno fa, nella speranza che imparare a suonarla non restasse per sempre l’unica vera incompiuta della mia vita, dopo essere riuscito a creare un lavoro tutto mio, una famiglia tutta mia e aver conseguito a quarantadue anni quella laurea che trascurai, appena maggiorenne, a vantaggio dell’esperienza imprenditoriale. Eppure, non essendoci ancora riuscito, sto avendo l’ennesima dimostrazione che non sempre volere è potere.

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