I giudici rifiutano il trasferimento alla sezione distaccata di Ischia

Ieri si è svolto l’ennesimo incontro a cui hanno partecipato i presidenti del consiglio dell’Ordine e della Camera penale, accompagnati dall’avv. Cristiano Rossetti. Esiste un barlume di possibilità che possa essere inviato un giudice togato una volta a settimana per i processi passati per l’udienza preliminare. Per il momento il got Rocco ha ricevuto l’ordine di procedere solo ai rinvii. L’ultima notizia è che il Csm dovrebbe inviare sei nuovi giudici a Napoli e uno di questi dovrebbe essere assegnato ad Ischia, ma non si sa quando

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Paolo Mosè | Non vi sono all’orizzonte soluzioni! Almeno per il momento. Le notizie che provengono dal palazzo di giustizia, direttamente dalla presidenza del tribunale, non sono affatto buone. Neanche l’incontro che si è svolto nella mattinata di ieri tra i presidenti del consiglio dell’Ordine degli avvocati e della Camera penale accompagnati dal delegato dei penalisti ischitani, Cristiano Rossetti, ha in qualche modo smosso le acque. Ristagnano come lo sono state dal 4 luglio in poi e per tutta l’estate.

La notizia è che la presidenza del tribunale ha in qualche modo svolto appieno le proprie prerogative sollecitando i giudici togati a dare una risposta nel più breve tempo possibile, per consentire almeno ad uno di essi di andare a ricoprire il ruolo lasciato libero dal giudice Alberto Capuano. Non c’è stato nulla da fare. L’interpello, come abbiamo già scritto in questi giorni, è andato deserto ed il presidente facente funzioni ha convocato nel proprio ufficio per un colloquio due magistrati togati, quelli che hanno meno anzianità e che possono definirsi i più giovani, per trovare la soluzione per la sezione di Ischia. Invogliandoli a trasferirsi, almeno uno di loro, sull’isola affinché quei processi più delicati, quelli che sono passati al vaglio del giudice dell’udienza preliminare, fossero trattati da un giudice che abbia i poteri per emettere una sentenza, per giudicare gli imputati. Entrambi questi giudici togati non hanno risposto all’appello del loro presidente. Sono stati molto determinati nella risposta e hanno dato anche una spiegazione, che per certi versi può essere presa in considerazione come logica. Ma di fatto si sono rifiutati di trasferirsi anche momentaneamente nell’unica sezione distaccata rimasta nell’intera regione Campania.

E’ l’annuncio che è stato fatto agli ospiti dell’avvocatura e sottolineando che in questo momento sussiste in modo palese una difficoltà a trovare un sostituto. E questo sta a dimostrare senza ombra di equivoci che la strada per la soluzione è ancora lunga, tortuosa e ripida e per il momento non si intravedono soluzioni. Di fatto si è appalesato ufficialmente ciò che già si conosceva da tempo. Ovverosia che a Ischia quasi nessuno vuole trasferirsi, per una serie di ragioni logistiche e anche ambientali. Chi oggi svolge questo compito delicato presso la sede centrale, lo fa in sezioni di un certo rilievo e che danno anche la possibilità di rimanere al centro dell’attenzione non solo nell’ambito degli altri colleghi che operano nello stesso contesto, ma soprattutto per motivi di carriera. E intendono svolgere il ruolo di magistrati nella massima tranquillità e senza doversi costantemente confrontare con un ambiente che viene definito sistematicamente “litigioso” e “pericoloso”. La sezione di Ischia annovera una nomea che si trascina ormai da decenni. Si sussurra che gli avvocati ischitani sono una categoria da prendere con le molle e di stare molto attenti, perché sono sensibili ai ricorsi, ad inasprire il rapporto con il giudicante e questo comporta tutta una serie di fattori che per i giudici togati non sono affatto positivi.

NO AI PROCESSI A NAPOLI
Di fronte ad una non soluzione, il confronto c’è stato e i vertici dell’avvocatura napoletana e ischitana hanno ribadito un concetto fermo e sul quale non c’è alcuna possibilità di trattativa, deroga o di un possibile compromesso temporaneo proprio in virtù di una emergenza ormai acclarata. All’unisono i rappresentanti del consiglio dell’Ordine, della Camera penale e dalla parte dell’avv. Cristiano Rossetti si è detto in modo fermo che non vi è alcuna possibilità di aderire eventualmente ad una soluzione che comporti che i processi che sono passati, e che dovranno farlo, all’udienza preliminare siano trattati da qualche giudice togato che rimarrebbe a svolgere la propria funzione a Napoli. Senza possibilità che possa trasferirsi sull’isola. E’ una soluzione, peraltro, già paventata subito dopo il 3 luglio, data fatidica della indisponibilità di Capuano, dalla stessa presidenza del tribunale. E quella possibile scelta era stata immediatamente stoppata dall’avvocatura in un incontro urgente che si svolse dopo pochi giorni con i vertici dell’avvocatura partenopea e quelli della sezione di Ischia guidati dagli avvocati Gianpaolo Buono, Francesco Cellammare e Cristiano Rossetti. E di fronte ad un muro invalicabile il presidente del tribunale decise di soprassedere a questa iniziativa. Impegnandosi che prima della riapertura delle “danze” processuali a settembre, avrebbe trovato una soluzione. Ritenendosi sicuro che prima o poi qualche giudice lo avrebbe trovato e l’attività sull’isola sarebbe ripresa regolarmente nei modi e nei tempi stabiliti dal deliberato del Consiglio superiore della magistratura. Era una speranza. O forse anche una certezza, ma dice un vecchio proverbio: “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Un proverbio azzeccato per la nostra conformazione territoriale e l’obbligo di attraversare il mare più volte a settimana da parte del giudice assegnato.

UNA SEDE “SCOMODA”
Sarà il mare o qualcos’altro ad impedire la copertura del posto vacante? E come abbiamo detto poc’anzi, i fattori sono diversi ed ognuno di essi ha un peso specifico. Si sussurra a palazzo di giustizia che chi viene ad operare alla sezione di Ischia non sempre si ritrova poi in una posizione felice. Per un ambiente molto caldo e intriso di vari fattori che preoccupano non poco chi svolge il compito di magistrato giudicante. Ci sono le solite diatribe legate a presunti o inventati favoritismi a questo o a quello studio legale. A doversi guardare le spalle perché sul tavolo della presidenza del titubale o presso la sede del Consiglio superiore della magistratura giungono esposti a iosa. E sono difficili i rapporti e sbaglia chi si pone in una posizione di scontro, di muro contro muro. L’unico che era riuscito a rendere in questi ultimi anni una situazione per così dire piacevole e di confronto, è stato senza dubbio il giudice Giovanni Carbone. Attualmente presidente del secondo collegio della terza sezione della Corte di Appello. Magistrato che amava Ischia e ogni qualvolta sbarcava dall’aliscafo, amava percorrere a piedi il tratto porto-palazzo di giustizia in via Michele Mazzella. E di stare sino a pomeriggio inoltrato nel suo ufficio a scrivere le motivazioni delle sentenze che aveva pronunciato quella stessa giornata. E sempre a piedi faceva il percorso a ritroso, imbarcandosi sull’aliscafo per poi ritornare a Napoli. E quando rimaneva ad Ischia, riposava in uno dei pochi alberghi sui quali non pendevano processi per reati per violazione urbanistica e paesistica. E guardava attentamente che non vi fosse nessuno che fosse imputato e che lui stesso avrebbe dovuto giudicare. Ma mantenendo sempre quel rapporto di massima collaborazione, confronto e senza chiudersi nella sua stanza ermeticamente, che utilizzava anche come camera di consiglio.
Certamente la sezione distaccata di Ischia è un ufficio difficile e la prima cosa da fare per un magistrato è avere lo stesso metro di valutazione per tutti, senza alcuna esitazione. Ma non tutti i magistrati sono disponibili a doversi sobbarcare l’onere di alzarsi la mattina prestissimo per raggiungere sul Molo Beverello e imbarcarsi sull’aliscafo delle 7.20 per essere alle 9.00 puntuali in aula. E non tutti amano il moto ondoso. Chi lo soffre, state certi, non mostrerà mai alcun interesse a spostarsi in un ufficio dell’isola.

CARENZA DI GIUDICI
E allora cosa accade? Quale è la soluzione? Non è una cosa semplice. Anche perché c’è un altro dato non del tutto secondario. Anche la sede centrale di Napoli ha penuria di giudici togati. In molti collegi si fa fatica ad essere in tre, e tutti ermeticamente togati. Il più delle volte la presidenza del tribunale è costretta a riempire i vuoti di organico mandando un giudice onorario per consentire che il collegio possa operare ed affrontare processi che sono in dibattimento anche da diversi anni. Il quadro non è affatto idilliaco, di quelli tranquillizzanti, per renderci conto. E allora di fronte a scelte che non possono essere imposte ad un magistrato napoletano che già deve sobbarcarsi di lavoro perché mancano altri magistrati, la situazione non può che definirsi tribolante. E allora il presidente facente funzioni ha comunque garantito che la sua attenzione massima per risolvere il problema Ischia resta nei suoi pensieri. E in tutti questi giorni non ha fatto altro che scorrere la lista per trovare un magistrato che si assuma l’onere di tamponare la falla ischitana. Si è arrivati anche al punto di ideare una soluzione che consenta ad un magistrato togato di affrontare questa nuova esperienza, però una volta a settimana. In quella unica udienza si tratterebbero soltanto i processi che sono stati trattati all’udienza preliminare. In modo da restringere il campo del ruolo o focalizzarlo solo nella stretta competenza del giudice togato. Rimanendo tutti gli altri processi, che non sono passati per l’udienza preliminare, ai giudici onorari. I famosi got, i quali potranno proseguire per più volte a settimana la trattazione della stragrande maggioranza dei processi, in modo da non paralizzare del tutto un ufficio giudiziario che con il passare del tempo diventa sempre più delicato e complicato da gestire.
Per il momento la falla viene riempita con un got, il quale fino a data da stabilirsi avrà il compito di stabilire i rinvii dei processi che sono stati già fissati, ad iniziare da oggi. Il got Rocco quindi si occuperà dei processi e delle udienze che erano in carico al giudice togato Capuano, mentre rimarrà ferma l’udienza e il carico di lavoro che è già nella competenza del Rocco il lunedì per due volte al mese. E già lunedì scorso è dovuto tornare in fretta e furia a Ischia per sostituire la sua collega Palagano che a quanto pare era in ferie.

LA SEDE DISAGIATA
Infine la classica ciliegina sulla torta che è stata piazzata dal presidente del tribunale anche per dare un po’ di fiducia agli ospiti. Annunciando che il Consiglio superiore della magistratura assegnerà al tribunale di Napoli sei nuovi magistrati e di sicuro uno dovrebbe venire ad Ischia. Quando questo accadrà, per il momento non si sa. Ma chi verrà, avrà la forza, la determinazione e la volontà di rimanerci per qualche anno? Oppure alle prime avvisaglie e difficoltà tenterà di ritornare in terraferma? Una vecchia storia di cui già siamo stati testimoni. In particolare un giudice che soffriva il mare dopo poche settimane presentò certificato medico ed immediatamente ritornò alla sede centrale.
I servizi pubblici non potranno mai essere gestiti, se non cambieranno le regole. Se l’isola per chi verrà da fuori non verrà classificata come sede disagiata, con la possibilità di avanzamento della carriera più veloce rispetto ad altri colleghi comodamente seduti in altri uffici della terraferma. E questo dovrebbe avvenire, come sostengono diversi cultori giuridici, non solo per chi opera nel campo della giustizia, ma anche nella scuola, nella sanità, nei trasporti, in tutti quegli uffici che sono indispensabili per mantenerli efficienti e capaci di rispondere alle esigenze dei cittadini che sono pur presenti nelle sei comunità isolane. In questo modo sarebbero invogliati a trasferirsi eccellenti magistrati, bravi medici, insegnanti di alto profilo che oltre ad avere un incentivo economico, avrebbero maggiori chance di carriera rispetto agli altri colleghi che operano negli altri territori della Campania. E questo è stato già sperimentato molti anni fa, ma l’iniziativa durò un lampo e il governo centrale decise che non fosse giusto perseguire questa strada. E chi è isolato è rimasto tale e le difficoltà per riempire le caselle sono nuovamente aumentate. Ed è sotto gli occhi di tutti come funzionano i servizi pubblici essenziali e primari. Ad Ischia nessun giudice vuole mettere piede, così come un buon medico di livello preferisce starsene in un ospedale napoletano per fare carriera e per mantenere alta la sua professionalità, dovendo affrontare casi clinici molto complessi e di ogni genere.

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