fbpx

I falsi nel convento dei Padri Passionisti a Casamicciola

Processo. Lunga requisitoria del pubblico ministero per i lavori realizzati nella struttura sottoposta a vincolo

Must Read

Paolo Mosè | Per i lavori al convento dei Padri Passionisti a Casamicciola c’è stata la requisitoria del pubblico ministero a conclusione di un confronto tra le parti per stabilire se vi erano state violazioni di natura urbanistica e paesistica, ma più in particolare se fosse stata commessa falsità ideologica in più episodi che per l’accusa erano stati confezionati da privati. Al solo fine di dimostrare che tutti gli interventi erano stati nel pieno rispetto di ciò che è stabilito per gli immobili di pregio e soprattutto storici. Coinvolgendo professionisti giunti da altra regione d’Italia che erano stati chiamati proprio per le loro specifiche competenze in materia e che sono stati seguiti da avvocati con una specializzazione in materia ed essendo anche docenti universitari. Non un processo di poco conto, come si può spesso analizzare nei reati edilizi e paesistici, dove tutto diventa più semplice per la valutazione del giudice.

Comunque il pubblico ministero non è stato da meno nell’affrontare la spinosa questione. Confermando pedissequamente il proprio convincimento in ordine alla realizzazione di opere dichiaratamente secondo lui abusive, illegittime, che non avevano quelle autorizzazioni preventive necessarie. E ricordando inoltre che la stessa Soprintendenza aveva acceso i propri riflettori sulle opere, tanto da essere ritenuta parte offesa.

IL REATO URBANISTICO

A conclusione il pubblico ministero ha chiesto soprattutto il non doversi procedere in ordine alla realizzazione delle opere nel convento dei Padri Passionisti, alla luce soprattutto dell’assenza del via libera della Soprintendenza. Prescrizione per avere tra l’altro eseguito delle demolizioni parziali ed averne realizzate altre per rendere molto probabilmente più funzionale l’intera struttura. Di questo ne rispondono Mario Caccavale e Simone Daniele Massimilla: «Perché, in concorso tra loro, Mario Caccavale quale committente e legale rappresentante dell’Ente Provincia Dell’Addolorata dei Padri Passionisti proprietaria del Convento dei Padri Passionisti ubicato in Casamicciola Terme alla via Salvatore Girardi nr 13 e Simone Daniele Massimilla quale direttore ed esecutore dei lavori, sul predetto immobile tutelato “Ope legis come bene culturale ai sensi del Dlgvo 42/2004, senza la necessaria autorizzazione della Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici di Napoli, realizzavano le seguenti opere: al piano terra demolizione di tramezzi interni e realizzazione di una scala interna (lato nord est) in muratura di accesso dal locale dispensa al piano superiore sostituzione di pavimenti; installazione alla parete del cortile interno di nr. 9 apparecchiature per aria condizionata; al primo piano bagni interni alle stanze prospicienti il lato mare e restanti stanze prospicienti il lato interno (lato sud); modifiche prospettiche consistenti nell’ apertura di nr. 3 piccole finestre dei bagni delle 3 stanze centrali al lato intermo (sud); modifiche prospettiche al lato sud est (stanza adibita a stireria) consistenti nella chiusura di una finestra; un ponte in ferro nel lato sud ovest di accesso al giardino retrostante, al piano copertura installazione di ringhiera in ferro bullonata lungo tutto il parapetto perimetrale; nel giardino retrostante camminamenti pedonali ultimati con massetto in conglomerato cementizio».

LA VIOLAZIONE PAESISTICA

Gli stessi sono tuttora in attesa della decisione del tribunale anche in ordine alla ipotesi di aver violato il decreto legislativo in ordine ad una inedificabilità ed immodificabilità su aree sottoposte a vincolo paesistico ambientale: «Perché, in concorso tra loro, Mario Caccavale quale committente e legale rappresentante dell’Ente Provincia Dell’Addolorata dei Padri Passionisti, proprietaria del Convento dei Padri Passionisti, ubicato in Casamicciola Terme alla via Salvatore Girardi nr 13 e Simone Daniele Massimilla, quale direttore ed esecutore dei lavori, sul predetto immobile tutelato “Ope legis” come bene culturale ai sensi del Dlgvo 42/2004, in zona sottoposta a vincolo paesaggistico ambientale di notevole interesse pubblico (D.M 23 maggio 1958), in assenza delle autorizzazioni prescritte dagli artt. 146 e ss. D.Lvo 42/04 realizzavano le seguenti opere: al piano terra installazione alla parete del cortile interno di nr. 9 apparecchiature per aria condizionata; al primo piano modifiche prospettiche consistenti nell’apertura di nr. 3 piccole finestre dei bagni delle 3 stanze centrali al lato interno (sud); modifiche prospettiche al lato sud est (stanza adibita a stireria) consistenti nella chiusura di una finestra; un ponte in ferro nel lato sud ovest di accesso al giardino retrostante; al piano copertura installazione di ringhiera in ferro bullonata lungo tutto il parapetto perimetrale, nel giardino retrostante camminamenti pedonali ultimati con massetto in conglomerato cementizio».

Il Caccavale, nella qualità di responsabile provinciale dei Padri Passionisti. Non direttamente sempre presente nella struttura casamicciolese e quindi soprattutto come una sorta di legale rappresentante della strutturali clericale.

LE FALSITA’ IDEOLOGICHE

Il pubblico ministero ha svolto invece una diversa ricostruzione dei fatti. Valutando i ruoli dei tre imputati tratti a giudizio. E soprattutto sulla presenza o meno di un falso in ordine alla presentazione di una DIA al Comune di Casamicciola ove si attestavano dei singoli fatti a sostegno della legittimità dell’intervento. E per questa ipotesi è tuttora sotto processo, oltre al Caccavale e al Massimilla, Luciano Maggi: «Perché, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso in tempi diversi, Mario Caccavale, quale committente, Simone Massimilla, quale direttore dei lavori, e Luciano Maggi, quale progettista, nella DIA nr 13109, presentata al Comune di Casamicciola Terme il 13.12.2012. e nella DIA in variante in corso d’opera nr 4575, presentata al Comune di Casamicciola Terme it 2.5.2013 dichiaravano falsamente che l’immobile (di cui al capo a) oggetto dei lavori non era sottoposto a vincolo storico-artistico ai sensi della parte II del Dlgvo 42/04 ( ex L.1089/39) fatto del quale l’atto è destinato a provare la verità».

L’ultima storia è un’altra cartuscella depositata al protocollo del Comune di Casamicciola in concorso tra i tre imputati. Vale a dire asserivano che i lavori da eseguirsi non erano assolutamente in contrasto con il vincolo paesistico ambientale: «Perché, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso in tempi diversi, quale tecnico asseveratore, nelle relazione tecnica asseverata datata 12.12.2012 presentata al Comune di Casamicciola Terme in allega alla DIA 13109 il 13.12.2012 e nella relazione tecnica asseverata datata 26.4.201 presentata al Comune di Casamicciola Terme in allegato alla DIA in variante nr 4575 2.5.2013, dichiarava falsamente che le opere da eseguirsi (relative all’immobile di cui capo a) non erano soggette al vincolo ex art 10 Dlgvo 42/2004 fatto del quale l’atto destinato a provare la verità».

L’ASPETTO FINANZIARIO

Per questi ultimi due episodi il pubblico ministero ha concluso con un’assoluzione perché il fatto non sussiste. Nel fascicolo dibattimentale sono stati depositati una miriade infinita di atti. In particolare consulenze tecniche per asserire che tutte le opere eseguite e da eseguire in futura memoria erano più che legittime. Ma dietro a queste opere di riqualificazione e “ammodernamento” c’era un accordo tra i Padri Passionisti e coloro che avevano interesse a gestire parte del bene. Per una trasformazione dell’edificio, i cui costi hanno innescato una ripercussione finanziaria. Non ci sono stati alcuni pagamenti di canoni, perché la società che aveva ricevuto in fitto il bene lo aveva subaffittato ad altra società. Altro non era che una onlus dell’Ostello della Gioventù. Un non pagare dietro l’altro che ha ulteriormente ingarbugliato una situazione che poi è diventata non più governabile. Il convento come per così dire paralizzato, anche in virtù dell’intervento dell’autorità giudiziaria, che sia in sede civile che in sede penale all’epoca determinò il blocco di ogni attività all’interno. Attività che ebbe una accelerazione con l’assegnazione del fascicolo al pubblico ministero Ugo Miraglia Del Giudice, che passò sotto la lente d’ingrandimento tutti gli atti che riguardavano il convento, i contratti stipulati e i lavori eseguiti. Il padre Caccavale identificato quale committente dei lavori, il Maggi quale progettista e il Massimilla direttore ed esecutore dei lavori.

CAMBI DI GIUDICANTE

Alla fine di questo lungo percorso dibattimentale, la Procura ha dovuto prendere atto che non vi erano più i tempi per emettere una sentenza. Precisando tra l’altro che questo fascicolo è passato tra le mani di diversi giudicanti e l’ultimo in ordine di tempo ne ha potuto apprezzare la consistenza solo pochi giorni fa. Ma non sarà l’ultimo a dover giudicare. Perché? L’attuale giudice togato ha ascoltato con estrema attenzione le conclusioni del pubblico ministero, ma ha ritenuto che non vi fossero i tempi necessari per ascoltare i difensori, entrare in camera di consiglio ed emettere la sentenza. Non avendo poi il tempo sufficiente per informarsi di quanto è accaduto durante la primordiale attività dibattimentale con la escussione dei testi principali dell’accusa. Il rinvio ad oltre la metà di giugno prossimo, vale a dire che anche questo giudice passerà la mano. Entrando in sostituzione di quello attuale un’altra collega che necessariamente sarà costretta a rileggersi tutto quanto fino ad ora prodotto. Con una lettura “fredda” delle dichiarazioni rese, delle richieste accolte o rigettate dal tribunale e in particolare quali sono state le conclusioni del rappresentante dell’accusa e su quali presupposti si è giunti a chiedere l’assoluzione per i reati di falso. E solo dopo potrà iniziare a prendere coscienza del voluminoso fascicolo per giungere ad una possibile sentenza che sia la più veritiera possibile.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

In evidenza

Ciro Re arresta il “bulgaro” mano lunga

Forse è la parola fine. Il vicequestore Ciro Re ha arrestato, personalmente, il cittadino bulgaro, più volte denunciato a...
In evidenza

Ciro Re arresta il “bulgaro” mano lunga

Forse è la parola fine. Il vicequestore Ciro Re ha arrestato, personalmente, il cittadino bulgaro, più volte denunciato a...