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I colori della vita. Quando servono i pastelli invece che le bombolette

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Sandra Malatesta | Abbiamo tutti il diritto di dire come la pensiamo sempre, lo abbiamo perché per fortuna siamo in una repubblica democratica, ma nessuno ha il diritto di sparare frasi provocatorie senza magari aprire una discussione con tanto di interventi. Quello che sta succedendo al liceo Buchner e che sta facendo il giro di Italia e non solo, deve farci un attimo fermare a riflettere. Io ho voluto farlo perché conosco i ragazzi e spesso ho litigato con loro e spesso ho fatto pace con loro, perché è troppo bello discutere e cercare di capire. Purtroppo le parole non sempre vanno al vento come spesso si dice, ma possono provocare un passa parola anche senza bisogno di social che crea una sorta di catena di solidarietà con chi magari passa per vittima( quando invece è uno che ha provocato) e viene attaccato. I giovani sanno schierarsi più dei grandi anche se spesso si schierano seguendo un amico che ritengono piùin gamba di loro. Allora parliamone. Diciamo che sotto sotto il razzismo esiste ancora, che viene fuori all’improvviso come in questo caso, ma per fortuna esiste ancora l’orgoglio di chi dice no alle diversità perché poi le diversità sono nella testa di chi le crea. E ricordo una donna anziana di quando ero bambina, e che mi disse due parole che mi fecero tenerezza.

Si sa che nel dopoguerra nacquero molti bambine e bambini di colore perché alcune donne si innamorarono di soldati americani. Solo che finita la guerra, molti soldati tornarono in America e i bambini rimasero con le mamme. Cosi venne a Ischia in vacanza una donna con uno di questi bimbi e giocavamo tutti insieme felici, quando un signore venne a chiamare il figlio perché non voleva che giocasse con noi perché c’era quel bimbo. La signora anziana guardò e poi si avvicinò a noi che eravamo tristi e disse: “Giocate non lo pensate, siete tutti figli di mamma, lui forse pensa che è nato chissà come.Non lo pensate”. E noi non lo pensammo e riprendemmo a giocare. Ora mi chiedo, come è possibile che nel 2022 ancora si possa pensare in questo modo, come è possibile che i giovani che viaggiano, che cercano altre culture, che si arricchiscono di conoscenze possano poi giungere a ieri? Anche se fosse un solo giovane non deve essere possibile. Credo che si debba reagire senza perdere tempo ma non solo manifestando per strada o sotto al liceo, ma parlandone intorno a una tavola a casa con I figli o in un dibattito pubblico con tanto di moderatore.

La scuola deve accogliere ed educare per poi dare conoscenze e quindi nessun ragazzo deve essere cacciato, ma tutti devono essere magari puniti se sbagliano, per poi lavorare per far capire anche a un solo ragazzo, che certe cose sono immotivate e possono innescare violenza. Mettere in evidenza gli orrori a cui siamo giunti perché magari uno si è svegliato e ha cercato la razza pura, o un altro vuole essere il padrone del mondo e mette fratelli contro fratelli. Dire ai giovani che siamo tutti figli di mamma, che siamo fatti di un corpo della stessa struttura, che ha una sviluppo diretto e che può avere colori diversi passati attraverso il DNA dei genitori e dirlo come tutte le cose scientificamente vere che non possono essere cambiate, può aprire la mente a tanti. Si può discutere un assioma geometrico tipo ” Per un punto passano infinite rete?”. No non si può. Allora prendiamo una scatola di colori a pastello, mettiamoli sul tavolo, e facciamo un bel disegno colorato. Li stiamo usando tutti? Stiamo buttando via un colore che non ci serve per il disegno? NO LI TENIAMO TUTTI AL LORO POSTO. Siamo uomini e donne colorati, ma il cervello non è colorato se non nelle meningi che lo proteggono, e il cervello è il nostro autista che deve portarci a destinazione.

Quale destinazione? Oggi è quella dove un grande spazio avanti a una scuola sta aspettando tutti noi per farci vedere un’opera incredibile per quello che facilmente trasmette, e che dobbiamo guardare e guardare fino a fissarla nel cervello.
Quell’immagine siamo noi, siamo quelli che vogliono crescere amandosi e aiutandosi, dicendo con forza no a parole che cercano violenza, e dicendo che siamo fieri del colore della nostra pelle, la pelle della razza uomo che è chiara, scura, gialla, olivastra, e che fa dell’uomo un essere perfetto che ha voluto alzarsi in piedi per usare gli arti anteriori per migliorare la qualità della vita, ma non certamente per scegliere un colore della pelle da portare avanti rispetto a un altro da lasciare indietro. Noi siamo razza umana, non dimentichiamolo, e ragazzi vi prego, cercate di capire, non facciamo una guerra, non sputiamo sentenze. La vita è strana e chi può dire che magari un ragazzino che da giovane pensa di essere razzista, non si innamorerà da grande di una donna dal colore della pelle diversa dalla sua, e amandola, di colpo, saprà che non ci sono limiti al migliorare cambiando idea?.

Chi sa cambiare idea per me è da ammirare se in questo caso vuole sentirsi sereno e in pace con tutti.

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