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Ha senso una Sagra del Mare senza il coinvolgimento popolare?

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Gino Finelli | Come ogni anno, anche quest’anno si è svolta la Sagra del Mare. Per le misure di prevenzione anti covid, correttamente la manifestazione non è stata fatta in piazza ed è stata ristretta a un contenuto numero di persone in possesso dei requisiti sanitari per potervi partecipare. Dunque, secondo anche quanto ho scritto più volte, il mio invito alla prudenza è stato ascoltato sia a livello locale che Regionale. Di questo sono soddisfatto poiché, da medico, mi è parso doveroso far comprendere a tutti che la pandemia non è finita e che dobbiamo evitare di incorrere in quegli errori che inevitabilmente ci porterebbero a nuove restrizioni. Bene dunque per la scelta e bene per aver evitato ciò che già era accaduto per altre piccole manifestazioni: assembramenti e comportamenti assolutamente scorretti e non in linea con le normative di profilassi.
Ma dobbiamo comunque porci una domanda alla quale spero di riuscire a dare una risposta: cos’è e quale il significato della Sagra del Mare?
Diciamo subito che la Sagra del Mare non è una manifestazione antica di Procida, non affonda le sue radici nella sua storia, né nella sua tradizione popolare. Non ha cioè un significativo ruolo nella cultura procidana e non deve essere intesa come un esempio di procidaneità. Non a caso quest’anno decorre solo il 72 ° anniversario, il che vuol dire che la sua prima edizione avvenne 72 anni fa e cioè intorno al 1949. Ma anche questo non è del tutto vero poiché nacque prima della guerra, intorno al 39, e fu interrotta nel periodo bellico per alcuni anni. Si tratta, dunque semplicemente, di un evento, che fu ideato e costruito alla fine degli anni trenta per ricordare la supposta permanenza e il successivo racconto di uno scrittore francese, capitato per caso sull’ Isola: “Alphonse de Lamartine”. Lamartine scrisse un romanzo a cui diede il nome di Graziella, ragazza isolana, protagonista del racconto ambientato sull’Isola. Due Procidani illustri: Vittorio Parascandola e Mimì Ferrara, conoscitori della bellezza femminile delle giovani donne e estimatori delle tradizioni e del costume che indossavano in quell’epoca, parliamo dell’800, decisero di celebrare il mito della fanciulla, Graziella, attraverso una manifestazione che, oltre a premiare la bellezza mediterranea delle donne del posto, metteva in risalto il bellissimo abito ricco di ornamenti e lavorato a mano con grande maestria. La bellezza, dunque, insieme alla tradizione e storia, avrebbero così rappresentata l’Isola attraverso la donna che era stata, da sempre, punto di riferimento indispensabile per la famiglia, essendo questo un popolo di naviganti. Pensarono anche di festeggiare quel mare che era la fonte di lavoro e benessere attraverso il ricordo ai caduti, giochi acquatici e dibattiti sul tema. Nacque così la “Sagra del Mare”
Questo era ed è il senso e il vero significato della Sagra del Mare. Una festa popolare che deve coinvolgere, come è sempre stato, l’intera comunità che si riversa nel luogo più grande dell’Isola, Marina Grande, per partecipare e, allo stesso tempo testimoniare con la presenza, l’amore e il legame con il territorio e le sue tradizioni. Ecco dunque che l’elezione della Graziella diviene, per così dire come per il Palio di Siena, una competizione tra le sue contrade ed un modo per continuare a ricordare che Procida aveva le cosiddette Grancie, ciascuna delle quali attraverso la sua Graziella, di fatto ricorda la sua storia.
Ed allora cosa resta della Sagra del Mare se non vi può essere una ampia partecipazione della gente e soprattutto non vi si può partecipare per manifestare la gioia di appartenere a questa terra? Che significato ha la sua edizione se vengono a mancare quei requisiti essenziali che furono la ragione della sua ideazione? E infine quale il risultato ottenuto da un evento limitato nel numero, ma direi anche nel coinvolgimento della popolazione proprio delle Grancie che in massa, come sempre è stato, partecipando sopporta, con un tifo da stadio e dunque una presenza spontanea e sentita, l’elezione della propria Graziella? Se poi a ciò aggiungiamo anche l’impossibilità di poter svolgere i giochi di mare e i convegni o le tavole rotonde sul tema, allora dobbiamo veramente chiederci la ragione di mettere in cartellone estivo questa manifestazione.
Per una necessità turistica? Per evitare di interrompere una tradizione popolare? Per dare un impulso alle nuove generazioni ed evitare l’oblio? Per non essere annoverati tra quelli che non hanno fatto la Sagra del Mare? Quando non si può, per cause non dipendenti da una volontà specifica, come in questo caso, rispettare un appuntamento, anche se importante, non è necessario a tutti i costi farlo, poichè è più intelligente e prendere decisioni in linea con una tradizione ed un percorso codificato, piuttosto che snaturarlo ottenendo così quello che in medicina si chiama aborto. Avremmo dovuto fare, come accadde per la grande guerra quando si fu costretti ad interrompere lo svolgimento della manifestazione, immaginando che questa interruzione sia stata solo utile per programmare per gli anni a venire l’evento, da utilizzare come momento aggregativo, come elemento di continuità della nostra storia e tradizione, come un richiamo alle nuove generazioni per non dimenticare. La Sagra del Mare è, e deve rimanere, festa di coinvolgimento popolare e rappresentare un momento di unità dell’intera collettività. Ha senso il suo svolgimento solo quando tutti possono essere partecipi dell’evento. Avere il coraggio di dire: “non si può fare”, vuol dire avere a cuore il senso di partecipazione della comunità, di essere coscienti che in un piccolo territorio bisogna il più possibile costruite percorsi che aiutino a evitare dissapori e conflittualità, mantenendo alto il rispetto delle tradizioni il volere popolare e soprattutto il senso di aggregazione tra la gente.
Voglio ricordare a tutti che non è sempre utile apparire, spesso è importante essere e soprattutto nelle scelte essere rappresenta un valore aggiunto di un comportamento

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