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Green pass, trasporti marittimi tra maleducazione e buonsenso

"All'imbarco della SNAV l'operatore preposto alla verifica dei Green Pass non riusciva a leggere il mio Green Pass, ha chiamato prontamente il comandante, il quale senza ascoltarci ci ha fatte allontanare, proibendoci di salire sulla nave. La situazione è stata molto dolorosa ed umiliante in quanto dovevamo affrontare un viaggio di oltre 1000 km."

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Affrontare l’argomento green pass e trasporti marittimi mi sembra sia l’ultimo dei problemi dei trasporti marittimi. In parecchi, infatti, si sono preoccupati di questa emergenza solo perché si sono visti solleticare o in qualche modo impensierire rispetto al proprio singolo limite e non al problema complessivo. Una reazione personale e singola che offende, in verità, i disagi di un’intera collettività e i sacrifici dei più deboli.

Il green pass limita la nostra continuità territoriale? Bene, se questo è un effetto dell’emergenza sanitaria credo che sia giustissimo limitare chi non è vaccinato. Se potessi decidere io, ad esempio, terrei i non vaccinati in un costante con continuo lockdown come nell’inverno del 2020 e con la necessità di autocertificare i propri spostamenti. Da allora ad oggi, infatti, l’unica differenza è il vaccino. Non ci credi o altro? Vivi il lock down e le limitazioni pre-vaccino. Ma non ho ruoli decisionali e quindi ci limitiamo a leggere, rispettare e applicare quelle che sono le regole imposte dal governo e anche se dalla loro bontà nascono dei problemi legati alla loro applicazione e alle interpretazioni delle stesse.

Senza voler preoccuparci troppo sulla bontà o meno dell’applicazione del green pass ai trasporti marittimi, quello che non va bene è il comportamento degli addetti al controllo quando si comportano come “animali” e non come semplici controllori.

Vi raccontiamo tre storie che, in egual modo, coinvolgono tre compagnie marittime. In ordine: la Caremar, la Snav e l’Alilauro. Tre storie di ordinaria maleducazione, menefreghismo e, soprattutto, di strafottenza nei confronti di giovani, residenti ed ospiti.

Era il mese di dicembre quando, già obbligatorio il Green pass base per imbarcare, un quindicenne di Forio si trova a fare i conti con l’app di verifica in dotazione agli addetti all’imbarco della Caremar. Dopo diversi tentativi, il green pass del giovane ragazzo non dà risultato positivo. Nonostante il giovane abbia mostrato all’addetto al controllo anche alcune certificazioni rispetto a tamponi negativi eseguiti poco prima per poter partecipare ad alcune manifestazioni sportive, gli addetti della Caremar reputano giusto lasciarlo sul porto di Napoli, all’addiaccio senza passarsi la mano per la coscienza o, come sarebbe stato più consono, senza una verifica maggiore e ulteriore. L’aliscafo e parte il ragazzo rimasto a terra si avvicina alla biglietteria dove spiega cosa è successo e l’addetto alla biglietteria, con maggior modo e con maggior attenzione, ricontrolla il green pass e verifica la sua validità. Il ragazzo, con lo stesso biglietto della corsa persa, attende la partenza successiva di un altro aliscafo Caremar e, finalmente, arriva ad Ischia.

La domanda, però, è se il rispetto rigido di queste regole (vorrei scommettere sulla loro corretta applicazione nel cento per cento dei casi) debba superare anche quelli che possono essere problemi relativi all’utilizzo delle applicazioni e se, invece, in casi un po’ più particolari si potrebbe chiedere l’ausilio di Guardia Costiera o verificare la certificazione verde su altri dispositivi. La questione è proprio questa: non stiamo parlando del problema green pass si, green pass no, stiamo parlando solo dell’addetto al controllo maleducato o educato. E questa è una delle caratteristiche dei trasporti marittimi nel Golfo di Napoli che non hanno nulla a che vedere con la pandemia, bensì con la scelta di alcuni personaggi (soprattutto quelli che magari in Caremar pensano di aver trovato il posto per la vita e non hanno paura di essere licenziati) che ci espongono a brutte figure.

E arriviamo ad Alilauro. Siamo nelle feste di Natale e una famiglia di Ischia composta da diversi componenti si trova nelle stessa, imbarazzante, situazione. I cittadini, tutti muniti di regolare green pass provano ad imbarcarsi e, anche qui come nell’altro caso che vi abbiamo appena raccontato, emerge la maleducazione degli addetti, un po’ di vergogna dei cittadini per i modi e l’attesa alla prossima partenza.

In questo caso va aggiunto che per l’addetto al controllo non è bastato neanche la conferma da parte della Guardia Costiera. Questo padre, infatti, quando ha visto che alcuni componenti della sua famiglia con il green pass che non veniva riconosciuto ha chiesto alla Capitaneria che era nei pressi dell’imbarco di verificare attraverso la loro applicazione la validità della certificazione verde.

Controllo superato ma il maleducato alla passerella se n’è fregato anche della conferma da parte della Marinaio della Guardia Costiera e ha vietato l’ingresso a bordo ad alcuni componenti di questa famiglia senza voler conoscere ragioni ed esponendoli, comunque, alla magra figura di sentirsi tacciati in malo modo da parte davanti alla fila che, nel frattempo, si era creata all’imbarco. Come nel caso del minore, per questa famiglia, è bastato attendere l’aliscafo successivo (e quindi aspettare altre ore al freddo del molo Beverello) sempre di Alilauro, attendere che cambiasse il dispositivo per il controllo della certificazione verde e tornare ad Ischia.

Ma davvero è impossibile controllare il green pass con educazione e buonsenso? Ma davvero è impossibile evitare che un cittadino venga aggredito e messo alla berlina da qualche lavoratore svogliato che merita di essere licenziato e che non ha rispetto per quanti usufruiscono di un servizio che, è vero, viene gestito da un privato (male, nella maggior parte dei casi) ma con una valenza pubblica?

Il terzo episodio, invece, per chiudere questa carrellata di comune “maleducazione” degli armatori privati, ve la raccontiamo direttamente dalle parole di una mamma e di una figlia che hanno trascorso il loro Capodanno ad Ischia e che si sono imbattute, purtroppo, in un capitano e in un marinaio della Snav entrambi maleducati.

Questa turista, e tra poco la leggeremo, mette in evidenza qualcosa per la quale bisognerebbe, davvero, chiedere i danni ai protagonisti di questa vicenda. Il racconto minuzioso e dettagliato, anche con gli orari, permette una facile ricostruzione degli eventi. E, se a bordo dell’aliscafo delle 7.10 da Casamicciola per Napoli nessuno ha pensato di chiedere scusa a questa mamma e questa figlia, con un po’ di vergogna per loro, lo facciamo noi.

“Siamo state in vacanza ad Ischia dal 2 al 9 gennaio. Tutto perfetto fino a domenica. All’imbarco della SNAV l’operatore preposto alla verifica dei Green Pass non riusciva a leggere il mio Green Pass, ha chiamato prontamente il comandante, il quale senza ascoltarci ci ha fatte allontanare, proibendoci di salire sulla nave. La situazione è stata molto dolorosa ed umiliante in quanto dovevamo affrontare un viaggio di oltre 1000 km. A quell’ora, le 6.30/6.40 del mattino non sapevamo dove andare. Ci siamo rivolte al ragazzo della biglietteria, il quale ha avuto il sospetto che la loro app non fosse aggiornata causa introduzione del booster ecc. A rotta di collo siamo tornate alla nave, ci hanno accolto in malo modo, rispondendo che il bigliettaio doveva farsi il proprio mestiere… poi un altro membro è intervenuto e la lettura è andata a buon fine. Il fatto grave è che nessuno di loro in primis si è scusato per aver scaraventato in mezzo ad una strada una madre con la figlia. Senza contare i commenti dei presenti come se fossimo delle lebbrose… Mi riferiscono che SNAV non tiene minimamente in considerazione i reclami … Pertanto, chiedo se a mezzo vs testata potete fare loro la cattiva pubblicità che meritano. Vi ringrazio per l’attenzione. A disposizione per qualsiasi chiarimento.”

5 Commenti

  1. Il Green pass è fatto da ignoranti per esser fatto rispettare da ignorantoni..ma cmq le compagnie di navigazione del golfo dovrebbero sparire a prescindere dal covid

  2. A prescindere da sta cacatandemia le compagnie di navigazione del golfo di napoli dovrebbero sparire da tutti i mari del pianeta

  3. la ragione per cui non si fa il lockdown per i non vaccinati è solo una: non ci sarebbe più l’alibi per addossare le colpe a chi non si è vaccinato. Non ho mai visto nella storia dei vaccini che un vaccino potesse durare al massimo 4 mesi. Poniamo un ipotesi di far avere 1000 green pass a 1000 non vaccinati e facciali entrare in luoghi dove occorre, nessuno potrà obbiettare e nessuno controllerà lo stato di salute degli stessi per eventuali trasmissioni di contagi. Come si può desumere, il green pass ha solo una valenza che non tutela i cittadini, ma tende solo a compiere azione di controllo, visto che il green pass è sotto la gestione del ministero delle finanze e non della salute. Se si controlla il numero dei contagiati, visto che viene detto che l’80% dei positivi sono non vaccinati, con i numeri da ottobre ad oggi, si riduce anche la platea dei non vaccinati e questo può solo significare che andando avanti molti vaccinati sono i nuovi positivi, anche quelli che vengono ospedalizzati e vanno nelle terapie intensive.
    Chi si vaccina ha mai letto il consenso informato? Fino ad ora sul consenso informato viene detto che chi va a vaccinarsi lo fa volontariamente assumendosene i rischi. Se il vaccino è obbligatorio per diverse categorie e oggi anche per gli over 50 come si può richiedere un vaccino obbligatorio con un contrasto cosi evidente nella firma del consenso informato? Con una firma del genere è come mettere una firma su una cambiale senza avere il debito.

  4. Non mi va giù che chi scrive non rispetti le idee altrui, (sono vaccinato e ho fatto 1 mese di ospedale per covid), prendendosela coi no vax che loro, perché non benedetti dal siero, devono rimanere agli arresti domiciliari a vita e i vaccinati uscire dove vogliono col patentino che autorizza ad infettare la gente. Lei che ha scritto l’articolo, stamattina esce di casa tranquillo e va al bar col greenpass, è sicuro che è immune, che non ha il covid? Oppure ogni volta che esce si fa un tampone?

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