Gli indifendibili e l’etica | #4WD

Daily 4ward di Davide Conte del 22 gennaio 2020

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E’ vero che il diritto alla difesa per un imputato è assolutamente inalienabile. E’ altrettanto vero, però, che il confine tra l’etica di un avvocato difensore e la sua componente umana è piuttosto sottile.

Vi faccio un esempio: come si sente l’avvocato difensore di un reo confesso serial killer, che dopo averne accettato l’incarico professionale si trova a dover tutelare il suo assistito, pensando che tra le vittime della sua spietata efferatezza, magari, c’era anche un giovane della stessa età di suo figlio?

Oppure, volendo esaminare un caso meno violento, con quale faccia ci si può presentare in Tribunale a tutelare le ragioni di un assenteista seriale della Pubblica Amministrazione, che nei suoi orari di lavoro ha documentatamente svolto altre attività, truffando non solo il suo datore di lavoro ma l’intera comunità che, di fatto, lo paga?

Ma il cittadino comune non è scevro da simili doveri etici nella propria quotidianità, o almeno non dovrebbe esserlo. In particolare, dopo aver sostenuto questo o quel candidato o coalizione e aver valutato, dopo un quinquennio di governo (locale o nazionale che sia), che questi hanno totalmente disatteso il loro programma e le finalità che lo avevano spinto a sostenerli. In questo caso, quindi, il cittadino avrebbe dovuto assumere il ruolo di giudice, nel condannare i suoi sostenuti al mancato rinnovo del suo sostegno elettorale, piuttosto che difenderli tacitamente votandoli ancora una volta per ottenere l’ennesimo favore personale e avallandone l’incapacità.

La preoccupazione fondamentale che ammanta queste mie valutazioni non scaturisce certo da un caso specifico, ma dal rischio concreto che l’assuefazione a una falsariga utilitaristica posta alla base di gran parte del nostro modo di vivere, lavorare e -fondamentalmente- decidere quel che ci riguarda, aggravi sempre più la deriva sociale che in Italia, come a Ischia, sta peggiorando progressivamente la qualità della vita di tutti noi. In barba all’etica!

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