Gli effetti psicologici derivanti dall’emergenza Covid-19

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L’unicità della situazione in cui si trova la nostra specie in questo momento, ha comportato un notevole cambiamento dello stile di vita: quella che era ritenuta la “normalità”, si è vista totalmente sovvertire dalle misure di contenimento del Covid-19 messe in atto dai governi di tutto il mondo.

L’essere umano, ormai è noto, è sopravvissuto ai secoli grazie a un grande spirito di adattamento, e anche in questo momento, la capacità di adattarsi a questa inedita situazione, sembra prevalere su tutto il resto.

Ma, analizzando gli ultimi studi, ci sono una serie di problematiche che sono emerse.

Le Università e le Fondazioni specializzate di tutto il mondo si stanno interrogando su quali possano essere gli effetti psicologici derivanti dall’emergenza Covid-19 e dai primi studi emersi, la situazione non sembra affatto da sottovalutare.

Ci sono molti studi e articoli di approfondimento pubblicati su riviste e portali di settore, tra i quali “State Of Mind” e “Psicologi Italia“, in cui la tematica è stata affrontata

Quali possono essere gli effetti psicologici derivanti dall’emergenza Covid-19?

L’aspetto più semplice da analizzare è sicuramente quello dell’incertezza: incertezza per il futuro prossimo e per tutti i progetti di vita e professionali che, inevitabilmente, hanno subito un brusco ridimensionamento, se non un blocco totale e definitivo.

Non sapere cosa succederà e se succederà, nell’imminente futuro, porta inevitabilmente con sé una serie di problemi non indifferenti, sia dal punto di vista prettamente pratico (come problemi di natura economica), sia dal punto di vista comportamentale (come ansia, depressione e frustrazione).

Ansia e depressione che, in una situazione come questa, non sono collegati soltanto al disorientamento per un futuro incerto, ma anche ad un effetto sempre più comune in questo particolare periodo storico.

L’ansia del prigioniero, come è stata definita sul quotidiano spagnolo “El Pais”, è la paura di tornare alla normalità, dopo un periodo così lungo di isolamento.
Questo genere di disturbo è caratterizzato da due tipi di comportamento:

  1. chi ha paura di tornare alla vita di tutti i giorni, perché l’emergenza è tutt’altro che finita e si sente più al sicuro tra le mura domestiche;
  2. chi ha capito che questa nuova condizione, non è così male.

In entrambi i casi, l’elemento comune è quello di “adagiarsi” a questa condizione e la difficoltà di tornare ai ritmi precedenti e a quella che viene definita “normalità”.

Lo Stress tra le Mura Domestiche

Tra gli effetti psicologici derivanti dall’emergenza Covid-19 c’è anche l’esatto contrario di quanto appena detto: ovvero chi non riesce più, per motivi ambientali, a rimanere recluso in caso.

Un nucleo familiare è una “macchina” con dei ritmi, un equilibrio e delle abitudini, consolidate nel tempo.
Lo stravolgimento di questi meccanismi, ha portato inevitabilmente a delle criticità.

La rete D.i.Re (Donne in rete contro la violenza), ha segnalato un aumento di circa il 75% dei casi violenza domestica, rispetto agli stessi periodi del 2018 e del 2019.

L’elaborazione del Lutto

Un argomento di cui si parla ancora troppo poco è quello dell’elaborazione del lutto durante il Covid-19.
Anche questa “prassi” ha preso una connotazione del tutto differente rispetto a pochi mesi fa: difficilmente si riesce a razionalizzare una perdita improvvisa e quasi del tutto “casuale” dovuta a un virus come il Covid-19.

Elaborare un lutto è un vero e proprio processo che varia di persona in persona.

Ma quali sono gli elementi che possono avere un effetto traumatico su un individuo correlati a questo argomento, durante e dopo l’emergenza?

La separazione per il ricovero, l’impossibilità di vedere o sentire un proprio caro in ospedale, l’impossibilità di dare un ultimo saluto ad una persona amata, l’impossibilità di poter piangere il proprio caro ad un funerale, sono tutti elementi traumatizzanti e non elaborabili con i processi ormai standardizzati a cui tutta la società civile è abituata.

L’assenza del rituale funebre può accrescere la difficoltà nell’elaborazione e nel superamento del lutto: la forte carica simbolica e la sensazione materiale del “lasciare andare” un proprio caro, sono stati sostituiti dalla totale assenza di un momento simbolico, che fa parte della società da secoli e secoli.

Sindrome del Burnout

Il burnout è generalmente definito come una sindrome di esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e derealizzazione personale.
Le fasi che caratterizzano il Burnout sono sostanzialmente tre: esaurimento, cinismo, inefficienza.
Prendendo in considerazione lo smartworking, si può notare come, in alcuni casi, la mole di lavoro sia addirittura aumentata. Non avendo altre possibilità (non svolgendo più le consuete attività), molte persone si sono “rifugiate” nel lavoro.

Una grossa mole di lavoro, dopo un lungo periodo di tempo come il lockdown, porta inevitabilmente a un esaurimento, alla fine delle energie da poter destinare a un progetto.

La mancanza di queste energie, porta alla fase del cinismo in cui viene a mancare il coinvolgimento emotivo per la propria professione o per i propri interessi, iniziando ad addurre sempre più giustificazioni alla mancanza di motivazione.
In questa fase un individuo giustifica la propria inefficienza dando prevalemente la colpa ai fattori esterni ed adagiandosi sulle proprie giustificazioni.

Questo comportamento porta inevitabilmente all’inefficienza dettata dal totale disinteresse per la propria professione o per le proprie abitudini.

Inefficienza da cui sarà molto difficile uscire.

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