Gli “Attori per caso” guidati da una poliedrica Teresa Sasso conquistano il pubblico con “Mpriesteme a mugliereta”

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Gianni Vuoso Il lavoro messo in scena dalla compagnia “Attori per caso” per la regia di Teresa Sasso, reca la firma di un autore di notevole pregio, come Gaetano Di Maio, figlio d’arte e noto alle platee teatrali sin dal 1948, con l’opera “Core ‘e zingara”. Ma sarà negli anni successivi e precisamente, a partire dal 1972 che il suo nome comincerà ad affermarsi grazie alla Compagnia Stabile del Sannazzaro e ad una lunga schiera di attori come Ugo D’Alessio, Luisa Conte, Pietro De Vico, Gennarino Palumbo, Rosalia Maggio, Enzo Cannavale, Giacomo Rizzo, Marina Confalone,  e a Parigi, da Jacques Fabri. Sono loro che faranno conoscere le migliori fatiche di Di Maio: Mpriesteme a muglieretaÈ asciuto pazzo ‘o parrucchiano, che traeva origine dal precedente lavoro Nu paese mmieze ‘e guaieMadama Quatte soldeArezzo 29 in tre minuti (o Arezzo 29, in breve), Il morto sta bene in salute e Ce penza mammà. Opere che alcune compagnie isolane hanno pensato bene di far conoscere al pubblico isolano da alcuni anni, riscuotendo un caloroso successo. Forse non sarebbe una cattiva idea se qualche compagnia si accingesse a mettere in scena opere classiche riscritte da Gaetano Di Maio come “Lisistrata ovvero ‘o sciopero d’’e mugliere”, oppure “Le donne al parlamento” o “Le furberie di Scapino” di Molière. Sarebbe una bella esperienza per il teatro isolano e una scoperta delle doti del grande autore napoletano. Noi aspettiamo fiduciosi. Per ora abbiamo lanciato solo un sasso. Chissà…

Intanto, ora siamo chiamati a parlare di ciò che abbiamo visto la settimana scorsa al Polifunzionale.

Un lavoro scritto a quattro mani: da Gaetano Di Maio e da Nino Masiello, quest’ultimo un giornalista scomparso ad 80 anni due anni fa, cittadino onorario di Forio, autore anche di due volumi su Ischia e sul Bar Maria di Forio.

Non possiamo negare che ci siamo trovati dinanzi ad una matassa abbastanza ingarbugliata, come appunto la trama di “Mpriesteme a mugliereta” che non approfondiamo perché serve a ben poco.

La stessa regista, l’ottima Teresa Sasso, a conclusione della esibizione della sua compagnia, ha confessato: “Una fatica immane perché non solo ho dovuto ricordare la mia parte e il copione, ma ho dovuto mantenere la testa per non perdere il bandolo della matassa”. Niente di particolare: l’autore parla di un povero depresso in cerca di tranquillità su un cocuzzolo di montagna, ma ben presto al centro di un equivoco che certamente non contribuirà a calmare i nervi al protagonista Camillo (per noi l’eclettico Armando Chartier) ed alla sua famiglia.

Ovviamente, a rendere accattivante l’intero lavoro sono le battute che si susseguono a ritmo frenetico, anche se molte delle quali prevedibili ed è l’interpretazione della maggior parte degli attori che si sono sforzati di non far venire meno la verve, il fuoco teatrale, il senso della battuta, i giusti tempi dei movimenti, il rapporto con la “quarta parete”, i toni essenziali e appropriati. Insomma, stiamo parlando di  una ricchezza che ci autorizza ad esprimere un giudizio più che positivo per una compagnia messa insieme “Per caso” ma solo nella sua originale denominazione, perché in realtà, ben coagulata dal desiderio comune di stare insieme e di esibirsi per il piacere di divertirsi e di divertire. Scopi nobili che il pubblico ha saputo approvare così come ha saputo apprezzare la semplicità di questo modo di fare teatro. Una esibizione che ha aperto il sipario sulla Rassegna del Teatro isolano edizione 2020-21 che terrà impegnato il Polifuzionale fino al prossimo mese di  maggio, con nuovi autori napoletani, ad eccezione di un solo De Filippo con “Sabato, Domenica e Lunedì”.

Un voto complessivo sulla intera Compagnia è un 7 pieno: scopo prioritario dell’iniziativa quello di far ridere e sorridere, di far trascorrere una serata piacevolmente. Come ha ricordato la stessa Sasso, “abbiamo ripresentato questo lavoro che abbiamo presentato già dieci anni fa, per permettere al nostro pubblico di liberarsi per una sera, dalle brutte notizie, dai pensieri negativi, da tante preoccupazioni”. E bisogna dire che l’obiettivo è stato pienamente raggiunto, anche perché le tre serate hanno permesso alla Compagnia di raccogliere una somma estremamente confortante.

Accendiamo ora “l’occhio di bue” sui singoli attori.

Ben individuati i protagonisti Chartier e Teresa Sasso ai quali non si può negare un meritato 9.

Piena sufficienza (6) per Antonio Telese e Sara Buonocore, protagonisti anch’essi di una vicenda allucinante e singolare, ma più fragili.

Gio De Luca un bravo presidente della Compagnia, ma come attore un po’ forzato, poco spontaneo, convinto di dover dare al suo personaggio un’enfasi all’americana, non necessaria, alla fine, raggiunge appena il 5.

Per Maria Buonocore, la giovane della sarta, tanta buona volontà per la caratterizzazione del personaggio ma la sua recitazione appare ancora un percorso da avviare, anche se ha tanta buona volontà e la valutazione in termini numerici, si aggira intorno al 5.

Roberta Pollio e Rosa Spinelli son in arte le due figlie dei protagonisti: i risultati non sono adeguati

alle loro capacità che pur ci sono e che forse dovrebbero essere curate maggiormente, in attesa di una maturazione che è di là da venire ed anche in questo caso, la valutazione è da 5.

Un discorso diverso riguarda il cacciatore Vincenzo Curci, da anni sulla scena, più volte individuato come il personaggio caratteristico, l’ingrediente che assicura il sapore piccante, gradevole, perché necessario; sempre più sicuro dei suoi ruoli, non appare mai ingombrante nei suoi spazi, chiaro nella dizione, anche in lingua nazionale. La valutazione ondeggia fra il 5 e il 6.

Unico il discorso per i bodyguard Ciro Costa e Vito Russo e per il dottore presentato da Lello Pesce: sono presenze che hanno corredato e completato simpaticamente il gruppo scenico, ma non andiamo oltre perché il teatro è una strada difficile, lunga che richiede tante qualità, tanti sforzi. E qui siamo solo all’inizio.

Titanico il lavoro svolto dalla regista e attrice Teresa Sasso, anche se, lo scriviamo ancora una volta, distinguere i ruoli è opportuno, specialmente nel teatro. La valutazione espressa per Teresa attrice è superiore per la Teresa regista.

Un’ultima nota riguarda lo scenografo: Umberto Canestrini per il quale non possiamo fare a meno di esprimere un plauso corale, ma non possiamo neppure fare a meno di chiedergli di sgombrare un giorno, la scena da mobili e divani, per far emergere gli attori e le luci fra elementi essenziali, estremamente limitati. Ci riuscirà? Gli lanciamo una amichevole sfida che, se accettata, potrebbe farlo assurgere come lo scenografo più eclettico ed estroverso.

Intanto il prossimo fine settimana la rassegna si ferma. Avremo modo, in alternativa, di poter vedere Hammamet. Poi, il 1 febbraio la replica di rapido 904 scritto, diretto e interpretato da Corrado Visone, una bellissima opera dedicata alla strage del treno dove, 35 anni fa, morì Federica Taglialatela. Ci auguriamo che il giorno dopo, al mattino e sempre al Polifunzionale qualche classe della SMS “G.Scotti” in particolare, insieme agli studenti di istituti superiori, vogliano doverosamente partecipare.

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