Gli atavici problemi del borgo di Ischia Ponte

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Elena Mazzella | Questa settimana per la consueta rubrica di storia, che vuole accendere un faro su fatti ed accadimenti avvenuti nella storia della nostra isola d’Ischia ricostruiti attraverso la cronaca di quei tempi, ci dedichiamo agli atavici problemi del borgo di Ischia Ponte. Da un dettagliato articolo di denuncia sul pessimo stato di abbandono in cui versava uno dei borghi è più antichi e suggestivi dell’isola, pubblicato sul “Corriere dell’isola d’Ischia” nel novembre del 1964, ben 55 anni or sono, ci rendiamo conto di quanto, ancora siamo oggi nel ventesimo secolo, ci troviamo a trattare degli stessi problemi mai veramente risolti. Nell’articolo che di seguito vi proponiamo in versione integrale, spicca un progetto che sviluppa la possibile realizzazione del porto aragonese, che avrebbe dato uno slancio turistico fondamentale al borgo, approvato ma mai messo in opera per la nulla volontà delle amministrazioni e degli abitanti del posto. Oggi come ieri, urge la necessità di seri interventi, sia per il rilancio turistico e commerciale, che di lavori atti a proteggere il Borgo di Celsa da mareggiate e tempeste, che di anno in anno continuano a minacciare seriamente la stabilità dei caseggiati, più volte richiesti dai residenti e commercianti.

“Un vivo malumore serpeggia nella cittadina di Ischia Ponte a causa del completo abbandono in cui è stata lasciata, nonostante le reiterate e numerose promesse, in questi ultimi quattro anni. Le mareggiate conseguenti all’imperversare del maltempo hanno reso sempre più precaria ed allarmante la situazione che già si era presentata in tutta la sua gravità negli anni scorsi. Infatti i primi lavori furono eseguiti e d’altra parte anche in maniera incompleta, e diremo il perché più innanzi, circa quarant’anni or sono, allorquando si procedette alla costruzione di un primo muraglione a venti metri da terra a protezione dell’abitato di via Boccaccio, Via Girolamo Rocca, via Giovanni da Procida, via San Giovan Giuseppe della Croce; ed un secondo muraglione a base di grossi blocchi dall’altro lato del pontile, a protezione del caseggiato che inizia dal piazzale aragonese e finisce allo stradone.

Tutto questo apparve allora necessario che si facesse, altrimenti si sarebbe verificato il crollo di quelle abitazioni più esposte, le cui fondamenta giorno per giorno presentavano evidenti lesioni a causa delle infiltrazioni delle acque del mare.

Dopo di ciò nulla più è stato fatto. Anzi no! Ci scusiamo, poco dopo fu costruito il nuovo pontile, grazie al quale i piroscafi della Span poterono riapprodare ad Ischia Ponte; e nel ’57 la nuova strada Cartaromana che stando a voci di fonte ben informata dovrebbe ora proseguire per Campagnano. Ed a parer nostro sarebbe il minimo che si potesse fare, se si considera che essa così come è stata lasciata, dal giorno della sua costruzione ad oggi, ha fatto registrare la sua inutilità.

Tutto qui. Intanto Ischia Ponte continua ad essere flagellata dalle grandi mareggiate che ogni stagione invernale si ripetono con una furia devastatrice da incutere paura al più coraggioso dei pescatori della zona. Prima ancora che fosse costruito il muraglione detto “delle alghe”, il mare aveva la forza di arrivare attraverso tutta via Giovanni da Procida (detta comunemente Vico di Lucione), addirittura in piazza Luigi Mazzella, dove trovava un altro afflusso impetuoso di acque provenienti da Vico Marina, senza poi dimenticare ciò che succedeva alla Mandra, dove i pescatori erano costretti a porre in salvo le proprie imbarcazioni lungo tutta via Pontano. E succedeva che nei casi di estremo pericolo per persone e cose, avvinti dalla disperazione, si doveva ricorrere al Santo Protettore, San Giovan Giuseppe della Croce, la cui statua veniva portata a spalla sui luoghi dove incombeva il disastro. Il miracolo si verificava, e tutto si placava. Certo ora non si ricorre a tanto, proprio perché l’opera che fu eseguita allora, regge ancora all’urto del mare. Ma per quanto tempo ancora?

Comunque riportandoci alla mareggiata dei giorni scorsi, Ischia Ponte è stata completamente allagata dal mare che ha invaso le sue strade apportando danni notevoli al ponte Aragonese, il cui parapetto di protezione con parte del fondo stradale è andato distrutto in più punti.

A distanza di circa un mese il ponte Aragonese è ancora ostruito dai massi trasportati dalla furia del maltempo. In sostanza quello che ci fa più rabbia è il fatto che Ischia Ponte, nonostante sia ritenuta la parte del comune, e forse dell’isola intera, più bella debba essere così noncurata dalle autorità cittadine.

Durante la stagione turistica è costretta a presentare ai forestieri il suo squallore di vita povera, senza pretese.

Durante la stagione invernale Ischia Ponte è costretta a subire la furia devastatrice dei marosi che spronati da venti come lo scirocco (batte incessantemente sul lato Est della zona, flagellando Cartaromana, la proprietà Zerilli, le Alghe con tutto il caseggiato di Via Boccaccio), la tramontana, il ponente ed il libeccio (piglia di mira esclusivamente il lato ovest del Ponte, facendo registrare anche seri danni alla zona della Mandra), mettono in serio pericolo la stabilità dell’abitato più prospiciente al mare, annullando il traffico pedonale e veicolare sul piazzale aragonese ed inizio di via Luigi Mazzella.

Tutto questo per non aver provveduto ancora a creare apposite scogliere al largo del Ponte, onde fronteggiare meglio il mare in tempesta.

Da tempo si è prospettata, specie in questi ultimi quattro anni, da parte di pescatori locali, la necessità di costruire alcune scogliere di protezione al litorale aragonese. Ma sino ad oggi nulla è stato fatto ed ogni anno, come detto sopra, la cittadina aragonese, per evidente incuria degli amministratori, viene ad essere sempre più danneggiata dal mare per cui non è difficile prevedere che, se non verranno adottati opportuni e tempestivi provvedimenti, gran parte del litorale aragonese andrà completamente distrutta, senza considerare i notevoli danni che ogni anno sopportano i pescatori del luogo che talvolta non riescono neppure a mettere in salvo le proprie imbarcazioni e gli attrezzi da pesca. In febbraio scorso si diede per certa la notizia che proprio quel mese dovevano avere inizio i lavori del Porto Aragonese, in base ad un progetto redatto dall’ing, Tiscione. Un poco per la indifferenza dell’amministrazione, un poco per l’opposizione al progetto di alcuni pescatori, pittori e… pescatori della zona, i lavori non ebbero più inizio e del porto non se ne è più parlato.

Inoltre lo stato di completo abbandono in cui versa Ischia Ponte è anche dimostrato dal rilento esasperante in cui procedono i lavori per la costruzione del Lungomare Aragonese. Molto tempo è trascorso dalla cerimonia della prima pietra per la realizzazione del tanto auspicato lungomare ed oggi, a distanza di alcuni anni, soltanto una poco consistente scogliera, la cui resistenza è già stata messa a dura prova dalle mareggiate, è stata realizzata.

Quando numerose personalità presenziarono alla posa della prima pietra, gli abitanti di Ischia Ponte, che finalmente vedevano realizzarsi una, una sola delle tante promesse, si attendevano ben altro. Purtroppo ancora una volta sono stati disillusi, ed ormai le scusanti che vengono addotte a giustificare il rientro dei lavori, quali quelle della necessità di costruire prima le fognature, non possono essere più ritenute fondate”.

Fonte: Corriere dell’isola d’Ischia, anno V n.2/novembre 1964

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