martedì, Aprile 13, 2021

Gli albergatori ischitani e la crisi di rappresentatività

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Domenica scorsa il Direttore Gaetano Di Meglio ha dedicato (a mio giudizio con estrema generosità giornalistica) la prima pagina di questo Quotidiano alla possibile candidatura a Presidente di Federalberghi Ischia del giornalista Riccardo Sepe Visconti. Indiscrezioni rivelerebbero che tale candidato riscuoterebbe il favore di oltre il cinquanta per cento degli iscritti a tale sodalizio e che, pertanto, se ratificata la sua eleggibilità, potrebbe agevolmente rivelarsi vincente.

Non mi soffermerò, non essendo prodigo quanto il nostro Direttore, sul profilo di tale candidatura e neppure sulle manie di protagonismo di cui ciascuno può essere preda, ponendosi alla caccia continua di una tanto agognata e mai troppo ottenuta considerazione e visibilità nell’ambito dell’opinione pubblica, cercando a tutti i costi di imbonire i più sprovveduti con la propria inguaribile tuttologia e asservendoli ai propri obiettivi, salvo scontrarsi al primo confronto con chiunque si permetta di metterla pur minimamente in discussione. Quel che mi interessa profilare, invece, è l’evidente stato di decadenza in cui gli albergatori ischitani, se ciò accadesse, dimostrerebbero di trovarsi, quanto a rappresentatività.
Da informazioni assunte, Federalberghi Ischia conta circa un centinaio di soci facenti capo ad altrettanti hotels di varie categorie. Pochi altri, invece, sono iscritti a Federturismo (l’organismo riconducibile a Confindustria). Già questo dato è utile a dimostrare l’assoluta incapacità dei nostri albergatori di fare quadrato, considerato che gli iscritti di entrambi i sodalizi non raggiungono neppure un quarto di tutte le strutture ricettive alberghiere dell’Isola. La situazione non è affatto migliore nell’ambito dei termalisti, ma –mal comune mezzo gaudio- anche i commercianti di casa nostra non godono certo di ottima salute, quanto a unità d’intenti. Come dire, “stamm ‘nguaiat” a tutti i livelli!
Va altresì ricordato che in passato, nonostante l’Assoalbergatori isolana abbia sempre gestito in modo abbastanza lobbistico il ruolo propulsivo che ne derivava in seno alla categoria e verso l’esterno, facendo uscire sistematicamente poco o nulla dal seminato dei soliti noti, essa non si è mai privata di quel criterio di rappresentatività che l’ha portata finanche ad esprimere un Presidente regionale.
Se oggi l’associazione che, simbolicamente e non certo numericamente, raggruppa gli operatori che catalizzano con le loro aziende buona parte dell’indotto che compone oltre il 70% dell’economia locale e dei suoi livelli occupazionali, dovesse accettare di rifugiarsi nell’elezione di una figura totalmente esterna alla sua realtà imprenditoriale per farsi guidare in chissà quale fantomatico e psico-onanistico progetto di rilancio, personalmente ritengo che il fallimento di due (in alcuni casi tre) generazioni di albergatori sarebbe sotto gli occhi di tutti. Un orientamento che stride con il tentativo, per quanto flebile possa apparire, di un gruppo di albergatori foriani, pronto –per quel che si sa- a scendere in campo con una propria lista alle prossime elezioni amministrative per tentare di imprimere un orientamento più concreto a quella politica che all’ombra del Torrione, forse più che altrove, non riesce ad interpretare neppur minimamente le reali esigenze del territorio.
Senza dubbio, comunque, anche in questo caso si tratta di un rischio ascrivibile alla giovane età dei nostri imprenditori più importanti, figli di un’economia induttiva e rapidamente convertitasi al servizio del turismo, alla metà del secolo scorso, senza poter maturare un sufficiente e diffuso background ma cavalcando più che abilmente l’onda del vorticoso aumento di presenze sull’Isola e la conseguente “ricchezza a portata di mano” per tutti. Limiti, questi, che salvando la faccia di pochi abili e coraggiosi tra loro, abbiamo riscontrato ancora una volta nell’epoca post-terremoto del 21 agosto scorso, laddove l’indifferenza e la continua sete di assistenzialismo hanno fatto eco alla pochezza e all’incapacità di gran parte degli amministratori pubblici locali. Come e più di sempre!
Trovo strano ed inaccettabile che gente come Isidoro Di Meglio “il nobile”, Elena Leonessa, Domenico De Siano, Giancarlo Carriero, i fratelli Castagna, Ciro e Anna Calise o la famiglia Romano (giusto per menzionare alcuni tra gli albergatori isolani in grado di esprimere qualcosa di concreto nella loro categoria) possano restare distinti e distanti rispetto ad un fenomeno del genere, specchio fedele di quell’indifferenza e di quella superficialità che caratterizzano tutti i momenti della nostra Isola in cui, invece, sarebbe necessario stare insieme e privilegiare quel che è di tutti pur di proteggere ciò che ci appartiene. Un po’ come accade anche in politica, laddove il sistematico “chiamarsi fuori” delle persone perbene che hanno altro da fare e che ritengono -a giusta ragione, Ve lo assicuro- una perdita di tempo e denaro impegnarsi per la propria comunità locale, concede a incapaci e faccendieri di ricoprire gran parte dei ruoli amministrativi che contano, producendo danni inenarrabili a discapito di tutti noi, silenti e pericolosi complici.
Questo torpore diffuso a tutti i livelli del nostro tessuto sociale, compreso quello associazionistico, necessità di uno scossone a dir poco immediato, che non è certo quello dei personaggi in cerca d’autore. Perché non si passi, in men che non si dica, dal sonno alla morte. Tutti!

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