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Giuseppe è grave, resta al “Rizzoli” perché nessun ospedale napoletano lo accoglie

Il caso. Una malasanità che peggiora sempre più

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Paolo Mosè | Giuseppe ha 29 anni ed è parcheggiato al “Rizzoli”. Nella speranza che prima o poi possa essere trasferito in qualche ospedale specializzato per curare le sue gravi patologie. Ha un sarcoma di quelli aggressivi e questa terribile malattia ha provocato una sfilza di trombi partiti dagli arti inferiori, che nel frattempo sono aumentati di volume, talmente grossi da rallentarlo di molto nel muoversi. Resta perlopiù a letto e questi trombi hanno in qualche modo creato più di un problema ai polmoni. Una battaglia che porta avanti insieme ai propri genitori da qualche anno. Di fronte a delle diagnosi così terribili più il tempo passa e più la situazione non migliora, se non vi è qualche intervento risolutivo con un’azione farmacologica e chirurgica per eliminare o quantomeno ridurre la massa o sbloccare quelle ostruzioni venose che i trombi hanno provocato.

I genitori sono letteralmente sfiduciati, non sanno più a chi rivolgersi per trovare un posto letto degno della malattia che sopporta con dignità il figlio. Gli ospedali che sono specializzati o sono assenti alle pressanti richieste che provengono dall’isola d’Ischia, oppure rispondono giustificandosi per la mancanza di posti letto o perché il Covid ha reso tutto più problematiche. Questa pandemia a volte diventa il paravento per scusarsi per una inefficienza organizzativa.

E’ stato ricoverato diverso tempo fa al “Pascale” ed il primario che lo ha tenuto in cura a suo tempo è diventato per i genitori un’ancora di possibile salvezza, ma a volte diventa difficile riuscire a contattarlo per i troppi impegni, e quando ci sono riusciti la risposta è stata ed è della impossibilità di trasferimento per mancanza di posti letto. Rimandando eventualmente ad un prossimo contatto tra 25-30 giorni, nella speranza che si liberi il posto.

I medici che lo hanno in cura oggi al “Rizzoli” hanno più volte tentato un approccio tramite il 118 per trovare una soluzione, ma i risultati non sono stati soddisfacenti. Anzi il più delle volte sono state risposte negative, pur avendo ben chiaro il quadro clinico del paziente, che ha patologie che non possono essere affrontate in un ospedale di periferia, che non ha le attrezzature necessarie, medici specializzati in materia. E’ ricoverato in osservazione. Senza alcun trattamento, in attesa di tempi migliori.

POLITICA ISOLANA INDIFFERENTE

Noi abbiamo incontrato i genitori e ogni qualvolta si è parlato delle condizioni di salute del figlio sono scoppiati in un pianto composto. E si sono posti molte domande. Soprattutto perché il loro figlio non debba essere curato secondo le ultime innovazioni scientifiche per combattere il male del secolo. E soprattutto l’emergenza di questi trombi che sono dei veri e propri killer ed in qualsiasi momento possono far precipitare la situazione. Giuseppe è sottoposto a trattamento farmacologico con eparina, che è l’unico farmaco che può combattere una situazione del genere. Al “Rizzoli” è stato sottoposto a tac anche con contrasto e la diagnosi non è delle più rosee. Uno dei medici che ha letto il responso del radiologo ha detto «fate presto, fate il possibile». Per dire portate Giuseppe in una struttura ospedaliera capace di fronteggiare eventuali emergenze di questo tipo. I genitori, il fratello e il loro avvocato hanno bussato ovunque. Hanno telefonato, chiesto aiuto per cercare di smuovere il “palazzo sanitario” che è attualmente adagiato al solo Covid. Un medico giustamente ha detto che sarebbe meglio se Giuseppe, oltre a soffrire di questa patologia, potesse annoverare per premio anche un po’ di Covid e a quel punto le porte si aprirebbero senza alcun indugio. Una battuta amara di fronte a chi ha una diagnosi che lascia pochi spazi soprattutto ad una interpretazione e ad un’aspirazione di vita futura. Hanno chiamato anche questi quattro scalcinati di politici isolani, i quali non contano una mazza, per interloquire con qualche “boss” della terraferma affinché Giuseppe potesse raggiungere il “Pascale”, dove già i medici si sono presi cura di lui qualche tempo fa, o il “Cardarelli”, al Policlinico. Niente da fare. E’ arrivata una prima speranza di prima mattina ieri, quando è arrivata la possibilità di un trasferimento in terraferma, ma non si sa a quale ospedale. Poi tutto è saltato, tutto è stato annullato e non si capisce il perché e quali sono state le cause che hanno impedito che l’elicottero si alzasse dal suolo per raggiungere l’isola d’Ischia per trasferire Giuseppe in una struttura capace di combattere la malattia. Silenzio assoluto.

LA STRUTTURA PRIVATA

Ma c’è stato anche chi all’interno dell’ospedale “Rizzoli” ad un certo punto si è avvicinato a Giuseppe per dirgli che lo avrebbe finanche dimesso. Non potendolo più assistere. E che il problema delle gambe gonfie lo avrebbe potuto curare a casa, oppure imbarcarsi su un’autoambulanza privata e raggiungere la terraferma per tentare il ricovero tramite il pronto soccorso. Riferendo anche di una struttura privata ben organizzata nella provincia di Caserta, che ha una sorta di convenzione con la Regione Campania per il pronto soccorso. Siamo proprio dinanzi a qualcosa che è meglio non commentare, per non rischiare oltre.

Giuseppe nel frattempo è stato già sottoposto a chemioterapia e radioterapia e ha affrontato questa situazione con molto coraggio e determinazione, perché ha tutta la voglia e l’intenzione di difendere la propria vita. Questi tipi di terapie non sempre portano ai risultati sperati, ma comunque pare che qualche lieve miglioramento ci sia stato, ma non risolutivo, perché devono essere accompagnate ad altre somministrazioni farmacologiche per sferrare un attacco decisivo alla malattia.

L’INIZIATIVA DEGLI AVVOCATI

Il difensore di Giuseppe e dei suoi familiari, trovando sistematicamente porte sbarrate, ha inviato una diffida e messa in mora al direttore generale del “Pascale”, al fine di consentire il trasferimento del ventinovenne ischitano alla struttura ospedaliera tra le più importanti d’Italia per la lotta contro le malattie oncologiche. Gli avvocati Alberto Barbieri e Alessandra Mosè non hanno lesinato di evidenziare che la situazione è delicata, per alcuni aspetti drammatica e che bisogna intervenire con urgenza e determinazione. E per smuovere questa sonnacchiosa galassia sanitaria hanno informato dell’iniziativa il presidente della Giunta regionale Vincenzo De Luca e il direttore generale per la Tutela della Salute e il Coordinamento del Sistema Sanitario regionale Antonio Postiglione. Una iniziativa per smuovere chi comanda a Palazzo Santa Lucia e per ricordare che le isole hanno grosse difficoltà per poter ottenere assistenza sanitaria specialistica. E che non è più possibile che il “Rizzoli”, che dovrebbe essere un vero e proprio gioiello ospedaliero, venga gestito in modo approssimativo; che una assistenza minima ma adeguata è necessaria. Eppure Antonio Postiglione è un ischitano a tutti gli effetti ed è la massima autorità di coordinamento sanitario per tutta la regione Campania. Siamo messi male.

Giuseppe, 29 anni, attende e spera che qualcuno si ricordi di lui, ma i segnali non sono affatto tranquillizzanti e per così dire positivi per una soluzione in tempi rapidi. I palazzi della politica ischitana, come abbiamo detto, sono sonnacchiosi, indifferenti e dei problemi di salute dei propri concittadini se ne fregano letteralmente. Mentre quella stessa classe politica appare molto attiva, attenta alle richieste di talune imprese che vengono a gareggiare per ottenere appalti pubblici e a volte fanno da copertura anche per queste imprese che non fanno il lavoro a regola d’arte. E non mancano degli appannaggi di diverso genere con personaggi che hanno apparentamenti con il mondo del crimine, che negli ultimi tempi ha accelerato gli impegni finanziari sull’isola d’Ischia con prestiti a tassi ovviamente non correnti. E neanche stabiliti dalla Banca d’Italia. E coloro che hanno ricevuto questi prestiti sono soggetti che fanno anche del moralismo spicciolo e cercano di salvare la propria economia, il proprio status quo con un prestito a più zeri. Ma di questo ne parleremo appena saranno confezionati ulteriormente gli elementi probatori, per dire quale è l’esatta situazione che si nasconde in questo mondo variegato dove si è innestata una connessione di interessi e di affari tra soggetti poco raccomandabili e cosiddetti ischitani “perbene”.

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