Giuseppe De Natale: “I dati dei contagi sono inutili per qualsiasi considerazione statistica”

«Non vorrei rovinare la festa, ma ho fatto un'analisi più approfondita di tutti i dati, addivenendo alla conclusione che i dati dei contagi sono assolutamente inutili per qualsiasi considerazione statistica.» E ancora: "Dati i tempi tipici delle varie fasi oggi dovremmo vedere i decessi corrispondenti ai contagi di circa due settimane fa. Quindi, il fatto che ieri ed oggi siano rallentati sia i contagi sia i decessi non ha molto senso"

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Ida Trofa | In queste ore si dibatte di numeri di contagi, di paziente 0, paziente 1 e via dicendo. L’isola, in un clima surreale di caccia e le streghe e di incertezze, soprattutto a livello amministrativo e organizzativo, è finita nel vortice dell’Emergenza. L’ennesima mal gestita. Di uno Stato, quello Italiano, che negli ultimi decenni si è contraddistinto per essere il paese dei Commissari, una realtà dove lo Stato finanzia solo lo Stato senza dare risposte né assistenza concerta e fattiva alla popolazione.
L’elenco che potremmo fare è lunghissimo e va dal terremoto fino alla Sanità!
Un fallimento su tutta la linea.

Democrazia azzerata, leggi aggirate dai Decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, poteri regioni e comuni… forse. In mezzo, il caos di un sistema paese che non ha mai funzionato, distrutto dalla stessa politica che ora accusa del disastro i cittadini colpevoli di “comportamenti sociali”.
Il tutto condito da una buona dose di pressappochismo locale e il minestrone è fatto!
Il punto cruciale, dopo mesi di girotondi e contraddizioni, dichiarazioni e smentite, in queste ore è collegato ai cosiddetti casi sommersi.

Come a dire, ci voleva la zingara per capirlo!
Quanti cittadini si sono dichiarati per sintomatologia? Quanti ne sono morti magari non sapendo di essere contagiati dal Covid-19? Chi lo sa? Nessuno!
E, soprattutto, le massime autorità a capo di questo ennesimo barcone di Stato diretto verso il prossimo naufragio. Questa volta, però, coleremo a picco e non ci saranno scialuppe di salvataggio.
Molti di noi si chiedono se Ischia sta per trasformarsi nella piccola Codogno del Golfo di Napoli, mentre ci si è lanciati in una improba caccia ai focolai e ai vettori: la festa di Ischia ponte, il patrono portato in esposizione per tutto il borgo, la messa del 5 maggio, l’alibi del turista bresciano a Forio, il viaggiatore di Fiaiano, la studentessa terremotata di ritorno dall’estero Europa divisa tra chiesa e feste in casa, il medico, il diacono, il notaio e l’imprenditore. Tutto fa brodo per mettere su l’ennesimo teatrino alla voce emergenza.
Il sindaco Giovan Battista Castagna è già pronto alla direzione sanitaria del lazzaretto di Piazza Bagni per i soggetti destinati all’isolamento domiciliare e, chissà, che non sia stato lui il portatore di quel messaggino poco opportuno al concittadino Borrelli sui turisti lodigiani.

Ci spiegano come fare la spesa, come gettare i rifiuti, ma non ci spiegano come sopravvivere alla morte che ci stanno procurando. Biologica ed economica.
Un coacervo di incapaci che ci ha distrutti a capo di tutto questo stuolo di personaggi e personaggetti che dovrebbero solo dimettersi, il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, cittadino onorario di Casamicciola, volto noto del disastroso “Chilometro del Cuore” come lo chiama il direttore Gaetano Di Meglio. Borrelli, famosissimo da noi per la triste storia del terremoto, è diventato uno dei volti più famosi del nuovo Bel Paese. Ci apre le serate con l’appuntamento delle 18.00 quando non ha la febbre dà i numeri (ma seriamente) e lancia l’ultima serata del premier Giuseppe Conte che, se siamo fortunati, ci fa andare a dormire con l’ansia di un’annunciata e spaventevole diretta facebook da chissà dove.

Dicono di volerci far capire.
L’impresa è che pretendono di farci capire ciò che neppure loro hanno ancora inquadrato.
I numeri, quei maledetti, tirati fuori da fonti a questo punto completamente né autorevoli né certe, dovrebbero essere necessari a farci capire se possiamo cominciare a sperare o se dobbiamo rassegnarci a un altro giorno di angoscia.
Lo schema è sempre lo stesso: si comincia con le buone notizie, i guariti, poi si passa ai contagiati (specificando quanti sono asintomatici a casa, quanti in ospedale e quanti in terapia intensiva) e infine la ciliegina sulla torta con il fatidico “purtroppo” che anticipa il numero dei morti.
Da due giorni, anche se parliamo di centinaia di vittime la comunicazione di stato parla di cauto ottimismo, perché la curva sembra in calo. Cioè aumenta meno del giorno precedente. Ma non c’è da cantare vittoria. Ischia è ferma, parliamo del dato certificato alle autorità di governo del territorio, ai suoi 22 casi di covid positivo e 381 soggetti in quarantena al 23 marzo 2020.

La chiamano la parte sommersa dell’iceberg
Intervistato da Corrado Zunino, Borrelli ricorda che il virus corre veloce mentre la burocrazia frena e rende più difficile il lavoro della Protezione Civile, che dovrebbe avere, almeno, la stessa velocità.
Dice anche un’altra cosa, che il rapporto tra contagiati censiti dai tamponi e contagiati reali è verosimilmente di 1 a 10: significa che oltre mezzo milione di italiani ha contratto il Covid-19 (cosa che renderebbe un po’ meno angosciante il numero complessivo di morti).
E lo confermano anche gli esperti, come spiega Elena Dusi: “ogni paese ha a che fare con una sorta di iceberg, del quale il numero ufficiale dei positivi è la parte emersa, mentre quella sommersa rappresenta la reale diffusione del virus. E come per tutti gli iceberg, a fare paura è ciò che non si vede”. Borrelli dice che lo sa e per questo chiede di andare più veloci. Solo così si potrà evitare la rotta di collisione di questo barcone.

Quindi per ogni contagiato, spiega il capo dell’emergenza sanitaria, oltre qualche improvvido scivolone sul contagio ischitano, abbiamo 10 non censiti in grado di stravolgere i numeri sull’epidemia. Parliamo dei casi sommersi, ossia di tutti quei malati che restano in casa, magari per non gravare su un sistema sanitario già sotto pressione, o sottovalutando i sintomi da Covid 19.
L’ultimo dato aggiornato in Italia, parla di oltre 60mila contagi, che in realtà potrebbero essere 600mila. Ad ischia sono 22 che in realtà, quindi potrebbero essere 220.

De Natale: “La buona notizia è il rallentamento dei decessi”
Abbiamo chiesto un parere al Professor Giuseppe De Natale, scienziato napoletano ed esperto di analisi statistiche, che sul dal account Facebook quotidianamente dibatte della questione è dalle opportunità di talune analisi. Il professore amico di Ischia e da sempre vicino alla nostra comunità ha analizzato per noi de Il Dispari alcuni dati.

Professore parlano da settimane di giorni cruciali e di picchi. Lei non è un virologo, ma uno scienziato di statistiche appassionato di dati. Proviamo a leggere insieme i nostri numeri?
“In queste ore i dati di contagi in Italia sembrano incoraggianti. Non vorrei rovinare la festa, ma ho fatto un’analisi più approfondita di tutti i dati, addivenendo alla conclusione che i dati dei contagi sono assolutamente inutili per qualsiasi considerazione statistica. Infatti, il modo in cui si fanno i tamponi, l’estrema variabilità del numero ed anche dei criteri con cui si fanno, rendono il dato assolutamente inattendibile. Per fare un esempio, ieri qualcuno qui mi ha mostrato che erano stati fatti, in Lombardia, quasi la metà dei tamponi dell’altro ieri. Un altro indicatore che, sebbene sembri tranquillizzante, indica chiaramente che i dati dei contagi sono completamente falsati, è il fatto che negli ultimi giorni in particolare, il trend del numero di decessi è in fase con quello dei contagi. Bene, questo è impossibile, perché siccome i decessi si registrano solo alla fine del ciclo contagio-malattia-esito, dati i tempi tipici delle varie fasi oggi dovremmo vedere i decessi corrispondenti ai contagi di circa due settimane fa. Quindi, il fatto che ieri ed oggi siano rallentati sia i contagi sia i decessi non ha molto senso.
Un dato che fino a pochi giorni fa sembrava attendibile, cioè il numero di casi in terapia intensiva, probabilmente oggi non lo è più, perché, almeno in Lombardia dove i numeri sono dominanti, pare che essendo ormai prossimi alla saturazione il dato in aumento sia falsato. E, in ogni caso, mancando il dato dei nuovi casi giornalieri, non solo il totale giornaliero, che include anche chi ha lasciato la terapia intensiva per decesso o guarigione, rende anche questo dato non più attendibile. Idem per Ischia che si aggira ancora su numeri tutto sommato limitati“.

Quale potrebbe essere un elemento di riferimento. Sappiamo che lei sta approntando uno studio?
“Bisogna però anche dire, a questo punto, che la cosa comunque positiva, sia “in sé”, ovviamente, sia come proiezione per la fine di questa crisi è il rallentamento, quello sì significativo, del numero dei decessi. Anzi, il fatto che oggi già rallentino i decessi ci indica che, anche se non ce ne siamo accorti per l’enorme caos che riguarda i tamponi, i contagi “veri” dovrebbero essere rallentati già 10-14 giorni fa (guarda caso, subito dopo le prime misure di contenimento). Staremo a vedere, ma intanto vi invito a visitare un sito https://www.facebook.com/CoronaVerus2020/ che, almeno rispetto a ciò che vedo in giro, fa le considerazioni più interessanti e ben calibrate sullo sviluppo dell’epidemia, utilizzando proprio quelli che ormai sono gli unici dati credibili: i decessi”.

Insomma, la psicosi scientifica, politica e sociale da virus è esplosa in questi giorni drammatici ma stando all’infondatezza dei dati potrebbe già essere che siamo stati attraversati e colpiti dal cosiddetto picco.
Aspettiamo con speranza, sperando non mal risposta, la metà di aprile per capire se, davvero, si andrà verso un appiattimento del fenomeno contagi. Da mesi, ad Ischia, si ipotizza addirittura novembre l’impavido infestatore di esseri umani circolava in tondo.
La famigerata numerazione dei pazienti da zero a meno di 10, per fortuna sulla nostra isola, non dà l’idea dell’inizio del contagio, né indica l’untore. E’ solo il povero derelitto a cui è stato diagnosticato.
Dunque, Ischia è il mondo e sul fatto che il contagio ci raggiungesse o si annidasse nei nostri ameni lidi non ci sono dubbi. Intanto continuiamo ad inseguire numeri e statistiche che a questo punto non significano più niente, se mai abbiano avuto un senso.

1 commento

  1. Ma questo si sa è normale che in un paese di pagliacci, di improvvisati, di gente che non sa fa il proprio mestiere di figliocci dei potenti che ricalcano le orme dei padri senza averne competenze è nella norma che i dati statisti sono una pagliacciata. Lo vediamo dai politicucci locali che non dichiarano i 5 contagiati, figuriamoci a livello nazionale. Finché noi italiani non prendiamo coscienza che siamo un paese di quaqquaraqua e che perfino i paesi di ultima categoria si permettono di deriderci ( e fanno bene) non risolveremo mai nulla. Ogni italiano dovrebbe iniziare nel proprio piccolo ad essere una persona seria e non smentire il mattino ciò che è stato detto la.sera prima. Fin quando l opportunismo e il guardare il proprio orticello la farà da padrona, saremo giudicati dei pagliacci.
    Se saremo in grado di cambiare passo usciremo da questo empass altrimenti si salvi chi può

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