Giuseppe Caruso: «Eccellenza più interessante con tre derby»

0

Giovanni Sasso | Un fulmine a ciel sereno. La notizia dell’addio di Giuseppe Caruso (e Salvatore Impagliazzo) dalla Virtus Libera ha del clamoroso. Il dirigente, vera e propria anima del sodalizio che per anni ha disputato il Torneo Amatoriale e innumerevoli tornei isolani di calcio a cinque (per poi passare all’attività ufficiale, con ottimi risultati), da alcuni giorni non fa più parte dello storico club foriano. C’è voluta più di una lettura della nota sul profilo social ufficiale per renderci conto che era “tutto vero”, che non c’erano casi di omonimia all’interno della Virtus Libera. Una bella realtà del pentacalcio isolano, non una novità per chi ne segue le sorti da tempo. Una società vincente perché ha iscritto ripetutamente il proprio nome nell’albo d’oro delle competizioni locali, cominciando a farsi conoscere anche in continente grazie alla promozione in C/2 e al secondo posto di quest’annata nella seconda serie regionale. In questi anni, con l’entusiasmo che lo contraddistingue, Giuseppe Caruso si è fatto in quattro per dare un’organizzazione alla Virtus Libera e possiamo tranquillamente affermare che se la società ha raggiunto l’attuale livello, buona parte del merito è proprio di “Pepito”. Con Caruso abbiamo scambiato alcune impressioni sul momento che vive il calcio isolano. La chiacchierata non poteva non cominciare con l’argomento di estrema attualità.

– Innanzitutto perché le dimissioni dalla Virtus Libera, clamorose per chi conosce storia, attaccamento, passione…

«Quando si mette al mondo un figlio, il compito dei genitori è crescerlo, educarlo, istruirlo ed accompagnarlo fino a quando si diventa grandi. Poi questo figlio si sposa, va a vivere da solo – dice Caruso – e chiaramente non dipende più dai genitori…Beh, diciamo che la Virtus Libera è stata per me come un figlio, una creatura che si è fatta grande e che ha deciso di andare a vivere da sola lontano dai genitori».

– Divergenze con il presidente o col resto della dirigenza?

«Scherzi a parte, diciamo che fondamentalmente non vi erano più le condizioni per andare avanti con nessuna delle componenti della Virtus Libera. Strano ma vero».

– Cosa prevedi per il futuro della Libera per la prossima stagione?

«La Virtus Libera è una società sana, è un esempio da seguire dal punto di vista strutturale e organizzativo, una macchina quasi perfetta alimentata dalla passione dei soci di capitale che sono persone piene di amore per il futsal».

– Ci sarà un tempo di riflessione o ti rigetterai subito nella mischia?

«Chi non si ferma a riflettere non è un dirigente intelligente, bisogna riflettere sempre, pensare a quello che è stato, a quello che non è stato e a quello che poteva essere. L’importante – aggiunge Caruso – è capire le cose negative e positive e farne tesoro nel bene e nel male. Sicuramente ci ributteremo nella mischia, bisogna solo trovare il progetto giusto ma soprattutto le persone giuste altrimenti non ne vale la pena, meglio farsi l’abbonamento all’Inter».

«Barano piazza ideale»

– Possibile un ritorno a Barano? Oppure, da foriano, potresti dare una mano al Real Forio che hai contribuito a far nascere. A Ischia ti abbiamo visto collaborare per poco tempo…

«Nell’ultima stagione di Virtus Libera ho capito che Barano città è il luogo ideale per fare pallone. Una realtà (parlo del paese) tranquilla e senza malizia dove la società può lavorare con serenità. Un mio ritorno a Barano? Non escludo nulla. Barano ha lasciato in me un ottimo ricordo e sono rimasto dispiaciuto quando nel 2017 gli amici della Virtus Libera mi rapirono e fui “costretto” ad andare via. Oggi sono stato rilasciato, liberato… Chissà cosa accadrà. Di certo c’è solo che è stata la prima società a chiamarmi dopo l’ufficializzazione della mia uscita dalla Virtus Libera ma al momento ho solo voglia di stare con la spina staccata e soprattutto il telefono spento. Forio è un ambiente particolare e, anche se è stato lì che sono nato calcisticamente, resta una piazza difficile, con tanti problemi ed io non ho mai avuto grandi ricordi di Forio a livello calcistico. Magari con persone nuove si potrebbe fare qualcosa di importante. Ischia – prosegue il dirigente – è una piazza che mi affascina, ha una storia importante, la squadra è un’istituzione per tante persone, dai bambini agli anziani. Ho avuto la fortuna di far parte della realtà gialloblù per pochi mesi. Oggi c’è una società forte e finalmente LOCALE. Il progetto di quest’anno mi è piaciuto molto, una squadra giovane e quasi tutta isolana… Si potrebbero fare tante cose interessanti per poter portare quei colori ancora più in alto e la società sicuramente farà di tutto affinché il progetto si espanda ancora di più».

– Le conseguenze che provocherà la pandemia sul calcio isolano e in generale.

«Credo che la pandemia causerà problemi anche nello sport e nel calcio isolano che vive per il 90% di contributi da sponsorizzazioni. Non si avranno più a disposizione i budget degli anni precedenti e giocoforza bisognerà rivedere tutto il programma gestionale di ciascuna società. Ma le società intelligenti sapranno trovare la strada giusta per continuare a fare il meglio con il poco che si avrà a disposizione».

«Lacco esempio di coraggio»

– Puntare sui giovani, visti i tempi, sembra che sia diventata una esigenza…

«Quando prima parlavo di “società intelligenti”, mi riferivo proprio a questo. Questo è l’anno giusto per gettare le basi (perché a mio avviso, vista la situazione economica generale, vi si è costretti) di un progetto sano e duraturo, puntando sui giovani locali spesse volte bistrattati per mancanza di coraggio. A mio modesto parere troppi giocatori della terraferma hanno riempito le rose delle due squadre di Eccellenza qui sull’isola e troppi giocatori locali sono stati bistrattati per mancanza di fiducia. In questo il LACCO AMENO di mister Iervolino è un esempio di “coraggio” da cui molti dovrebbero prendere esempio e a cui faccio i miei complimenti. Ma non finisce qui: vi posso assicurare che ci sono molti altri ragazzi su cui si potrebbe puntare a livello di calcio a undici e che oggi non sono considerati né da allenatori né da società. Bisogna solo avere il coraggio».

– A proposito, nella Virtus Libera avete messo su un bel vivaio di giovani che da qui a qualche anno potrebbero essere pronti per la prima squadra con una Under 21 completamente sotto età…

«L’Under 21 della Virtus Libera è stata ed è una bella realtà, un bel gruppo, guidato da un maestro del futsal isolano quale mister Nello Di Iorio. Scelta ricaduta “non a caso” su di lui lo scorso anno e che ha fatto già vedere i primi frutti. Ma questo per me è un argomento abbastanza sensibile perché da lì sono iniziati i miei problemi alla Virtus Libera – rivela Caruso –. Si è strumentalizzato il mio ruolo e il mio pensiero sui giovani che è quello di cui ti ho parlato prima (le società devono avere il coraggio), facendolo passare per un mio tentativo di favorire l’ascesa di mio fratello, capitano dell’Under 21, in prima squadra».

– Barano e Real Forio salve in extremis. Ancora una volta…

«Per fortuna! Non è mai bello retrocedere e perdere la categoria soprattutto quando si fanno tanti sacrifici per portare avanti una squadra negli anni. Inoltre conosco i sacrifici che ha fatto il Barano per portare la squadra in Eccellenza. La salvezza è il giusto riconoscimento».

– L’Ischia, con la promozione in arrivo, porta a tre il numero di derby. Prevedi un’Eccellenza più interessante con più isolane?

«I derby sono il sale della stagione anche se l’accanimento che ci sta qui sull’isola nei derby è qualcosa che altrove non esiste. L’Eccellenza degli ultimi anni certamente non è più quella di quando l’Ischia la vinse con Troiano in panchina, bensì un campionato con tre isolane sarebbe davvero interessante da seguire».

– Sei stato molto legato a mister Iovine. Potrebbe ritornare il connubio?

«Sono stato e sono molto legato a mister Iovine. Mai dire mai. Giovanni è un grande allenatore e negli ultimi anni lo ha dimostrato con il lavoro fatto a Procida e, a mio avviso, per la passione e le competenze che mette sul campo, meriterebbe una panchina importante e un progetto importante. Sarei felice di lavorare con lui e per lui».

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui