Giù le mani dal Castello. Il contenzioso infinito. Il j’accuse di Clementina Petroni: “Continuerò a battermi in difesa del Castello Aragonese”

7

Clementina Petroni | Sarebbe bello se una persona, nel corso della sua vita, potesse imbattersi solo in persone positive. Purtroppo ciò non accade quasi mai e ogni essere umano deve condurre le sue battaglie: i buoni per difesa; i malvagi per l’offesa.
Qui mi preme di rendere noto il comportamento distruttivo ed ossessivo di Nicola Mattera, proprietario di una parte del castello, che sta generando la guerra più ambigua mai verificatasi nei 2500 anni di storia del maniero. Per annientare chi gli è scomodo e contrasta il suo desiderio di potere, lui, che pur vuole dominare e fare l’imperatore sull’intero isolotto (pur possedendone solo un terzo), non affronta mai di petto le persone, ma con metodi indiretti ed amicizie compiacenti, con trabocchetti, trame e altro, sta contrastando la mia legittima difesa a favore del patrimonio di mio figlio. Vorrebbe portarmi a sfinire a livello psico-fisico. Povero illuso. La storia ci dice che lui la lezione l’ha imparata dal padre Gabriele il quale, 26 anni fa, dichiarò guerra al fratello Antonio, solo perché aveva “osato” mettere al mondo un erede. Nacquero non una, ma decine e decine di cause, promosse tutte da Gabriele, nelle quali Antonio, mio compagno e padre di mio figlio, si difese (per circa 20 anni) come un leone. La nascita di Giovanni, che doveva essere per noi l’evento più lieto, ce la fecero vivere come il peggiore degli incubi. Tutto ciò che ho pubblicamente affermato e scritto in questi anni, lo posso dimostrare con le carte: documenti legali, articoli pubblicati nel passato e anche recentemente. In più potrei anche avvalermi di perizie di architetti e botanici, coinvolgere la Sovrintendenza BB.AA. e Architettonici.

Fino a prima di morire, Antonio mi ha spesso rivolto questa raccomandazione: “tieni Giovanni alla larga da quella famiglia e dai parenti serpenti.” Evidentemente lui conosceva i suoi congiunti fin troppo bene: ne sapeva gli artifici e le lusinghe, la brama di potere e la mania di protagonismo. Nicola Mattera sta confermando in pieno l’idea che Antonio aveva di lui e della sua famiglia; e va avanti convinto di essere intoccabile e onnipotente. Si vanta di continuo nelle TV nazionali e su giornali e riviste, non solo isolane, di essere il “custode della storia e del castello”. Ma quale custode?! Queste sono, in realtà, autentiche bestemmie che si aggiungono ad altre bestemmie, poiché la speculazione sui beni di alto valore storico e architettonico, cominciata negli anni ‘60 con il padre Gabriele, è proseguita alla grande con lo stesso Nicola Mattera. Infatti un importante complesso monumentale è stato negli anni snaturato a scopo speculativo: monastero delle monache, episcopio, canoniche, sagrestie, oratorio, campanili, cucine delle monache, depositi, antiche rovine e altre pertinenze sono stati convertiti – senza alcun rispetto per la storia, anzi per pura brama di guadagno – in albergo, appartamenti, suites, ecc.
Nicola ha troppi scheletri nell’armadio, negli anfratti, nei cunicoli, e, non sapendo come difendersi, cerca di stornare l’attenzione di chi guarda a lui con occhio critico e conosce i fatti, invitando la Rai ed altri emittenti regionali ed estere per vendere fumo a tonnellate, soprattutto quando magnifica l’area di sua proprietà e lascia in ombra l’area molto più ampia di levante, appartenente a mio figlio, che pure possiede importanti monumenti storico-artistici senza contare che sta cercando di intorbidire il rapporto tra me e mio figlio con tutti gli espedienti possibile e tentando di attirarlo dalla sua parte con ridicole presunzioni “dinastiche”.

A questo punto sento di dover lanciare un grido di allarme, vista la posta in gioco: sono diventata troppo scomoda, perché non ho peli sulla lingua e dico verità crude, che possono dare fastidio a chi vuole avere mano libera sul Castello e a quelli che pecorescamente si adagiano su posizioni di comodo per aver ottenuto qualche briciola dalla mensa del padrone. E per di più, proprio perché conosco persone e cose, sono diventata molto intuitiva e perspicace, sicché prevedo le mosse di chi agita trame e tesse ragnatele. Sono scomoda perché ho idee per incrementare la valorizzazione del Castello. Fosse per me si aprirebbe un’ampia area del Castello che nessuno conosce; innanzitutto si darebbe visibilità al terzo stanzone del carcere Borbonico, si provvederebbe al recupero della chiesetta di S. Biagio, di vari ambienti sotterranei, di grotte e ruderi della città fortificata, di forni per arroventare le polveriere e depositi di munizioni; si renderebbero fruibili la piazza d’armi e le vestigia sparse tutt’intorno, diventerebbe realtà la riapertura della chiesa di San Cristoforo. L’idea è quella di un piccolo parco archeologico, dove ogni visitatore possa entrare in contatto con la storia e con i monumenti che la narrano. Avrei dedicato un museo al mio compagno Antonio e avrei voluto allestire una biblioteca con i miei circa 3.000 volumi. Mi piacerebbe che per gli isolani vigesse un prezzo politico, quantificabile nella metà del costo del biglietto attuale. Doterei il percorso di segnaletica e didascalie molto più precise ed efficaci, eliminerei le guide, spesso non in regola, gestite da Nicola Mattera, che naturalmente privilegia la sua area, relegando quella di mio figlio a un ruolo marginale.

Lui, che guadagna milioni senza aver mai sudato, è dedito solo a stravolgere la realtà per dare un’immagine perfetta di sé, della sua famiglia e della sua parte di “castello”: basta leggere l’ultimo articolo uscito su “venerdì” di “Repubblica”, datato 25/09/2020 a firma di Pasquale Raicaldo, per capire con quanto apparente candore dichiara ciò che non è. Certo chi non sa può essere abbindolato dalle sue parole; non io che conosco i fatti e sono pronta a demolire il suo cumulo di chiacchiere.
Se il Mattera, che nuoce a me, alla mia famiglia e allo sviluppo del castello, ha qualcosa da recriminare o da dire qualcosa di concreto e di vero, vada dai suoi avvocati, e magari dal Papa o dal presidente della Repubblica, faccia istituire il tribunale di inquisizione, ma esca allo scoperto, infine. Il tentativo di indebolimento psicologico, tentato sotterraneamente da lui nei miei confronti, invece di indebolirmi, mi rafforza e mi conferma nella mia determinazione. La verità è lo scudo più potente che esiste. Nulla e nessuno mi fa paura, tranne l’insindacabile giudizio divino. Il Mattera può indossare la sua maschera di agnellino fuori del Castello. Ma io so, perché lo pago sulla mia pelle, quanto sia scorretto e con quanta tracotanza calpesta tutte le regole.
Per quanto mi riguarda ho il diritto-dovere di onorare la memoria del mio compagno Antonio per le tante lotte che ha condotto in difesa del castello, nella sua totalità.

7 Commenti

  1. Che spettacolo. Leggo queste parole e non posso fare altro che provare ammirazione per una donna così, una donna che ama le cose importanti della vita e le protegge con unghie e denti.

    • Le cose importanti della vità quali sarebbero? L’erede è il figlio che è maggiorenne ed ha un cervello. Lo espone solo al ridicolo. Queste beghe sulle eredità non andrebbero proprio messe in piazza. Abusa di un giornale per fare battaglie non sue.

  2. “Importanti opere monumentali snaturate a scopo speculativo e trasformate in attività commerciali quali alberghi,suites ect.”
    Sarebbe interessante capire chi ha rilasciato le eventuali autorizzazioni……

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui