Giovanni Iacono: il ricordo di un amico che non c’è più

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Domani 16 settembre sarà un mese che Giovanni Iacono, commerciante, musicista, appassionato di poesia ed ex sindaco di Serrara Fontana ci ha lasciato per un percorso indefinito.

Le parole dette, da più voci, al momento della celebrazione del commiato, hanno testimoniato il tratto umano e sociale che Giovanni ha lasciato nella comunità santangiolese. Chi scrive aveva con lui un rapporto particolare, privo di fronzoli, schietto e diretto. Fondato esclusivamente sulla stima reciproca e sulla condivisione delle problematiche che il nostro paese vive da anni.

Giovanni era un lettore fisso di questa pagina domenicale che, quando non trovava in edicola, mi chiedeva di mandargliela via mail. Intrattenevamo simpatiche conversazioni sulle problematiche del paese che, restavano condite da aneddoti divertenti che ci portavano al tempo e ai personaggi andati di S.Angelo. Conversazioni che, immancabilmente, si chiudevano avvolte in due veli di tristezza che, pur non volendo, mi trasmetteva in pieno.
Il primo conteneva l’inaccettabile declino di S.Angelo ed il secondo la terribile solitudine interiore che viveva per la prematura dipartita della sua donna – Lia – con la quale, nel suo immaginario (ed io mi auguro sia vero) pensava di potersi riunire al momento del trapasso.

Trapasso che Giovanni ha atteso con lucida premura, rifiutandosi di risolvere (in modo anche agevole) un problema che aveva. Tanto è vero che quando il 15 agosto gli si impose il ricovero, sentendo che i familiari chiamavano il 118, con le residue forze che gli restavano gridò “ma quale 118 e 119 io voglio morire a casa mia”.
Una intrinseca manifestazione d’amore intenso verso la donna che per oltre 40 anni gli aveva segnato il passo, senza mai anteporsi, ponendosi come cuscinetto tra il mondo esterno, la famiglia e gli affetti strettamente personali, che lui desiderava raggiungere. Un amore che, quasi nessuno immaginava fosse così intenso e che pertanto ha pietrificato i tanti che conoscevano Giovanni come persona schiva, seriosa, sempre attenta e disponibile alle necessità degli altri e, a modo suo, anche ironica. Che mai esternava i propri sentimenti. Mai a chiedere per sé. Osservatore attento della realtà che si modificava e che osservava con voce riflessiva e critica senza avere peli sulla lingua. Infatti, quando l’interlocutore aveva difficoltà ad interfacciarsi anche in problematiche semplici ed evidenti, al colmo della sua intransigenza culturale, non era difficile che gli scappasse “ma se uno è ciucco, ciuccio resta” .

Giovanni aveva maturato il suo profondo senso del rispetto verso il prossimo e verso la società attraverso un percorso educativo familiare, fortemente orientato al rispetto delle regole, delle istituzioni, del prossimo. Percorso che, oggi, non si riesce neanche ad immaginare, ma che era normalità in una famiglia di grandi valori (sociali, culturali e religiosi) degli anni 40/50. La immatura scomparsa del babbo, maestro elementare molto noto sull’isola d’Ischia, con sette figli, lo chiamò anzitempo ad assumere un ruolo diverso da quello che forse sognavano le sue aspettative di vita di giovane ventenne. La mamma (donna energica e di carattere), appena riavutasi dalla disgrazia (che io da ragazzino ebbi modo di vivere insieme a tutto il paese) elesse Giovanni, primo figlio maschio, capo indiscusso della famiglia al quale tutti i fratelli, fino all’ultimo respiro, hanno portato rispetto ed affetto profondo. Rispetto ed affetto che Giovanni seppe conquistare, giorno dopo giorno, sul campo della vita e delle necessità. Senza prepotenze o false supponenze, consegnando alla società italiana ben sei professionisti, tutti apprezzati nei loro campi. Dopodiché seppe anche ritagliare per sé lo spazio per la sua passione: la musica e la poesia. Apprezzato poeta, clarinettista e maestro d’orchestra. Quanta ironia abbiamo articolato con lui “sulle crome e sulle biscrome che non entravano in certe teste poco aduse alle sinfonie musicali”.

Ancor mentre ne scrivo mi torna il sorriso. Nel periodo di amministratore pubblico portò con sé il carattere dell’uomo ligio alle regole in una società che, purtroppo, andava modificandosi verso il disprezzo delle stesse. Giovanni da sindaco di Serrara, pur restando imbrigliato in un procedimento penale (dal quale ne uscì pienamente assolto) che lo fece soffrire in modo terribile, in quanto mai, nel suo immaginario, poteva accettare che si mettesse in dubbio la sua onestà o la sua dedizione verso il paese, riuscì a conservare S.Angelo, come paese meraviglioso con le sue radici culturali e sociali. Valori che quelli che vennero dopo non seppero conservare. Una sofferenza che Giovanni ha portato con sé e che, per gli amici che restano, sarà difficile dimenticare. Buon viaggio amico caro di una vita.

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