domenica, Giugno 20, 2021

Giosi Gaudioso: “Tutta la verità sul “furto dello scudo” e la storia politica di Barano”

Una lunga intervista per “festeggiare” l’89esimo compleanno

In primo piano

Gaetano Di Meglio | 89 anni. Oggi Giuseppe Gaudioso, il professore Gaudioso, compie gli anni. Per l’occasione, mercoledì pomeriggio, abbiamo trascorso un po’ di tempo a passeggiare in questi lunghi anni di ricordi. Gaudioso, sindaco di Barano dal 1972 al 1975, dal 1980 al 1989 e dal 1998 al 2007, è uno dei protagonisti – forse senza pari – della storia dell’Isola d’Ischia. Con la formula di “Diari Ischitani”, ma senza video, ecco di cosa abbiamo parlato.

Come veniva vista la scuola all’epoca?
«All’epoca si andava a scuola perché bisognava andarci. A Barano avevamo la scuola elementare fino al quarto anno a Fiaiano e la quinta a Piedimonte. Lì si riuniva tutta la frazione di Piedimonte e noi di Fiaiano, si formava una unica sezione che, mi ricordo, veniva affidata alternativamente un anno a don Emilio Buono e uno a don Livio Iacono. Noi fummo affidati a don Emilio Buono, il parroco di Barano. Naturalmente la quinta elementare non era come quella di oggi. Oggi vediamo che i ragazzi vanno avanti…. Mio nipote va in quinta e sa manovrare tutti gli strumenti, il computer, sa fare tante cose… all’epoca noi non avevamo nient’altro che il testo di classe, il libro di lettura e il sussidiario sul quale studiare. Io personalmente non ho avuto mai l’opportunità di leggere un libro di qualsiasi natura se non quelle scolastiche. Dopo la scuola elementare è venuto il ginnasio. L’attuale scuola media erano i 3 anni di ginnasio. Al terzo anno si faceva l’esame per la licenza ginnasiale inferiore e se promossi si andava alla quarta ginnasio».

Che ricordi ha?
«Ho bellissimi ricordi, e il mio ricordo va, checché se ne dica, alla mia prof di Lettere, quella che poi divenne la preside Baldino. Quando arrivammo al primo anno, provenivamo da una situazione diversa, non avevamo avuto nessun aiuto».

Poi arriva il liceo vero e proprio…
«Dovemmo sostenere l’esame di terza ginnasiale e superato l’esame facemmo gli altri due anni. Ricordo che in quarta venne una prof.ssa da Genova, Giuseppina Giulini, bravissima nel far capire il greco che stavamo studiando per la prima volta, e in quinta avemmo come professore il preside Mennella che insegnava per la prima volta».

Poi da studente è diventato professore…
«Dapprima mi iscrissi alla facoltà di giurisprudenza, ma in due anni feci solo due esami e cambiai facoltà per Lettere, a me piacevano Latino e Greco».

Era difficile studiare a quell’epoca?
«Sì. Ad esempio io il vocabolario di italiano lo comprai in quarta ginnasiale. Ora questi elementi si comprano fin dai primi anni».

Ritorniamo a parlare dell’università e dell’insegnamento.
«Dopo l’università ho iniziato ad insegnare. Per i primi due anni ho insegnato senza laurea in quanto vi era la necessità di docenti. Ho iniziato a Casamicciola, quando divenne autonoma quella sezione. Era il 1963 circa e si sperimentava il non fare il latino. Della classe dirigente di Ischia credo che molti siano stati miei alunni. Come ancora oggi medici, avvocati e altri professionisti. E fino allo scorso anno al Liceo insegnavano docenti che erano stati miei alunni».

Nel frattempo si inizia a mettere su famiglia…
«Mi sono sposato tardi per l’epoca, a 36 anni e misi su famiglia. Da quel momento ho insegnato sempre al ginnasio perché convinto che fosse la migliore scuola. Ho avuto belle soddisfazioni, ho avuto qualche anno addirittura una classe di 36 alunni in quarta ginnasiale e tra questi c’erano Bruno Molinaro, Stella Schiazzano, Salemme, Rosa Balestriere… la figlia di Giovanni Di Meglio, e nemmeno a farlo a posta noi eravamo già politicamente in contrasto…. E con lei ancora oggi abbiamo un rapporto di grande affetto».

Ma Giosi Gaudioso quando entra in politica?
«Ho sentito il primo comizio della mia vita nell’anno 1946 a Fiaiano. In pratica sentii che si faceva questo comizio ma nessuno sapeva cosa fosse, fino a quell’epoca non si era mai fatto un comizio pubblico. Ricordo che era il primo anno del ritorno ai 6 comuni dopo lo scioglimento del Comune Unico, e Giovanni Di Meglio era stato nominato commissario prefettizio nel 1945. Nel 1946 lui fece una lista della DC e c’era un’altra lista dell’avvocato Guido Mazzella, che abitava a Piedimonte. Ci fu una battaglia dallo stesso balcone. Prima parlò Giovanni Di Meglio e qualche altro dei suoi, poi Mazzella, facendo una specie di contraddittorio.
La Democrazia Cristiana già iniziava a diventare la padrona d’Italia e iniziai a interessarmi di politica.
Poi successivamente, in una altra occasione, fui nominato. Il presidente era il prof. Cenatiempo e facemmo amicizia. Lui mi chiese di iscrivermi alla Democrazia Cristiana e mi convinse. Entrai a fare parte del direttivo. Alle elezioni del 1956 per la prima volta si presentarono i comunisti a Barano, la lista capeggiata da Gomez d’Ayala e vinse Giovanni Di Meglio tranquillamente. Anzi, lui fece fare anche una lista di disturbo…
Io facevo parte del direttivo, eravamo giovani e molte cose non le vedevamo, e purtroppo si ruppero i rapporti con Giovanni di Meglio. Mi spiego. Lui componeva le liste e faceva attenzione a chi portava i voti, non gli interessava se erano Democristiani o meno, noi eravamo puri… e vedevamo ad esempio Taliercio che era stato un gerarca fascista, venir messo sempre in lista, Aristide Di Meglio che si spacciava per fascista… noi non sopportavamo questa cosa e ci fu una grande battaglia tra noi fino a che capitò che si candidò il fratello di Gianni Di Meglio nella lista liberale…».

Quando è che poi Giosi Gaudioso scende in campo?
«Allora facevamo capo al comm. Castagna, delegato regionale, il quale prima disse a Cenatiempo, che nel frattempo era diventato commissario di sezione, che la lista l’avrebbe fatta lui, ma non era vero.
Noi insistemmo sulla linea dura e mentre si stava ancora discutendo se entrare o meno in lista e Cenatiempo era commissario, un pomeriggio andammo a Napoli da don Anselmo Delizia. Lui ci disse: “Ma io non vi capisco, tu sei il segretario della sezione, tu puoi presentare la lista con lo scudo crociato e non altri”. Forti di questo ritornammo e nonostante le alleanze già strette con Mario Buono, Biagio Buono e Nicolaniello Buono, in 24 ore facemmo la lista.
C’è da dire che quando tornammo da Napoli e riportammo quanto ci aveva detto Don Anselmo, e cioè di usare noi il simbolo, facemmo il tutto all’insaputa di Giovanni Di Meglio che avrebbe mosso le sue pedine a Napoli per bloccarci.
E così ci fu una battaglia nella quale si discusse di un solo argomento: il furto dello scudo. Come se lo scudo fosse stato di Giovanni Di Meglio, di sua proprietà. Dopo di questo il governo modificò la legge elettorale stabilendo che le liste vengano presentate dal segretario provinciale del partito, a meno che non deleghi qualche altro. Oggi la legge è questa. Comunque vi fu una battaglia elettorale, in quelle elezioni prendemmo 11 seggi e loro 9, avevamo la maggioranza ma bastava una sola persona per far cadere l’amministrazione. All’epoca il sindaco era l’ex preside Cenatiempo. Il tutto avvenne nel 1964.
Nel 1970 noi non potemmo più presentare lo scudo crociato perché se l’era ripreso Di Meglio e presentammo la lista “Democrazia e Progresso”. Vincemmo sempre 9 a 11.
A seguire vi erano delle persone che non volevano che Cenatiempo rifacesse il sindaco, ma per appianare la situazione si elesse lui con l’impegno che a metà consiliatura avrebbe dovuto dimettersi e far subentrare un altro. Arrivati a metà consiliatura Cenatiempo non volle dimettersi, ma una sera in consiglio comunale invece di dare le dimissioni, fece una apertura verso Giovanni Di Meglio. Lì successe qualcosa e vi fu un pugno da parte di Biagio Buono a Salvatore Di Meglio di Buonopane. Ricordo che quando entrò Cenatiempo senza essersi dimesso e noi interrompemmo il consiglio per riunirci, e Biagio gli puntò il dito contro dicendogli “questa è l’ultima porcata della tua vita”. Lo ricordo benissimo, eravamo al plesso di Barano e ero seduto su un banco. A questa frase si infiammarono gli animi. Alla fine lui si dimise, facemmo le elezioni e gli amici del gruppo mi portarono come Sindaco. Siamo nel luglio del 1972».

Per quanti anni ha fatto il sindaco?
«Nel 1975 votammo nuovamente. Noi, partito socialista, prendemmo 9 voti, 9 la DC, 1 il Movimento Sociale e 1 i Comunisti. Si parlò di commissariamento, ma intervennero i “napoletani” e cercammo di fare un accordo almeno con una parte della Democrazia Cristiana che si spaccò: da una parte Mazzella, Salemme, Sebastiano Conte e Pasquale Balestrieri, dall’altra gli altri democristiani. In cambio pretesero la nomina del sindaco, d’altra parte non si poteva giustificare che si mettessero contro il resto della Democrazia Cristiana senza il sindaco. Io rinunciai scrivendo una lettera con la quale dicevo di ritirarmi per evitare l’arrivo del commissario».

Siamo nel 1975, poi?
«Nel 1975 venne eletto Arcangelo Mazzella e con lui, raggiungemmo l’accordo che dopo 2 anni e mezzo dovevano cedere il sindaco. Loro, invece, dissero che non era così. Tant’è vero che quando arrivammo ai due anni e mezzo e noi chiedemmo l’alternanza come stabilito, Biagio Buono, che nel frattempo faceva l’assessore disse: “Noi è vero che abbiamo stabilito delle cose, questa amministrazione per me va bene.” Da qui scaturì uno scontro fortissimo che portò alle dimissioni di Mazzella. I miei amici volevano che mi candidassi io, ma risposi che non era il caso. Proposi il dott. Raffaele Di Massa che mi disse tre frasi: “Nun vogl, nun pozz, nun sacc”. Non lo voglio fare, non lo posso fare per impegni di lavoro e non lo so fare. A furia di insistere riuscimmo a convincerlo ad accettare e quando facemmo il nuovo sindaco, lui prese 19 voti, tutto il consiglio lo votò. Si creò una situazione talmente balorda che portò ad avere l’opposizione in giunta, cosa che all’epoca non esisteva. Quando facevamo giunta non riuscivamo a fare più di una delibera se tutto andava bene. Questo durò, tra alterne vicende, circa un anno fino a quando, alla fine del 1979, decidemmo di dimetterci».

Nel 1980 è il periodo in cui Enzo Mazzella inizia a diventare un personaggio in vista…
«Lui fu stuzzicato nel fare la lista a Barano, ma rimase a Ischia. Nel 1980 uscì un risultato inaspettato. Noi Partito Socialista prendemmo 9 seggi e entrarono per la prima volta Benito Trani, Francesco Di Costanzo… 2 seggi li prese il Partito Comunista e facemmo la prima amministrazione di sinistra dell’isola di Ischia, con me sindaco e vicesindaco Franco Lombardi. Con questa compagine iniziammo a lavorare. Nel 1985 quando si rifecero le elezioni, noi del Partito Socialista prendemmo 12 seggi, una maggioranza assoluta e per lealtà verso i compagni comunisti li mettemmo in giunta, anche se tra loro vi era anche chi tirava calci. Questo durò fino al 1990. A quelle elezioni prendemmo 12 seggi, 2 i comunisti ma poco dopo iniziarono gli arresti, arrestarono Benito Trani, me…».

Che esperienza è stata?
«Mi ricordo che quando eravamo alla Gesac, gestivamo una società che era una spa trattata dal codice civile. Non vi era alcuna azione per poterla sfruttare come fecero altri per fregare noi. Purtroppo ci riuscirono, ma poi fummo assolti con formula piena perché il fatto non sussisteva. Ricordo che era successo il fatto “Chiesa” a Milano. L’amministratore della Gesac era Auricchio, una brava persona che diceva di voler prendere delle persone per le pulizie. Ora, teoricamente, stando allo statuto e alla Legge, noi le potevamo prendere ovunque, però tentammo di prendere qualcuno tramite collocamento ma chi venne convocato rifiutava».

Quale è il ricordo personale del momento?
«Mi rammaricavo perché Auricchio non mi aveva ascoltato. Gli dissi che non dovevamo prendere nessuno sulla scorta dei fatti di Milano. Come assumemmo qualcuno, si scatenò una bufera e andammo sotto processo e nel 1992 avemmo una sentenza per queste assunzioni e fummo condannati a 2 anni e 6 mesi. Nel frattempo avevamo richiesto gli arresti domiciliari, che feci due volte. La prima volta io avevo il telefono vicino e i Carabinieri me lo tolsero. Mi controllavano di giorno e di notte.
A seguito di questo feci una “forzatura”, chiesi agli avvocati se mi potevo candidare e potevo. Quando mi candidai a sindaco, ricordo feci il comizio la domenica sul palco a Piedimonte e il lunedì mi portarono per 13 giorni a Poggioreale. Si fecero le elezioni e io non pensavo ai risultati, pensando che le persone di fossero impaurite… il lunedì nella cella c’era un televisore piccolo acceso e dava i risultati delle elezioni. Vi era una conduttrice della Rai che annunciò: ecco una notizia singolare. Capii che parlava di me. In tv disse: eletto a Barano nonché agli arresti per abuso d’ufficio.
L’abuso d’ ufficio era l’imputazione che portò agli arresti, ma poco prima facemmo un grosso appalto di 12 miliardi per i parcheggi – il cui merito se lo presero i comunisti – con un progetto che era stato presentato alla Regione, come mi spiegò i primi giorni il mio autista che era un Democristiano doc e molto fedele. Prima di me vi era stato un direttore generale Gesac comunista che non aveva portato avanti nulla. Appena eletto incontrai Fantini. Gli illustrai il progetto di cui lui non sapeva nulla e mi disse che si sarebbe impegnato per fare accertamenti. I soldi erano ancora lì e fu fatta la commissione e il progetto esecutivo. Iniziarono anche i lavori, ma poi per la seconda volta ci arrestarono. Grazie alla Democrazia Cristiana avemmo anche altri fondi per allungare la pista e far arrivare aerei più grandi. Noi facemmo tutto ma quando ci fu Italia ‘90 il Prefetto sospese i lavori. Eppure oggi l’opera è considerata meritevole».

Facciamo un po’ un bilancio alla soglia dei 90 anni…
«Ritengo di essere arrivato a cose che non avrei mai immaginato di fare da figlio di contadini. Mi sono trovato in circostanze che ho sfruttato per ottenere ottimi risultati, ho fatto l’assessore in provincia, su insistenza del partito, nonostante fossi presidente Gesac e sindaco di Barano (e mi dovetti dimettere per incompatibilità). Non per vantarmi, ma nel periodo in cui ero assessore alla pubblica istruzione feci “rinascere” la scuola. Prima di me vi erano sempre state persone che di scuola non sapevano nulla. Quando andai io, mi interessai dei problemi. Io riuscii, in quel periodo, a fare qualcosa e ogni giorno avevo una lunga fila di presidi che, dopo un periodo in cui non credevano più nella Provincia, ritornarono a chiedere interventi.
Voglio sottolineare che per Ischia prima di andare via feci realizzare due cose. A Via Nuova dei Conti feci approvare progetto e appalto, poi andai via e quando fecero l’esproprio vi fu l’opposizione di una parte in basso. Chiesi a Antonio Trofa e Gaetano Colella di continuare l’opera importante per l’isola e non solo per Fiaiano. Feci fare, ed è un rammarico enorme, il progetto per lo Scientifico a Ischia, che doveva sorgere a Cartaromana dove c’è la scuola elementare. Enzo Mazzella lo aveva previsto lì, ma nel frattempo lo avevano occupato con costruzioni abusive, nonostante avessi fatto stanziare i fondi del bilancio provinciale. Quando me ne andai i fondi furono spesi altrove».

C’è un rammarico?
«Non avrei fatto quelle assunzioni, ero contrario però dato che operavamo dall’inizio, lui Democristiano e io Socialista, Auricchio che fu galantuomo mi disse che non avremmo discusso su chi comandava di più, le cose andavano fatte insieme. Quella fu una cosa che non avrei fatto, avevo intuito che si poteva passare un guaio».

Una domanda personale, cosa significa per un padre che ha fatto il sindaco, vedere il figlio che fa il sindaco?
«Sono contento. Dionigi è stato un ragazzo che, quando aveva 10 anni e facevano gli scrutini, sapeva riportare le notizie utili. Per me è una doppia soddisfazione, prima perché fa il sindaco e poi che, lo devo dire, fa il sindaco meglio di me. Io, con tutto questo intreccio di leggi e di aggeggi che sono in funzione oggi, non sarei capace di farlo. Sono contento perché è lui a farlo e perché lo sta facendo bene».

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1 commento

  1. Chi sa cosa sarebbe potuto essere barano con “altra dittatura” forse con qualche strada migliore in più e molte case abusive in meno. Forse barano si sarebbe potuto sviluppare come forio o lacco ameno? Oggi a barano si parla solo di piazzette, di turismo, agricoltura e pesca niente. Auguri Professore. Ancora 100 anni.

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