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Gino Di Meglio: “Votare al referendum è l’occasione per porre fine alla stagione del giustizialismo”

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GINO DI MEGLIO |

Enzo Tortora disse, solo tre categorie di persone non rispondono dei loro crimini: i bambini, i pazzi e i magistrati.

Mi piace citare Enzo Tortora come incipit del mio intervento, in quanto la sua triste storia ha rappresentato uno dei più clamorosi errori giudiziari del nostro Paese; uno dei tanti purtroppo, che ha avuto maggiore eco e risalto anche per la notorietà e popolarità del presentatore televisivo.

Il 12 giugno siamo chiamati alle urne, non solo per il rinnovo dei civici consessi di molti comuni italiani, e tra questi anche del comune ove risiedo e vivo (il cui esito in questo caso è scontato – ma questo argomento meriterebbe autonoma disamina), ma anche per rispondere a cinque quesiti referendari.

Cinque referendum abrogativi sulla “giustizia” per la cui validità è necessario raggiungere il quorum

Le questioni affrontate dai referendum solo apparentemente potrebbero ritenersi confinate nei ristretti ambiti del mondo della professione forense e del potere giudiziario, in realtà, invece, hanno un rilievo ENORME per la qualità della vita sociale e civile del Paese.

Ed è proprio la percezione da parte della generalità dei consociati di questioni sostanzialmente tecniche e poco popolari, che rende concreto il pericolo del mancato raggiungimento del quorum.

Sicuramente un grave colpo al cuore dell’attuale “stagione referendaria è stato inferto dalla Consulta che ha falcidiato ben 7 dei 12 quesiti referendari e tra questi quello sulla cannabis, sull’eutanasia e sulla responsabilità civile dei Magistrati.

Se fossero “passati” anche tali ultimi tre quesiti, molto più “popolari”, di impatto molto più diretto, e relativi ad argomenti molto piu sentiti, si sarebbe sviluppato un dibattito politico e sociale che avrebbe scongiurato il pericolo concreto del mancato raggiungimento del quorum necessario per la validità della consultazione referendaria.

Peraltro devo registrare anche un colpevole silenzio ed omessa informazione da parte del servizio pubblico televisivo.

Emblematica sul punto l’esternazione dell’Avv Gian Domenico Caiazza, Presidente dell’Unione delle Camere Penali “…la congiura del silenzio, volta ad impedire il raggiungimento del quorum, resta in tutta la sua evidente, allarmante gravità, costituendo una emergenza democratica che nessuno può seriamente confutare”.

Solo da alcuni giorni il servizio pubblico televisivo sta concedendo qualche spazio all’informazione sui referendum con brevi ed incompleti flash.

Tra le “ragioni del no” l’argomento principe utilizzato è quello che i quesiti sarebbero troppo “tecnici” per essere affidati agli elettori.

Potrebbe anche essere un argomento valido, tuttavia va ricordato che il quesito sulla riforma del CSM si è reso evidentemente necessario, considerato che, a distanza di oltre tre anni dai gravi fatti del cosiddetto “caso Palamara”, la Politica nulla ha fatto per porre rimedio alle disfunzioni ed alle incresciose derive emerse a seguito dello scandalo.

Ed allora meglio che sia l’elettore a sbagliare magari, piuttosto che lasciare alla Politica la soluzione di un problema che fino ad oggi a dimostrato di ignorare con la strategia dello struzzo.

Quando ero studente di giurisprudenza condividevo l’attuale sistema dell’ordinamento giudiziario che non prevede la separazione delle funzioni dei magistrati, così come vidi di buon occhio la riforma sull’ufficio della Procura che prevede la piena autonomia di ciascun PM. Ritenevo infatti che il periodo storico contingente, e certe illecite ingerenza dell’ esecutivo sul potere giudiziario, imponessero delle norme volte a garantire l’indipedenza da una lato, e la possibilità di interscambio delle funzioni.

Oggi non più; dopo la chiara delega della Politica al potere giudiziario, delega operante dalla fine della cosiddetta prima repubblica e della chiusura della triste fase storica di “tangentopoli”,  è necessario invertire la tendenza e ristabilire un equilibrio tra i vari poteri dello Stato.

Potrei non finire mai di scrivere sull’importanza e la necessità di esercitare il proprio diritto di voto per ottenere il pieno raggiungimento del quorum necessario per la validità della consultazione referendaria.

Conclude ricordando, a proposito del quesito sulla riforma della custodia cautelare che lo Stato ogni anno è costretto a pagare ingenti somme a titolo di risarcimento per ingiusta detenzione, per l’uso spesso volte illegittimo, improprio, abnorme ed illegale della misura cautelare, come emerge dall’ultima relazione annuale al Parlamento sulle misure cautelari.

Votare è anche l’occasione per porre fine alla stagione del giustizialismo di facciata che tanti danni ha già causato al Paese, nel rispetto della memoria di persone come Enzo Tortora, ed il Giudice Falcone, le cui tristi ricorrenze cadono proprio in questi giorni, e nel rispetto dei tanti Giudici che in silenzio, con onestà e competenza, svolgono il proprio lavoro. Una maggioranza silenziosa che per fortuna pure esiste.

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