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Gianni Vuoso: “Ischia non tace per Cospito!”

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L’APPELLO PER ALFREDO COSPITO*: Mentre condanniamo questo Stato che usa due pesi e due misure esprimiamo solidarietà per Alfredo Cospito. Due anarchici, come Alfredo Cospito e Anna Beniamino, sono stati condannati al 41 bis come due pericolosi delinquenti, ai sensi di una norma degli anni trenta, in piena epoca fascista. I due anarchici sono colpevoli di aver piazzato in un cassonetto di rifiuti, due bombe a basso potenziale, che non hanno danneggiato niente né ucciso qualcuno, ma destinate solo a far “rumore” e a protestare contro questo Stato. Ora, da oltre 80 giorni Cospito sta praticando, nel carcere di Sassari, un pericoloso digiuno della fame. Hanno espresso la loro solidarietà magistrati, politici, intellettuali, religiosi, cittadini. Non è accettabile che questo Stato preveda condanne ridotte a chi è colpevole, come numerosi poliziotti, di aver ucciso inermi cittadini e sia invece, così spietato con chi esprime il proprio dissenso, come succede in Iran, dove vengono impiccati giovani che hanno la sola colpa di condannare il comportamento spietato del governo di quel paese. Anche noi esprimiamo la nostra solidarietà, perché Ischia non può tacere. Per aderire all’appello chiamare il 3388861333 (anche w-app) oppure la mail giannivuoso@libero.it

Gianni Vuoso*

Lo scorso 5 dicembre, nel corso del processo di appello contro gli anarchici Alfredo Cospito e Anna Beniamino – esponenti di primo piano del FAI, ossia della Federazione Anarchica Informale sono condannati all’ergastolo ostativo, previsto dall’articolo 41 bis della legge sull’ordinamento penitenziario, che si applica ai responsabili del reato di devastazione, saccheggio e strage previsto dall’articolo 285 del codice penale. Contro questa condanna Cospito, rinchiuso nel carcere di Sassari, sta effettuando da oltre 80 giorni un digiuno della fame che gli ha fatto perdere 35 chili con gravi ripercussioni sullo stato di salute. Ma perché questa condanna?
Ricostruiamo la vicenda: nel cuore della notte del 2 giugno 2006, esplosero vicino alla scuola allievi carabinieri di Fossano, in provincia di Cuneo, due bombe rudimentali a bassissimo potenziale, a distanza di trenta secondi l’una dall’altra, collocate dentro cassonetti della spazzatura.
Tali ordigni erano evidentemente dimostrativi, tanto da non avere provocato danni a cose o a persone, ma evidentemente questo Stato si è legato al dito sia il fatto che l’esplosione sia avvenuta nel giorno della festa della Repubblica sia che sia avvenuto nei pressi di una caserma militare.
L’articolo 422 del codice penale dispone che “chiunque, fuori dei casi preveduti dall’articolo 28, al fine di uccidere, compie atti tali da porre in pericolo la pubblica incolumità è punito, se dal fatto deriva la morte di più persone, con l’ergastolo ”. “Se è cagionata la morte – prosegue l’articolo – di una sola persona, si applica l’ergastolo. In ogni altro caso si applica la reclusione non inferiore a quindici anni ”. Invece, l’articolo 285 dispone: “chiunque, allo scopo di attentare alla sicurezza dello Stato, commette un fatto diretto a portare la devastazione, il saccheggio o la strage nel territorio dello Stato o in una parte di esso è punito con l’ergastolo ”.
Alla luce di queste norme è inaccettabile che la magistratura tratti con i guanti bianchi delinquenti socialmente pericolosi che hanno assassinato a sangue freddo persone inermi e si dimostri, e al contrario, spietata per Cospito, la Beniamino e altri anarchici che contestano apertamente questo sistema.
Ricordiamo infatti, gli agenti della polizia di Stato Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri – che il 25 settembre 2005 massacrarono a Ferrara il diciottenne Federico Aldrovandi: furono definitivamente condannati a 3 anni e 6 mesi di reclusione, beneficiando peraltro dell’indulto, per cui fecero solo 6 mesi di galera. Andò più o meno alla stessa maniera agli agenti della polizia di Stato Mauro Miraz, Maurizio Mis e Giuseppe De Biasi – i quali il 27 ottobre 2006 uccisero a Trieste il trentaquattrenne disabile psichico Riccardo Rasman: furono definitivamente condannati a 6 mesi di reclusione per omicidio colposo. All’agente della polizia di Stato Luigi Spaccarotella, responsabile dell’omicidio del ventiseienne Gabriele Sandri al quale Spaccarotella aveva sparato l’11 novembre 2007 nell’autostrada nei pressi di Arezzo – la giustizia ha comminato 9 anni e 4 mesi per omicidio volontario, che con la buona condotta in carcere diventano poco più di sette. Ancora Domenico Romitaggio ed Emiliano D’Aguanno, agenti della polizia di Stato – che il 6 settembre 2008 uccisero a calci e pugni all’interno del posto di polizia alla stazione centrale di Milano il cinquantottenne senzatetto Giuseppe Turrisi – furono definitivamente condannati a 12 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale, ridotti,per buona condotta, a nove. Infine, i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro – riconosciuti responsabili materiali dell’efferato assassinio del trentenne Stefano Cucchi, avvenuto il 22 ottobre 2009 in una caserma di Roma – se la sono cavata con 12 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale che diventeranno anch’essi 9 con la buona condotta. E fermiamoci qua.
Per Cospito, invece, che non ha mai ucciso nessuno, lo Stato borghese vorrebbe l’ergastolo ostativo.
Come giudicare uno Stato che si comporta in questo modo? È giustificabile che Cospito sia colpito in modo così aberrante solo in quanto, da anarchico, non ha collaborato con la magistratura?
Queste sono le domande che ci poniamo mentre esprimiamo la nostra solidarietà ad Alfredo Cospito, ad Anna Beniamino e a tutti gli anarchici già condannati perché si sono espressi contro l’attuale ordinamento giuridico ereditato dal fascismo, in quanto l’articolo 285 del codice penale è stato scritto agli inizi degli anni Trenta dello scorso secolo, in pieno regime fascista. Come si fa a non mettere sullo stesso piano questo Stato e quello iraniano che continua ad impiccare giovani colpevoli solo di manifestare il loro dissenso?

Segretario della cellula isola d’Ischia del Pmli

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